Pericolosità del luogo di lavoro e responsabilità dell'imprenditore

Cass. Pen., Sez. IV, 28 maggio 1999, n. 6743

Si ritiene opportuno segnalare l'interessante sentenza della Corte di Cassazione secondo la quale il datore di lavoro è comunque responsabile degli infortuni sul lavoro che si verifichino anche in seguito ad altrui errori di valutazione delle condizioni di pericolo. Il datore di lavoro è inoltre da ritenersi responsabile degli infortuni anche nel caso in cui soggetti terzi o organi di controllo pubblici abbiano dato il loro benestare, in quanto i doveri del datore di lavoro in tema di sicurezza prescindono dai pareri e dall'esito dei controlli di questi ultimi. In particolare, pure se, ai sensi dell'art. 8, comma 4 del D.L.vo 19.9.1994 n. 626, il datore di lavoro può ricorrere alle prestazioni professionali di <<persone esterne all'azienda in possesso delle conoscenze ... necessarie per integrare l'azione di prevenzione>>, eventuali errori commessi da consulenti incaricati di valutare le condizioni di sicurezza sul lavoro non valgono ad esimere lo stesso dalle responsabilità di carattere penale che gli competono in materia di prevenzione degli infortuni, fatta eccezione per quella in cui sia ammissibile, nei termini di legge, che soggetti esterni siano delegati ad assumere tali responsabilità. Vi è da osservare, tuttavia, che tra gli obblighi che è possibile delegare a terzi da parte del datore di lavoro non rientrano quelli specificamente previsti al comma 4 dell'art. 8 del D.L.vo n. 626 del 1994. Altro aspetto di rilievo nella sentenza in commento è l'obbligo per il datore di lavoro di porre in atto la migliore scienza, esperienza e tecnologia per la prevenzione di infortuni sul lavoro, con la facoltà, qualora per i propri limiti individuali ciò si ritenesse opportuno, <<di far risolvere ad altri i problemi tecnici che non è i grado di affrontare personalmente >>(Cass. Pen., Sez. IV, 16.6.1995, n. 6944).
Pur tuttavia, il datore di lavoro sarà comunque da ritenersi responsabile di tutti i comportamenti che violino le norme penali in materia di prevenzione degli infortuni sul lavoro anche qualora sia stato indotto a tali comportamenti da valutazioni errate o insufficienti da parte degli esperti testé citati.
Ciò in quanto i doveri imposti dalla normativa penale in tema di condizioni di sicurezza che incombono sul datore di lavoro sono indipendenti dall'attività di qualsiasi altro soggetto, senza che si verifichi alcuna interposizione di responsabilità di soggetti terzi. E questo il motivo che ha portato la Suprema Corte ad escludere che sia possibile invocare la buona fede del datore di lavoro che si affidi alle consulenze o ai pareri di soggetti terzi, da egli stesso chiamati a fornire tali pareri. Il criterio della buona fede, infatti, può essere ammesso solo nei casi in cui l'infortunio sul lavoro sia conseguente ad un errore non derivante da colpa del datore di lavoro. Non può, tuttavia, potersi definire tale quello del datore di lavoro che sceglie di affidarsi ai pareri espressi da soggetti che siano pure istituzionalmente preposti alla prevenzione degli infortuni (quali ad esempio l'lspettorato del lavoro, la locale stazione dei carabinieri ecc.) per quanto, però, non tenuti ad uno studio scientifico in materia di antinfortunistica e siano soltanto tenuti ad esigere e controllare che siano messi in atto di tutti gli accorgimenti che la normativa e l'esperienza possono
suggerire.
Il datore di lavoro ha l'obbligo, dunque, sia di approfondire personalmente gli aspetti tecnici in materia di antinfortunistica e di porli personalmente in atto, sia di valutare adeguatamente gli organi tecnici ai quali rivolgersi per integrare le proprie conoscenze e consentire che la propria opera di prevenzione risulti efficace.
Ma anche in presenza di tali valutazioni, il datore è comunque tenuto alla conoscenza e all'attuazione di ogni misura possibile per la prevenzione degli infortuni, non potendosi mai escludersi di ipotizzare che sia le valutazioni dei soggetti competenti ad esprimere un parere tecnico, sia quelle dei soggetti che abbiano tra i loro compiti istituzionali esclusivamente il controllo della messa in atto delle misure di prevenzione antinfortunistica, possano risultare viziate in ragione di un'osservazione carente o superficiale dei fatti, specialmente quando si tratti di pareri espressi in modo sommario o informale.