Decreto Legislativo 5 febbraio 1997, n.22

Il Presidente della Repubblica

Considerato che lo Stato italiano si è assunto il dovere di recepire nell’ordinamento interno le direttive dell’Unione Europea e che, per effetto degli articoli 10 e 11 della Costituzione, le norme contenute in dette direttive, se di applicazione incondizionata, prevalgono nei settori di competenza, sempre nel rispetto dei principi fondamentali dell’ordinamento e dei diritti inalienabili della persona umana garantiti dalla Costituzione;

Viste le direttive CE 91/156, 91/689 e 94/62, che costituiscono un sistema compiuto di disciplina del settore dei rifiuti, al quale è necessario fare riferimento per rinvenire le linee di intervento cui il legislatore nazionale è comunque tenuto ad adeguarsi nel recepimento delle direttive stesse;

Visto l’articolo 1 della legge 22 febbraio 1994, n. 146 recante delega al Governo per l’attuazione delle direttive 91/156/CEE del Consiglio del 18 marzo 1991, che modifica la direttiva 75/442/CEE relativa ai rifiuti, e 91/689/CEE, del Consiglio del 12 dicembre 1991 relativa ai rifiuti pericolosi, come modificata dalla direttiva 94/31/CE, del Consiglio del 27 giugno 1994;

Visti gli articoli 2, 36, 38 della legge 22 febbraio 1994, n. 146;

Visto l’articolo 1 della legge 6 febbraio 1996, n. 52 recante delega al Governo per l’attuazione delle direttiva 94/62/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 20 dicembre 1994, sugli imballaggi e rifiuti di imballaggio;

Visti gli articoli 3, 6 e 43 della legge 6 febbraio 1996, n. 52;

Vista la preliminare deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 20 settembre 1996;

Acquisiti i pareri delle competenti Commissioni parlamentari della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica;

Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 30 dicembre 1996;

Sulla proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri e del Ministro dell’ambiente, di concerto con i Ministri dell’industria, del commercio e dell’artigianato, della sanità, dei trasporti e della navigazione, delle risorse agricole, alimentari e forestali, dell’interno, delle finanze, per la funzione pubblica e gli affari regionali, degli affari esteri, di grazia e giustizia e del tesoro; In applicazione degli articoli 76 e 87 della Costituzione;

Emana

il seguente decreto legislativo:



TITOLO I - Gestione dei rifiuti

Capo I - Principi generali

Art. 1 - Campo d’applicazione

1. Il presente decreto disciplina la gestione dei rifiuti, dei rifiuti pericolosi, degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggi, fatte salve disposizioni specifiche particolari o complementari, conformi ai principi del presente decreto, adottate in attuazione di direttive comunitarie che disciplinano la gestione di determinate categorie di rifiuti.

2. Le Regioni a statuto ordinario regolano la materia disciplinata dal presente decreto nel rispetto delle disposizioni in esso contenute che costituiscono principi fondamentali della legislazione statale ai sensi dell’articolo 117, comma 1 , della Costituzione.

3. Le disposizioni di principio del presente decreto costituiscono norme di riforma economico-sociale nei confronti delle Regioni a statuto speciale e delle Province autonome aventi competenza esclusiva in materia, le quali provvedono ad adeguare i rispettivi ordinamenti entro un anno dalla data di entrata in vigore del presente decreto.

Art. 2 - Finalità

1. La gestione dei rifiuti costituisce attività di pubblico interesse ed è disciplinata dal presente decreto al fine di assicurare un’elevata protezione dell’ambiente e controlli efficaci, tenendo conto della specificità dei rifiuti pericolosi.

2. I rifiuti devono essere recuperati o smaltiti senza pericolo per la salute dell’uomo e senza usare procedimenti o metodi che potrebbero recare pregiudizio all’ambiente e, in particolare:


a) senza determinare rischi per l’acqua, l’aria, il suolo e per la fauna e la flora;

b) senza causare inconvenienti da rumori o odori;

c) senza danneggiare il paesaggio e i siti di particolare interesse, tutelati in base alla normativa vigente.


3. La gestione dei rifiuti si conforma ai principi di responsabilizzazione e di cooperazione di tutti i soggetti coinvolti nella produzione, nella distribuzione, nell’utilizzo e nel consumo di beni da cui originano i rifiuti, nel rispetto dei principi dell’ordinamento nazionale e comunitario.

4. Per il conseguimento delle finalità del presente decreto lo Stato, le Regioni e gli Enti locali, nell’ambito delle rispettive competenze ed in conformità alle disposizione che seguono, adottano ogni opportuna azione avvalendosi, anche mediante accordi e contratti di programma, di soggetti pubblici e privati qualificati.

Art. 3 - Prevenzione della produzione di rifiuti

1. Le autorità competenti adottano, ciascuna nell’ambito delle proprie attribuzioni, iniziative dirette a favorire, in via prioritaria, la prevenzione e la riduzione della produzione e della pericolosità dei rifiuti mediante:


a) lo sviluppo di tecnologie pulite, in particolare quelle che consentono un maggiore risparmio di risorse naturali;

b) la promozione di strumenti economici, ecobilanci, sistemi di ecoaudit, analisi del ciclo di vita dei prodotti, azioni di informazione e di sensibilizzazione dei consumatori, nonché lo sviluppo del sistema di marchio ecologico ai fini della corretta valutazione dell’impatto di uno specifico prodotto sull’ambiente durante l’intero ciclo di vita del prodotto medesimo;

c) la messa a punto tecnica e l’immissione sul mercato di prodotti concepiti in modo da non contribuire o da contribuire il meno possibile, per la loro fabbricazione, il loro uso od il loro smaltimento, ad incrementare la quantità, il volume e la pericolosità dei rifiuti ed i rischi di inquinamento;

d) lo sviluppo di tecniche appropriate per l’eliminazione di sostanze pericolose contenute nei rifiuti destinati ad essere recuperati o smaltiti;

e) la determinazione di condizioni di appalto che valorizzino le capacità e le competenze tecniche in materia di prevenzione della produzione di rifiuti;

f) la promozione di accordi e contratti di programma finalizzati alla prevenzione ed alla riduzione della quantità e della pericolosità dei rifiuti.


Art. 4 - Recupero dei rifiuti

1. Ai fini di una corretta gestione dei rifiuti le autorità competenti favoriscono la riduzione dello smaltimento finale dei rifiuti attraverso:


a) il reimpiego ed il riciclaggio;

b) le altre forme di recupero per ottenere materia prima dai rifiuti;

c) l’adozione di misure economiche e la determinazione di condizioni di appalto che prevedano l’impiego dei materiali recuperati dai rifiuti al fine di favorire il mercato dei materiali medesimi;

d) l’utilizzazione principale dei rifiuti come combustibile o come altro mezzo per produrre energia.


2. Il riutilizzo, il riciclaggio e il recupero di materia prima debbono essere considerati preferibili rispetto alle altre forme di recupero.

3. Al fine di favorire e incrementare le attività di riutilizzo, di riciclaggio e di recupero le autorità competenti ed i produttori promuovono analisi dei cicli di vita dei prodotti, ecobilanci, informazioni e tutte le altre iniziative utili.

4. Le autorità competenti promuovono e stipulano accordi e contratti di programma con i soggetti economici interessati al fine di favorire il riutilizzo, il riciclaggio ed il recupero dei rifiuti, con particolare riferimento al reimpiego di materie prime e di prodotti ottenuti dalla raccolta differenziata con la possibilità di stabilire agevolazioni in materia di adempimenti amministrativi nel rispetto delle norme comunitarie ed il ricorso a strumenti economici.

Art. 5 - Smaltimento dei rifiuti

1. Lo smaltimento dei rifiuti deve essere effettuato in condizioni di sicurezza e costituisce la fase residuale della gestione dei rifiuti.

2. I rifiuti da avviare allo smaltimento finale devono essere il più possibile ridotti potenziando la prevenzione e le attività di riutilizzo, di riciclaggio e di recupero.

3. Lo smaltimento dei rifiuti è attuato con il ricorso ad una rete integrata ed adeguata di impianti di smaltimento, che tenga conto delle tecnologie più perfezionate a disposizione che non comportino costi eccessivi, al fine di:


a) realizzare l’autosufficienza nello smaltimento dei rifiuti urbani non pericolosi in ambiti territoriali ottimali;

b) permettere lo smaltimento dei rifiuti in uno degli impianti appropriati più vicini, al fine di ridurre i movimenti dei rifiuti stessi, tenendo conto del contesto geografico o della necessità di impianti specializzati per determinati tipi di rifiuti;

c) utilizzare i metodi e le tecnologie più idonei a garantire un alto grado di protezione dell’ambiente e della salute
pubblica.


4. A partire dal 1° gennaio 1999 la realizzazione e la gestione di nuovi impianti di incenerimento possono essere autorizzate solo se il relativo processo di combustione è accompagnato da recupero energetico con una quota minima di trasformazione del potere calorifico dei rifiuti in energia utile, calcolata su base annuale, stabilita con apposite norme tecniche.

5. Dal 1° gennaio 1999 è vietato smaltire i rifiuti urbani non pericolosi in Regioni diverse da quelle dove gli stessi sono prodotti, fatti salvi gli accordi regionali o internazionali esistenti alla data di entrata in vigore del presente decreto. Eventuali nuovi accordi regionali potranno essere promossi nelle forme previste dalla legge 8 giugno 1990, n. 142 , qualora gli aspetti territoriali e l’opportunità tecnico-economica di raggiungere livelli ottimali di utenza servita lo richiedano.

6. Dal 1° gennaio 2000 è consentito smaltire in discarica solo i rifiuti inerti, i rifiuti individuati da specifiche norme tecniche ed i rifiuti che residuano dalle operazioni di riciclaggio, di recupero e di smaltimento di cui ai punti D2, D8, D9, D10 e D11 di cui all’allegato B.
Per casi di comprovata necessità e per periodi di tempo determinati il Presidente della Regione, d’intesa con il Ministro dell’ambiente, può autorizzare lo smaltimento in discarica nel rispetto di apposite prescrizioni tecniche e delle norme vigenti in materia.

6-bis. L'autorizzazione di cui al comma 6 deve indicare i presupposti della deroga e gli interventi previsti per superare la situazione di
necessita', con particolare riferimento ai fabbisogni, alla tipologia e alla natura dei rifiuti da smaltire in discarica, alle iniziative ed ai
tempi di attuazione delle stesse, nonche' alle eventuali integrazioni del piano regionale. Ai fini dell'acquisizione dell'intesa il Ministro
dell'ambiente si pronuncia entro 90 giorni dal ricevimento del relativo provvedimento, decorso inutilmente tale termine l'intesa si intende
acquisita.

Art. 6 - Definizioni

1. Ai fini del presente decreto si intende per:


a) rifiuto: qualsiasi sostanza od oggetto che rientra nelle categorie riportate nell’allegato A e di cui il detentore si disfi o abbia
deciso o abbia l’obbligo di disfarsi;

b) produttore: la persona la cui attività ha prodotto rifiuti e la persona che ha effettuato operazioni di pretrattamento o di
miscuglio o altre operazioni che hanno mutato la natura o la composizione dei rifiuti;

c) detentore: il produttore dei rifiuti o la persona fisica o giuridica che li detiene;

d) gestione: la raccolta, il trasporto, il recupero e lo smaltimento dei rifiuti, compreso il controllo di queste operazioni, nonché
il controllo delle discariche e degli impianti di smaltimento dopo la chiusura;

e) raccolta: l’operazione di prelievo, di cernita e di raggruppamento dei rifiuti per il loro trasporto;

f) raccolta differenziata: la raccolta idonea a raggruppare i rifiuti urbani in frazioni merceologiche omogenee, compresa la
frazione organica umida, destinate al riutilizzo, al riciclaggio ed al recupero di materia prima;

g) smaltimento: le operazioni previste nell’allegato B;




h) recupero: le operazioni previste nell’allegato C;

i) luogo di produzione dei rifiuti: uno o più edifici o stabilimenti o siti infrastrutturali collegati tra loro all’interno di un’area
delimitata in cui si svolgono le attività di produzione dalle quali originano i rifiuti;

l) stoccaggio: le attività di smaltimento consistenti nelle operazioni di deposito preliminare di rifiuti di cui al punto D 15
dell’allegato B, nonché le attività di recupero consistenti nelle operazioni di messa in riserva di materiali di cui al punto R 13
dell’allegato C;

m) deposito temporaneo: il raggruppamento dei rifiuti effettuato, prima della raccolta, nel luogo in cui sono prodotti alle
seguenti condizioni:


1 – i rifiuti depositati non devono contenere policlorodibenzodiossine, policlorodibenzofurani,
policlorodibenzofenoli in quantità superiore a 2,5 ppm né policlorobifenile, policlorotrifenili in quantità superiore a
25 ppm;


2 – i rifiuti pericolosi devono essere raccolti ed avviati alle operazioni di recupero o di smaltimento con cadenza
almeno bimestrale indipendentemente dalle quantita' in deposito, ovvero, in alternativa, quando il quantitativo di
rifiuti pericolosi in deposito raggiunge i 10 metri cubi; il termine di durata del deposito temporaneo e' di un anno se
il quantitativo di rifiuti in deposito non supera i 10 metri cubi nell'anno o se, indipendentemente dalle quantita', il
deposito temporaneo e' effettuato in stabilimenti localizzati nelle isole minori;


3 – i rifiuti non pericolosi devono essere raccolti ed avviati alle operazioni di recupero o di smaltimento con cadenza
almeno trimestrale indipendentemente dalle quantita' in deposito, ovvero, in alternativa, quando il quantitativo di
rifiuti non pericolosi in deposito raggiunge i 20 metri cubi; il termine di durata del deposito temporaneo e' di un
anno se il quantitativo di rifiuti in deposito non supera i 20 metri cubi nell'anno o se, indipendentemente dalle
quantita', il deposito temporaneo e' effettuato in stabilimenti localizzati nelle isole minori;


4 – il deposito temporaneo deve essere effettuato per tipi omogenei e nel rispetto delle relative norme tecniche,
nonché, per i rifiuti pericolosi, nel rispetto delle norme che disciplinano il deposito delle sostanze pericolose in essi
contenute;


5 – devono essere rispettate le norme che disciplinano l’imballaggio e l’etichettatura dei rifiuti pericolosi;

n) bonifica: ogni intervento di rimozione della fonte inquinante e di quanto dalla stessa contaminato fino al raggiungimento
dei valori limite conformi all’utilizzo previsto dell’area;

o) messa in sicurezza: ogni intervento per il contenimento o isolamento definitivo della fonte inquinante rispetto alla matrici
ambientali circostanti;

p) combustibile da rifiuti: il combustibile ricavato dai rifiuti urbani mediante trattamento finalizzato all’eliminazione delle
sostanze pericolose per la combustione ed a garantire un adeguato potere calorico, e che possieda caratteristiche specificate
con apposite norme tecniche;

q) composto da rifiuti: prodotto ottenuto dal compostaggio della frazione organica dei rifiuti urbani nel rispetto di apposite
norme tecniche finalizzate a definirne contenuti e usi compatibili con la tutela ambientale e sanitaria, e in particolare a
definirne i gradi di qualità.




Art. 7 - Classificazione

1. Ai fini dell’attuazione del presente decreto i rifiuti sono classificati, secondo l’origine, in rifiuti urbani e rifiuti speciali, e, secondo le
caratteristiche di pericolosità, in rifiuti pericolosi e rifiuti non pericolosi.

2. Sono rifiuti urbani:


a) i rifiuti domestici, anche ingombranti, provenienti da locali e luoghi adibiti ad uso di civile abitazione;

b) i rifiuti non pericolosi provenienti da locali e luoghi adibiti ad usi diversi da quelli di cui alla lettera a), assimilati ai rifiuti
urbani per qualità e quantità, ai sensi dell’articolo 21, comma 2, lettera g);

c) i rifiuti provenienti dallo spazzamento delle strade;

d) i rifiuti di qualunque natura o provenienza, giacenti sulle strade ed aree pubbliche o sulle strade ed aree private comunque
soggette ad uso pubblico o sulle spiagge marittime e lacuali e sulle rive dei corsi d’acqua;

e) i rifiuti vegetali provenienti da aree verdi, quali giardini, parchi e aree cimiteriali;

f) i rifiuti provenienti da esumazioni ed estumulazioni, nonché gli altri rifiuti provenienti da attività cimiteriale diversi da quelli
di cui alle lettere b), c) ed e).


3. Sono rifiuti speciali:


a) i rifiuti da attività agricole e agro-industriali;

b) i rifiuti derivanti dalle attività di demolizione, costruzione, nonché i rifiuti pericolosi che derivano dalle attività di scavo;

c) i rifiuti da lavorazioni industriali;

d) i rifiuti da lavorazioni artigianali;

e) i rifiuti da attività commerciali;

f) i rifiuti da attività di servizio;

g) i rifiuti derivanti dalla attività di recupero e smaltimento di rifiuti, i fanghi prodotti dalla potabilizzazione e da altri
trattamenti delle acque e dalla depurazione delle acque reflue e da abbattimento di fumi;

h) i rifiuti derivanti da attività sanitarie;

i) i macchinari e le apparecchiature deteriorati ed obsoleti;

l) i veicoli a motore, rimorchi e simili fuori uso e loro parti.


4. Sono pericolosi i rifiuti non domestici precisati nell’elenco di cui all’allegato D sulla base degli allegati G, H ed I.

Art. 8 - Esclusioni

1. Sono esclusi dal campo di applicazione del presente decreto gli effluenti gassosi emessi nell’atmosfera, nonché, in quanto
disciplinati da specifiche disposizioni di legge:


a) i rifiuti radioattivi;

b) i rifiuti risultanti dalla prospezione, dall’estrazione, dal trattamento, dall’ammasso di risorse minerali o dallo sfruttamento
delle cave;

c) le carogne ed i seguenti rifiuti agricoli: materie fecali ed altre sostanze naturali non pericolose utilizzate nell’attività agricola
ed in particolare i materiali litoidi o vegetali riutilizzati nelle normali pratiche agricole e di conduzione dei fondi rustici
e le terre da coltivazione provenienti dalla pulizia dei prodotti vegetali eduli;

e) le acque di scarico, esclusi i rifiuti allo stato liquido;

f) i materiali esplosivi in disuso.


Art. 9 - Divieto di miscelazione di rifiuti pericolosi

1. È vietato miscelare categorie diverse di rifiuti pericolosi ovvero rifiuti pericolosi di cui all'allegato G con rifiuti non pericolosi.

2. In deroga al divieto di cui al comma 1, la miscelazione di rifiuti pericolosi tra loro o con altri rifiuti, sostanze o materiali, può essere
autorizzata ai sensi dell’articolo 28 qualora siano rispettate le condizioni di cui all’articolo 2, comma 2, e al fine di rendere più sicuro il
recupero e lo smaltimento dei rifiuti.

3. Fatta salva l’applicazione delle sanzioni di cui all’articolo 51, comma 5, chiunque viola il divieto di cui al comma 1 è tenuto a
procedere a proprie spese alla separazione dei rifiuti miscelati qualora sia tecnicamente ed economicamente possibile e per soddisfare le
condizioni di cui all’articolo 2, comma 2.

Art. 10 - Oneri e finalità dei produttori e dei detentori

1. Gli oneri relativi alle attività di smaltimento sono a carico del detentore che consegna i rifiuti ad un raccoglitore autorizzato o ad un
soggetto che effettua le operazioni individuate nell’allegato B al presente decreto, e dei precedenti detentori o del produttore dei rifiuti.

2. Il produttore dei rifiuti speciali assolve i propri obblighi con le seguenti priorità:


a) autosmaltimento dei rifiuti;

b) conferimento dei rifiuti a terzi autorizzati ai sensi delle disposizioni vigenti;

c) conferimento dei rifiuti ai soggetti che gestiscono il servizio pubblico di raccolta dei rifiuti urbani, con i quali sia stata
stipulata apposita convenzione;

d) esportazione dei rifiuti con le modalità previste dall’articolo 16 del presente decreto.


3. La responsabilità del detentore per il corretto recupero o smaltimento dei rifiuti è esclusa:


a) in caso di conferimento dei rifiuti al servizio pubblico di raccolta;

b) in caso di conferimento dei rifiuti a soggetti autorizzati alle attività di recupero o di smaltimento, a condizione che il
detentore abbia ricevuto il formulario di cui all’articolo 15 controfirmato e datato in arrivo dal destinatario entro tre mesi dalla
data di conferimento dei rifiuti al trasportatore, ovvero alla scadenza del predetto termine abbia provveduto a dare
comunicazione alla provincia della mancata ricezione del formulario. Per le spedizioni transfrontaliere di rifiuti tale termine è
elevato a sei mesi e la comunicazione deve essere effettuata alla regione.


Art. 11 - Catasto dei rifiuti

1. Entro centoventi giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, il Ministro dell’ambiente, sentita la Conferenza
permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano di cui all’articolo 12 della legge 23 agosto
1988, n. 400 , provvede con proprio decreto alla riorganizzazione del Catasto dei rifiuti istituito ai sensi dell’articolo 3 del decreto legge
9 settembre 1988, n. 397, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 novembre 1988, n. 475 , e successive modificazioni, in modo da
assicurare un quadro conoscitivo completo e costantemente aggiornato, anche ai fini della pianificazione delle connesse attività di
gestione, sulla base del sistema di raccolta dei dati relativi alla gestione dei rifiuti di cui alla legge 25 gennaio 1994, n. 70 , utilizzando la
nomenclatura prevista nel Catalogo Europeo dei rifiuti istituito con decisione della Commissione delle Comunità Europee del 20
dicembre 1993, pubblicato nella Gazzetta ufficiale delle comunità europee n. 5 del 7 gennaio 1994.

2. Il Catasto è articolato in una Sezione nazionale, che ha sede in Roma presso l’Agenzia Nazionale per la Protezione dell’Ambiente
(ANPA) e in Sezioni regionali o delle Province autonome presso le corrispondenti Agenzie regionali e delle Province autonome per la
protezione dell’ambiente (ARPA) e, ove tali Agenzie non siano ancora costituite, presso la Regione.

3. Chiunque effettua a titolo professionale attività di raccolta e di trasporto di rifiuti, compresi i commercianti e gli intermediari di rifiuti,
ovvero svolge le operazioni di recupero e di smaltimento dei rifiuti, nonché le imprese e gli Enti che producono rifiuti pericolosi e le
imprese e gli Enti che producono rifiuti non pericolosi derivanti da lavorazioni industriali ed artigianali di cui all’articolo 7, comma 3,
lettere c), d) e g), sono tenuti a comunicare annualmente con le modalità previste dalla legge 25 gennaio 1994, n. 70 , le quantità e le
caratteristiche qualitative dei rifiuti oggetto delle predette attivita'. Sono esonerati da tale obbligo gli imprenditori agricoli di cui
all'articolo 2135 del codice civile con un volume di affari annuo non superiore a lire quindicimilioni e, limitatamente alla produzione di
rifiuti non pericolosi, i piccoli imprenditori artigiani di cui all’articolo 2083 del codice civile che non hanno più di tre dipendenti. Nel
caso in cui i produttori di rifiuti conferiscano i medesimi al Servizio pubblico di raccolta, la comunicazione è effettuata dal gestore del
servizio.

4. I Comuni, o loro Consorzi o Comunità montane ovvero aziende speciali con finalità di smaltimento dei rifiuti urbani e assimilati
comunicano annualmente secondo le modalità previste dalla legge 25 gennaio 1994 n. 70 , le seguenti informazioni relative all’anno
precedente:


a) la quantità dei rifiuti urbani raccolti nel proprio territorio;

b) i soggetti che hanno provveduto alla gestione dei rifiuti, specificando le operazioni svolte, le tipologie e la quantità dei rifiuti
gestiti da ciascuno;

c) i costi di gestione e di ammortamento tecnico e finanziario degli investimenti per le attività di gestione dei rifiuti, nonché i
proventi della tariffa di cui all’articolo 49;

d) i dati relativi alla raccolta differenziata.


5. Le Sezioni regionali e provinciali e delle Province autonome del Catasto provvedono all’elaborazione dei dati ed alla successiva
trasmissione alla Sezione nazionale entro 30 giorni dal ricevimento, ai sensi dell’articolo 2, comma 2, della legge 25 gennaio 1994, n.
70 , delle informazioni di cui ai commi 3 e 4. L’ANPA elabora i dati, evidenziando le tipologie e le quantità dei rifiuti prodotti, raccolti,
trasportati, recuperati e smaltiti, nonché gli impianti di smaltimento e di recupero in esercizio, e ne assicura la pubblicità.

6. Fino all’emanazione del decreto di cui al comma 1 continuano applicarsi le disposizioni vigenti in materia.

7. La riorganizzazione del Catasto di cui ai commi 1 e 2 non deve comportare oneri ulteriori ed aggiuntivi per il bilancio dello Stato.

Art. 12 - Registri di carico e scarico

1. I soggetti di cui all’articolo 11, comma 3, hanno l’obbligo di tenere un registro di carico e scarico, con fogli numerati e vidimati
dall’Ufficio del registro, su cui devono annotare, le informazioni sulle caratteristiche qualitative e quantitative dei rifiuti, da utilizzare ai
fini della comunicazione annuale al Catasto.

Le annotazioni devono essere effettuate:


a) per i produttori almeno entro una settimana dalla produzione del rifiuto e dallo scarico del medesimo;

b) per i soggetti che effettuano la raccolta e il trasporto almeno entro una settimana dalla effettuazione del trasporto;

c) per i commercianti e gli intermediari almeno entro una settimana dalla effettuazione della transazione relativa;

d) per i soggetti che effettuano le operazioni di recupero e di smaltimento entro ventiquattro ore dalla presa in carico dei
rifiuti.


2. Il registro tenuto dagli stabilimenti e dalle imprese che svolgono attività di smaltimento e di recupero di rifiuti deve, inoltre, contenere:


a) l’origine, la quantità, le caratteristiche e la destinazione specifica dei rifiuti;

b) la data del carico e dello scarico dei rifiuti ed il mezzo di trasporto utilizzato;

c) il metodo di trattamento impiegato.


3. I registri sono tenuti presso ogni impianto di produzione, di stoccaggio, di recupero e di smaltimento di rifiuti nonché presso la sede
delle imprese che effettuano attività di raccolta e trasporto, e presso la sede dei commercianti e degli intermediari. I registri integrati con
i formulari relativi al trasporto dei rifiutisono conservati per cinque anni dalla data dell’ultima registrazione, ad eccezione dei registri
relativi alle operazioni di smaltimento dei rifiuti in discarica, che devono essere conservati a tempo indeterminato ed al termine
dell’attività devono essere consegnati all’autorità che ha rilasciato l’autorizzazione.

3-bis. I registri di carico e scarico relativi ai rifiuti prodotti dalle attivita' di manutenzione delle reti e delle utenze diffuse svolte dai
soggetti pubblici e privati titolari di diritti speciali o esclusivi ai sensi della direttiva 93/38/CE attuata con il decreto legislativo 17 marzo
1995, n. 158, che installano e gestiscono, direttamente o mediante appaltatori, reti ed impianti per l'erogazione di forniture e servizi di
interesse pubblico, possono essere tenuti, nell'ambito della provincia dove l'attivita' e' svolta, presso le sedi di coordinamento
organizzativo o altro centro equivalente comunicato preventivamente alla provincia medesima.

4. I soggetti la cui produzione annua di rifiuti non eccede le 5 tonnellate di rifiuti non pericolosi ed una tonnellata di rifiuti
pericolosi,possono adempiere all’obbligo della tenuta dei registri di carico e scarico dei rifiuti anche tramite le organizzazioni di
categoria interessate o loro società di servizi che provvedono ad annotare i dati previsti con cadenza mensile, mantenendo presso la
sede dell'impresa copia dei dati trasmessi.

5. Le informazioni contenute nel registro sono rese in qualunque momento all’autorità di controllo che ne fa richiesta.

6. In attesa dell’individuazione del modello uniforme di registro di carico e scarico e degli eventuali documenti sostitutivi, nonché delle
modalità di tenuta degli stessi, continuano ad applicarsi le disposizioni vigenti che disciplinano le predette modalita' di tenuta dei
registri.

Art. 13 - Ordinanze contingibili e urgenti

1. Fatto salvo quanto previsto dalle disposizioni vigenti in materia tutela ambientale, sanitaria e di pubblica sicurezza, qualora si
verifichino situazioni di eccezionale ed urgente necessità di tutela della salute pubblica e dell’ambiente, e non si possa altrimenti
provvedere, il Presidente della Giunta regionale o il Presidente della Provincia ovvero il Sindaco possono emettere, nell’ambito delle
rispettive competenze, ordinanze contingibili ed urgenti per consentire il ricorso temporaneo a speciali forme di gestione dei rifiuti,
anche in deroga alle disposizioni vigenti, garantendo un elevato livello di tutela della salute e dell'ambiente. Dette ordinanze sono
comunicate al Ministro dell’ambiente, al Ministro della sanita' e al presidente della regione entro tre giorni dall’emissione ad hanno
efficacia per un periodo non superiore a sei mesi.

2. Entro centoventi giorni dall’adozione delle ordinanze di cui al comma 1, il Presidente della Giunta regionale promuove ed adotta le
iniziative necessarie per garantire la raccolta differenziata, il riutilizzo, il riciclaggio e lo smaltimento dei rifiuti. In caso di inutile decorso
del termine e di accertata inattività, il Ministro dell’ambiente diffida il Presidente della Giunta regionale a provvedere entro un congruo
termine, e in caso di protrazione dell’inerzia può adottare in via sostitutiva tutte le iniziative necessarie ai predetti fini.

3. Le ordinanze di cui al comma 1 indicano le norme a cui si intende derogare e sono adottate su parere degli organi tecnici o
tecnico-sanitari locali, che lo esprimono con specifico riferimento alle conseguenze ambientali.

4. Le ordinanze di cui al comma 1 non possono essere reiterate per più di due volte. Qualora ricorrano comprovate necessità, il
Presidente della Regione d’intesa con il Ministro dell’ambiente può adottare, sulla base di specifiche prescrizioni, le ordinanze di cui al
comma 1 anche oltre i predetti termini.

5. Le ordinanze di cui al comma 1 che consentono il ricorso temporaneo a speciali forme di gestione dei rifiuti pericolosi sono
comunicate dal Ministro dell’ambiente alla Commissione dell’Unione Europea.

Art. 14 - Divieto di abbandono

1. L’abbandono e il deposito incontrollati di rifiuti sul suolo e nel suolo sono vietati.

2. È altresì vietata l’immissione di rifiuti di qualsiasi genere, allo stato solido o liquido, nelle acque superficiali e sotterranee.

3. Fatta salva l’applicazione della sanzioni di cui agli articoli 50 e 51, chiunque viola i divieti di cui ai commi 1 e 2 è tenuto a procedere
alla rimozione, all’avvio a recupero o allo smaltimento dei rifiuti ed al ripristino dello stato dei luoghi in solido con il proprietario e con
i titolari di diritti reali o personali di godimento sull’area, ai quali tale violazione sia imputabile a titolo di dolo o colpa. Il Sindaco
dispone con ordinanza le operazioni a tal fine necessarie ed il termine entro cui provvedere, decorso il quale procede all’esecuzione in
danno dei soggetti obbligati ed al recupero delle somme anticipate.

4. Qualora la responsabilità del fatto illecito di cui al comma 1 sia imputabile ad amministratori o rappresentanti di persona giuridica, ai
sensi e per gli effetti del comma 3 sono tenuti in solido la persona giuridica ed i soggetti che subentrano nei diritti della persona stessa.

Art. 15 - Trasporto dei rifiuti

1. Durante il trasporto effettuato da enti o imprese i rifiuti sono accompagnati da un formulario di identificazione dal quale devono
risultare, in particolare, i seguenti dati:


a) nome ed indirizzo del produttore e del detentore;

b) origine, tipologia e quantità del rifiuto;

c) impianto di destinazione;

d) data e percorso dell’istradamento;

e) nome ed indirizzo del destinatario.


2. Il formulario di identificazione di cui al comma 1 deve essere redatto in quattro esemplari, compilato, datato e firmato dal detentore
dei rifiuti, e controfirmato dal trasportatore. Una copia del formulario deve rimanere presso il detentore, e le altre tre, controfirmate e
datate in arrivo dal destinatario, sono acquisite una dal destinatario e due dal trasportatore, che provvede a trasmetterne una al detentore.
Le copie del formulario devono essere conservate per cinque anni.

3. Durante la raccolta ed il trasporto i rifiuti pericolosi devono essere imballati ed etichettati in conformità alle norme vigenti in materia.

4. Le disposizioni di cui al comma 1 non si applicano al trasporto di rifiuti urbani effettuato dal soggetto che gestisce il servizio
pubblico.

5. Il modello uniforme di formulario di identificazione di cui al comma 1 è adottato entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore
del presente decreto.

[(vedi nota)]

5-bis. I formulari di identificazione di cui al comma 1 devono essere numerati e vidimati dall'ufficio del registro o dalle camere di
commercio, industria, artigianato e agricoltura, e devono essere annotati sul registro IVA-acquisti. La vidimazione dei predetti formulari
di identificazione e' gratuita e non e' soggetta ad alcun diritto o imposizione tributaria.

Art. 16 - Spedizioni transfrontaliere

1. Le spedizioni transfrontaliere dei rifiuti sono disciplinate dal regolamento CEE n. 259/93 del Consiglio del 1° febbraio 1993 , e
successive modifiche ed integrazioni.

2. Sono fatti salvi, ai sensi dell’articolo 19 del regolamento CEE n. 259/93 , gli accordi in vigore tra lo Stato della Città del Vaticano, la
Repubblica di San Marino e la Repubblica Italiana. Alle importazioni di rifiuti solidi urbani e assimilati provenienti dallo Stato della
Città del Vaticano e dalla Repubblica di San Marino non si applicano le disposizioni di cui all’articolo 20 del regolamento CEE n.
259/93 .

3. Entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto il Ministro dell’ambiente di concerto con i Ministri
dell’industria, del commercio e dell’artigianato, della sanità, del tesoro e dei trasporti e della navigazione, nel rispetto delle norme del
regolamento CEE n. 259/93 disciplina:


a) i criteri per il calcolo degli importi minimi delle garanzie finanziarie da prestare per le spedizioni dei rifiuti, di cui
all’articolo 27 del regolamento ;

b) le spese amministrative poste a carico dei notificatori ai sensi dell’articolo 33, paragrafo 1 ;

c) le specifiche modalità per il trasporto dei rifiuti negli Stati di cui al comma 2.


4. Ai sensi e per gli effetti del regolamento:


a) le autorità competenti di spedizione e di destinazione sono le Regioni e le Province autonome;

b) l’autorità di transito è il ministero dell’ambiente;

c) corrispondente è il ministero dell’ambiente.


5. Le Regioni e le Province autonome comunicano le informazioni di cui all’articolo 38 del regolamento CEE n. 259/93 al ministero
dell’ambiente, per il successivo inoltro alla Commissione dell’Unione Europea.

Art. 17 - Bonifica e ripristino ambientale dei siti inquinati da rifiuti

1. Entro tre mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto il Ministro dell’ambiente, di concerto con i Ministri dell’industria,
del commercio e dell’artigianato e della sanità, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province
autonome di Trento e Bolzano, definisce:


a) i limiti di accettabilità della contaminazione dei suoli, delle acque superficiali e delle acque sotterranee in relazione alla
specifica destinazione d’uso dei siti;

b) le procedure di riferimento per il prelievo e l’analisi dei campioni;

c) i criteri generali per la messa in sicurezza, la bonifica del ripristino ambientale dei siti inquinati, nonché per la redazione dei
progetti di bonifica.

c-bis) tutte le operazioni di bonifica di suoli e falde acquifere che facciano ricorso a batteri, a ceppi batterici mutanti, a
stimolanti di batteri naturalmente presenti nel suolo al fine di


evitare i rischi di contaminazione del suolo e delle falde acquifere.

1 bis. I censimenti di cui al decreto del Ministro dell'ambiente 16 maggio 1989, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 121 del 26
maggio 1989, sono estesi alle aree interne ai luoghi di produzione, raccolta, smaltimento e recupero dei rifiuti, in particolare agli
impianti a rischio di incidente rilevante di cui al decreto del Presidente della Repubblica 17 maggio 1988, n. 175, e successive
modificazioni. Il Ministro dell'ambiente dispone, eventualmente attraverso accordi di programma con gli enti provvisti delle tecnologie
di rilevazione piu' avanzate, la mappatura nazionale dei siti oggetto dei censimenti e la loro verifica con le regioni.

2. Chiunque cagiona, anche in maniera accidentale, il superamento dei limiti di cui al comma 1, lettera a), ovvero determina un pericolo
concreto ed attuale di superamento dei limiti medesimi, è tenuto a procedere a proprie spese agli interventi di messa in sicurezza, di
bonifica e di ripristino ambientale delle aree inquinate e degli impianti dai quali deriva il pericolo di inquinamento. A tal fine:

a) deve essere data, entro 48 ore, notifica al Comune, alla Provincia ed alla Regione territorialmente competenti, nonché agli
organi di controllo sanitario e ambientale, della situazione di inquinamento ovvero del pericolo concreto ed attuale di
inquinamento del sito;

b) entro le quarantotto ore successive alla notifica di cui alla lettera a), deve essere data comunicazione al Comune ed alla
Provincia ed alla Regione territorialmente competenti degli interventi di messa in sicurezza adottati per non aggravare la
situazione di inquinamento o di pericolo di inquinamento, contenere gli effetti e ridurre il rischio sanitario ed ambientale;

c) entro trenta giorni dall’evento che ha determinato l’inquinamento ovvero dalla individuazione della situazione di pericolo,
deve essere presentato al Comune ed alla Regione il progetto di bonifica delle aree inquinate.


3. I soggetti e gli organi pubblici che nell’esercizio delle proprie funzioni istituzionali individuano siti nei quali i livelli di inquinamento
sono superiori ai limiti previsti, ne danno comunicazione al Comune, che diffida il responsabile dell’inquinamento a provvedere ai sensi
del comma 2, nonché alla Provincia ed alla Regione.

4. Il Comune approva il progetto ed autorizza la realizzazione degli interventi previsti entro novanta giorni dalla data di presentazione
del progetto medesimo e ne dà comunicazione alla Regione. L’autorizzazione indica le eventuali modifiche ed integrazioni del progetto
presentato, ne fissa i tempi, anche intermedi, di esecuzione, e stabilisce le garanzie finanziarie che devono essere prestate a favore della
Regione per la realizzazione e l’esercizio degli impianti previsti dal progetto di bonifica medesimo. Se l’intervento di bonifica e di
messa in sicurezza riguarda un’area compresa nel territorio di più Comuni il progetto e gli interventi sono approvati ed autorizzati dalla
Regione.

5. Entro sessanta giorni dalla data di presentazione del progetto di bonifica la Regione può richiedere al Comune che siano apportate
modifiche ed integrazioni ovvero stabilite specifiche prescrizioni al progetto di bonifica.

6. Qualora la destinazione d’uso prevista dagli strumenti urbanistici in vigore imponga il rispetto di limiti di accettabilità di
contaminazione che non possono essere raggiunti neppure con l’applicazione delle migliori tecnologie disponibili a costi sopportabili,
l’autorizzazione di cui al comma 4 può prescrivere l’adozione di misure di sicurezza volte ad impedire danni derivanti
dall’inquinamento residuo, da attuarsi in via prioritaria con l’impiego di tecniche e di ingegneria ambientale, nonché limitazioni
temporanee o permanenti all’utilizzo dell’area bonificata rispetto alle previsioni degli strumenti urbanistici vigenti, ovvero particolari
modalità per l’utilizzo dell’area medesima. Tali prescrizioni comportano, ove occorra, variazione degli strumenti urbanistici e dei piani
territoriali.

6-bis. Gli interventi di bonifica dei siti inquinati possono essere assistiti, sulla base di apposita disposizione legislativa di
finanziamento, da contributo pubblico entro il limite massimo del 50 per cento delle relative spese qualora sussistano preminenti
interessi pubblici connessi ad esigenze di tutela igienico - sanitaria e ambientale o occupazionali. Ai predetti contributi pubblici non si
applicano le disposizioni di cui ai commi 10 e 11.

7. L’autorizzazione di cui al comma 4 costituisce variante urbanistica, comporta dichiarazione di pubblica utilità, di urgenza e di
indifferibilità dei lavori, e sostituisce a tutti gli effetti le autorizzazioni, le concessioni, i concerti, le intese, i nulla osta, i pareri e gli
assensi previsti dalla legislazione vigente per la realizzazione e l’esercizio degli impianti e delle attrezzature necessarie all’attuazione del
progetto di bonifica.

8. Il completamento degli interventi previsti dai progetti di cui al comma 2, lettera c), è attestato da apposita certificazione rilasciata dalla
Provincia competente per territorio.

9. Qualora i responsabili non provvedano ovvero non siano individuabili, gli interventi di messa in sicurezza, di bonifica e di ripristino
ambientale sono realizzati d’ufficio dal Comune territorialmente competente e ove questo non provveda dalla Regione, che si avvale
anche di altri Enti pubblici. Al fine di anticipare le somme per i predetti interventi le Regioni possono istituire appositi fondi
nell’ambito delle proprie disponibilità di bilancio.

10. Gli interventi di messa in sicurezza, di bonifica e di ripristino ambientale costituiscono onere reale sulle aree inquinate di cui ai
commi 2 e 3. L’onere reale deve essere indicato nel certificato di destinazione urbanistica ai sensi e per gli effetti dell’articolo 18,
comma 2, della legge 28 febbraio 1985, n. 47 .

11. Le spese sostenute per la messa in sicurezza, la bonifica ed il ripristino ambientale delle aree inquinate di cui ai commi 2 e 3 sono
assistite da privilegio speciale immobiliare sulle aree medesime, ai sensi e per gli effetti dell’articolo 2748, secondo comma, del Codice
civile . Detto privilegio si può esercitare anche in pregiudizio dei diritti acquistati dai terzi sull’immobile.

12. Le Regioni predispongono sulla base delle notifiche dei soggetti interessati ovvero degli accertamenti degli organi di controllo
un’anagrafe dei siti da bonificare che individui:


a) gli ambiti interessati, la caratterizzazione ed il livello degli inquinanti presenti;

b) i soggetti cui compete l’intervento di bonifica;

c) gli Enti di cui la Regione intende avvalersi per l’esecuzione d’ufficio in caso di inadempienza dei soggetti obbligati;

d) la stima degli oneri finanziari.


13. Nel caso in cui il mutamento di destinazione d’uso di un’area comporti l’applicazione dei limiti di accettabilità di contaminazione
più restrittivi, l’interessato deve procedere a proprie spese ai necessari interventi di bonifica sulla base di un apposito progetto che è
approvato dal Comune ai sensi di cui ai commi 4 e 6. L’accertamento dell’avvenuta bonifica è effettuato dalla Provincia ai sensi del
comma 8.

13-bis. Le procedure per gli interventi di messa in sicurezza, di bonifica e di ripristino ambientale disciplinate dal presente articolo
possono essere comunque utilizzate ad iniziativa degli interessati.

14. I progetti relativi ad intervento di bonifica di interesse nazionale sono presentati al ministero dell’ambiente ed approvati, ai sensi e
per gli effetti delle disposizioni che precedono, con decreto del Ministro dell’ambiente di concerto con i Ministri dell’industria, del
commercio e dell’artigianato e della sanità, d’intesa con la Regione territorialmente competente. L'approvazione produce gli effetti di
cui al comma 7 e, con esclusione degli impianti di incenerimento e di recupero energetico, sostituisce, ove prevista per legge, la
pronuncia di valutazione di impatto ambientale degli impianti da realizzare nel sito inquinato per gli interventi di bonifica.

15. I limiti, le procedure, i criteri generali di cui al comma 1 ed i progetti di cui al comma 14 relativi ad aree destinate alla produzione e
all’allevamento sono definiti ed approvati di concerto con il ministero delle risorse agricole, alimentari e forestali.

Capo II - Competenze

Art. 18 - Competenze dello Stato

1. Spettano allo Stato:


a) le funzioni di indirizzo e coordinamento necessarie all'attuazione del presente decreto da adottare ai sensi dell'articolo 8
della legge 15 marzo 1997, n. 59;

b) la definizione dei criteri generali e delle metodologie per la gestione integrata dei rifiuti, nonché l’individuazione dei
fabbisogni per lo smaltimento dei rifiuti sanitari, anche al fine di ridurne la movimentazione;

c) l’individuazione delle iniziative e delle misure per prevenire e limitare, anche mediante il ricorso a forme di deposito
cauzionale sui beni immessi al consumo, la produzione dei rifiuti, nonché per ridurre la pericolosità degli stessi;

d) l’individuazione dei flussi omogenei di produzione dei rifiuti con più elevato impatto ambientale, che presentano le
maggiori difficoltà di smaltimento o particolari possibilità di recupero sia per le sostanze impiegate nei prodotti base sia
per la quantità complessiva dei rifiuti medesimi;

e) la definizione dei piani di settore per la riduzione, il riciclaggio, il recupero e l’ottimizzazione dei flussi di rifiuti;

f) l’indicazione delle misure atte ad incoraggiare la razionalizzazione della raccolta, della cernita e del riciclaggio dei rifiuti;

g) l’individuazione delle iniziative e delle azioni, anche economiche, per favorire il riciclaggio ed recupero di materia prima
dai rifiuti, nonché per promuovere il mercato dei materiali recuperati dai rifiuti ed il loro impiego da parte della Pubblica
Amministrazione e dei soggetti economici;

h) l’individuazione degli obiettivi di qualità dei servizi di gestione dei rifiuti;

i) la determinazione dei criteri generali per la elaborazione dei piani regionali di cui all’articolo 22, ed il coordinamento dei
piani stessi;

l) l’indicazione dei criteri generali relativi alle caratteristiche delle aree non idonee alla localizzazione degli impianti di
smaltimento dei rifiuti;

m) l’indicazione dei criteri generali per l’organizzazione e l’attuazione della raccolta differenziata dei rifiuti urbani;

n) la determinazione d'intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di
Trento e di Bolzano dei criteri generali e degli standard di bonifica dei siti inquinati, nonché la determinazione dei criteri
per individuare gli interventi di bonifica che, in relazione al rilievo dell’impatto sull’ambiente connesso all’estensione
dell’area interessata, alla quantità e pericolosità degli inquinanti presenti, rivestono interesse nazionale.


2. Sono inoltre di competenza dello Stato:


a) l’adozione delle norme tecniche per la gestione dei rifiuti, dei rifiuti pericolosi e di specifiche tipologie di rifiuti, nonché
delle norme e delle condizioni per l’applicazione delle procedure semplificate di cui agli articoli 31, 32 e 33;

b) la determinazione e la disciplina delle attività di recupero dei prodotti di amianto e dei beni e dei prodotti contenenti
amianto;

c) la determinazione dei limiti di accettabilità e delle caratteristiche chimiche, fisiche e biologiche di talune sostanze
contenute nei rifiuti in relazione a specifiche utilizzazioni degli stessi;

d) la determinazione dei criteri qualitativi e qualiquantitativi per l’assimilazione, ai fini della raccolta e dello smaltimento,
dei rifiuti speciali ai rifiuti urbani;

e) la definizione del modello e dei contenuti del formulario di identificazione di cui all’articolo 15, commi 1 e 5;

f) la definizione dei metodi, delle procedure e degli standard per il campionamento e l’analisi dei rifiuti;

g) la determinazione dei requisiti soggettivi e delle capacità tecniche e finanziarie per l’esercizio delle attività di gestione
dei rifiuti;

h) la riorganizzazione e la tenuta del Catasto nazionale dei rifiuti;

i) la regolamentazione del trasporto dei rifiuti e la definizione del formulario di cui all’articolo 15;

l) l’individuazione delle tipologie di rifiuti che per comprovate ragioni tecniche, ambientali ed economiche possono essere
smaltiti direttamente in discarica;

m) l’adozione di un modello uniforme del registro di cui all’articolo 12 e la definizione delle modalità di tenuta dello
stesso, nonché l’individuazione degli eventuali documenti sostitutivi del registro stesso;

n) l’individuazione dei beni durevoli di cui all’articolo 44;

o) l’aggiornamento degli allegati al presente decreto;

p) l’adozione delle norme tecniche, delle modalità e delle condizioni di utilizzo del prodotto ottenuto mediante
compostaggio, con particolare riferimento all’utilizzo agronomico come fertilizzante, ai sensi della legge del 19 ottobre
1984, n. 748 e successive modifiche e integrazioni, del prodotto di qualità ottenuto mediante compostaggio da rifiuti
organici selezionati alla fonte con raccolta differenziata.

p-bis) l'autorizzazione allo smaltimento di rifiuti nelle acque marine in conformita' alle disposizioni stabilite dalle norme
comunitarie e dalle convenzioni internazionali vigenti in materia; tale autorizzazione e' rilasciata dal Ministro dell'ambiente,
sentito il Ministro delle politiche agricole, su proposta dell'autorita' marittima nella cui zona di competenza si trova il porto
piu' vicino al luogo dove deve essere effettuato lo smaltimento ovvero si trova il porto da cui parte la nave con il carico di
rifiuti da smaltire.


3. Salvo che non sia diversamente disposto dal presente decreto, le funzioni di cui al comma 1 sono esercitate ai sensi della legge 23
agosto 1988, n. 400 , su proposta del Ministro dell’ambiente, di concerto con i Ministri dell’industria, del commercio e dell’artigianato
e della sanità, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano.

4. Salvo che non sia diversamente disposto dal presente decreto, le norme regolamentari e tecniche di cui al comma 2 sono adottate, ai
sensi dell’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400 , con decreti del Ministro dell’ambiente, di concerto con i Ministri
dell’industria del commercio e dell’artigianato e della sanità, nonché, quando le predette norme riguardano i rifiuti agricoli ed il
trasporto dei rifiuti, di concerto, rispettivamente, con i Ministri delle risorse agricole, alimentari e forestali e dei trasporti e della
navigazione.

Art. 19 - Competenze delle Regioni

1. Sono di competenza delle Regioni, nel rispetto dei principi previsti dalla normativa vigente e dal presente decreto:


a) la predisposizione, l’adozione e l’aggiornamento, sentiti le Province ed i Comuni, dei piani regionali di gestione dei
rifiuti di cui all’articolo 22;

b) la regolamentazione delle attività di gestione dei rifiuti, ivi compresa la raccolta differenziata di rifiuti urbani, anche
pericolosi, con l’obiettivo prioritario della separazione dei rifiuti di provenienza alimentare, degli scarti di prodotti vegetali
e animali, o comunque ad alto tasso di umidità, dai restanti rifiuti;

c) l’elaborazione, l’approvazione e l’aggiornamento dei piani per la bonifica di aree inquinate;

d) l’approvazione dei progetti di nuovi impianti per la gestione dei rifiuti, anche pericolosi, e l’autorizzazione alle
modifiche degli impianti esistenti;

e) l’autorizzazione all’esercizio delle operazioni di smaltimento e di recupero dei rifiuti, anche pericolosi;

f) le attività in materia di spedizioni transfrontaliere dei rifiuti che il regolamento CEE n. 259/93 attribuisce alle autorità
competenti di spedizione e di destinazione;

g) la delimitazione, in deroga all’ambito provinciale, degli ambiti ottimali per la gestione dei rifiuti urbani e assimilati;

h) le linee guida ed i criteri per la predisposizione e l’approvazione dei progetti di bonifica e di messa in sicurezza,
nonché l’individuazione delle tipologie di progetti non soggetti ad autorizzazione;

i) la promozione della gestione integrata dei rifiuti, intesa come il complesso delle attività volte ad ottimizzare il riutilizzo,
il riciclaggio, il recupero e lo smaltimento dei rifiuti;

l) l’incentivazione alla riduzione della produzione dei rifiuti ed al recupero degli stessi;

m) la definizione dei contenuti della relazione da allegare alla comunicazione di cui agli articoli 31, 32 e 33;

n) la definizione di criteri per l’individuazione, da parte delle Province, delle aree non idonee alla localizzazione degli
impianti di smaltimento e di recupero dei rifiuti.

n-bis) la definizione dei criteri per l'individuazione dei luoghi o impianti adatti allo smaltimento e la determinazione, nel
rispetto delle norme tecniche di cui all'articolo 18, comma 2, lettera a), di disposizioni speciali per rifiuti di tipo particolare.


2. Per l’esercizio delle funzioni di cui al comma 1 le Regioni si avvalgono anche degli organismi individuati ai sensi del decreto legge 4
dicembre 1993, n. 496 convertito, con modificazioni, dalla legge 21 gennaio 1994, n. 61 .

3. Le Regioni privilegiano la realizzazione di impianti di smaltimento e recupero dei rifiuti in aree industriali, compatibilmente con le
caratteristiche delle aree medesime, incentivando le iniziative di autosmaltimento. Tale disposizione non si applica alle discariche.

4. Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto le Regioni emanano norme affinché gli uffici pubblici coprano il
fabbisogno annuale di carta con una quota di carta riciclata pari almeno al 40% del fabbisogno stesso.

4-bis. Nelle aree portuali la gestione dei rifiuti prodotti dalle navi e' organizzata dalle autorita' portuali, ove istituite, o dalle autorita'
marittime, che provvedono anche agli adempimenti di cui agli articoli 11 e 12.

Art. 20 - Competenze delle Province

1. In attuazione dell’articolo 14 della legge 8 giugno 1990, n. 142 , alle Province competono, in particolare:


a) le funzioni amministrative concernenti la programmazione e l’organizzazione dello smaltimento dei rifiuti a livello
provinciale;

b) il controllo e la verifica degli interventi di bonifica e del monitoraggio ad essi conseguenti;

c) il controllo periodico su tutte le attività di gestione, di intermediazione e di commercio dei rifiuti, ivi compreso
l’accertamento delle violazioni del presente decreto;

d) la verifica ed il controllo dei requisiti previsti per l’applicazione delle procedure semplificate di cui agli articoli 31, 32 e
33;

e) l’individuazione, sulla base delle previsioni del piano territoriale di coordinamento di cui all’articolo 15, comma 2, della
legge 8 giugno 1990, n. 142 , ove già adottato, e delle previsioni di cui all’articolo 22, comma 3, lettere c) ed e), sentiti i
Comuni, delle zone idonee alla localizzazione degli impianti di smaltimento e di recupero dei rifiuti urbani, con indicazioni
plurime per ogni tipo di impianto, nonché delle zone non idonee alla localizzazione di impianti di smaltimento e recupero
dei rifiuti;

f) l’iscrizione delle imprese e degli Enti sottoposti alle procedure semplificate di cui agli articoli 31, 32 e 33 ed i relativi
controlli;

g) l’organizzazione delle attività di raccolta differenziata dei rifiuti urbani e assimilati sulla base di ambiti territoriali ottimali
delimitati ai sensi dell’articolo 23.


2. Per l’esercizio delle attività di controllo sulla gestione dei rifiuti le Province possono avvalersi anche delle strutture di cui all’articolo
7, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502 come sostituito dall’articolo 8 del decreto legislativo 7 dicembre 1993 n. 517 , con le
modalità di cui al comma 3, nonché degli organismi individuati ai sensi del decreto legge 4 dicembre 1993, n. 496, convertito, con
modificazioni, dalla legge 21 gennaio 1994, n. 61 .

3. Ai fini dell’esercizio delle proprie funzioni le Province possono altresì avvalersi di organismi pubblici con specifiche esperienze e
competenze tecniche in materia, con i quali stipulano apposite convenzioni.

4. Gli addetti al controllo sono autorizzati ad effettuare ispezioni, verifiche e prelievi di campioni all’interno di stabilimenti, impianti o
imprese che producono o che svolgono attività di gestione dei rifiuti. Il segreto industriale non può essere opposto agli addetti al
controllo, che sono tenuti all’obbligo della riservatezza ai sensi della normativa vigente.

5. Il personale appartenente al Nucleo Operativo Ecologico dell’Arma dei Carabinieri è autorizzato ad effettuare le ispezioni e le
verifiche necessarie ai fini dell’espletamento delle funzioni di cui all’articolo 8 della legge 8 luglio 1986, n. 349 . Restano ferme le altre
disposizioni vigenti in materia di vigilanza e controllo.

6. Nell’ambito delle competenze di cui al comma 1, le Province sottopongono ad adeguati controlli periodici gli stabilimenti e le
imprese che smaltiscono o recuperano rifiuti, curando, in particolare, l'effettuazione di adeguati controlli periodici sulle attività
sottoposte alle procedure semplificate di cui agli articoli 31, 32 e 33, e che i controlli concernenti la raccolta ed il trasporto di rifiuti
pericolosi riguardino, in primo luogo, l’origine e la destinazione dei rifiuti.

Art. 21 - Competenze dei Comuni

1. I Comuni effettuano la gestione dei rifiuti urbani e dei rifiuti assimilati avviati allo smaltimento in regime di privativa nelle forme di
cui alla legge 8 giugno 1990, n. 142 e dell’articolo 23.

2. I Comuni disciplinano la gestione dei rifiuti urbani con appositi regolamenti che, nel rispetto dei principi di efficienza, efficacia ed
economicità, stabiliscono in particolare:


a) le disposizioni per assicurare la tutela igienico-sanitaria in tutte le fasi della gestione dei rifiuti urbani;

b) le modalità del servizio di raccolta e trasporto dei rifiuti urbani;

c) le modalità del conferimento, della raccolta differenziata e del trasporto dei rifiuti urbani al fine di garantire una distinta
gestione delle diverse frazioni di rifiuti e promuovere il recupero degli stessi;

d) le norme atte a garantire una distinta ed adeguata gestione dei rifiuti urbani pericolosi, e dei rifiuti da esumazione ed
estumulazione di cui all’articolo 7, comma 2, lettera f);

e) le disposizioni necessarie ad ottimizzare le forme di conferimento, raccolta e trasporto dei rifiuti primari di imballaggio
in sinergia con altre frazioni merceologiche, fissando standard minimi da rispettare;

f) le modalità di esecuzione della pesata dei rifiuti urbani prima di inviarli al recupero e allo smaltimento;

g) l’assimilazione per qualità e quantità dei rifiuti speciali non pericolosi ai rifiuti urbani ai fini della raccolta e dello
smaltimento sulla base dei criteri fissati ai sensi dell’articolo 18, comma 2, lettera d). Sono comunque considerati rifiuti
urbani, ai fini della raccolta, del trasporto e dello stoccaggio, tutti i rifiuti provenienti dallo spazzamento delle strade ovvero,
di qualunque natura e provenienza, giacenti sulle strade ed aree pubbliche o sulle strade ed aree private comunque soggette
ad uso pubblico o sulle strade marittime e lacuali e sulle rive dei corsi d’acqua.


3. È, inoltre, di competenza dei Comuni l’approvazione dei progetti di bonifica dei siti inquinati ai sensi dell'articolo 17.

4. Nell’attività di gestione dei rifiuti urbani, i Comuni si possono avvalere della collaborazione delle associazioni di volontariato e della
partecipazione dei cittadini e delle loro associazioni.

5. I Comuni possono istituire, nelle forme previste dalla legge 8 giugno 1990, n. 142 , e successive modificazioni, servizi integrativi per
la gestione dei rifiuti speciali non assimilati ai rifiuti urbani.

6. I Comuni sono tenuti a fornire alla Regione ed alla Provincia tutte le informazioni sulla gestione dei rifiuti urbani dalle stesse
richieste.

7. La privativa di cui al comma 1 non si applica alle attività di recupero dei rifiuti che rientrino nell’accordo di programma di cui
all’articolo 22, comma 11, ed alle attività di recupero dei rifiuti assimilati.

8. Sono fatte salve le disposizioni di cui all’articolo 6, comma 1, della legge 28 gennaio 1994, n. 84 , e relativi decreti attuativi.

Capo III - Piani di gestione dei rifiuti

Art. 22 - Piani regionali

1. Le Regioni, sentite le Province ed i Comuni, nel rispetto dei principi e delle finalità di cui agli articoli 1, 2, 3, 4 e 5, ed in conformità ai
criteri stabiliti dal presente articolo, predispongono piani regionali di gestione dei rifiuti assicurando adeguata pubblicità e la massima
partecipazione dei cittadini, ai sensi dell’articolo 25 della legge 7 agosto 1990, n. 241 .

2. I piani regionali di gestione dei rifiuti promuovono la riduzione delle quantità, dei volumi e della pericolosità dei rifiuti.

3. Il piano regionale di gestione dei rifiuti prevede inoltre:


a) le condizioni ed i criteri tecnici in base ai quali, nel rispetto delle disposizioni vigenti in materia, gli impianti per la
gestione dei rifiuti, ad eccezione delle discariche, possono essere localizzati nelle aree destinate ad insediamenti produttivi;

b) la tipologia ed il complesso degli impianti di smaltimento e di recupero dei rifiuti urbani da realizzare nella Regione,
tenendo conto dell’obiettivo di assicurare la gestione dei rifiuti urbani non pericolosi all’interno degli ambiti territoriali
ottimali di cui all’articolo 23, nonché dell’offerta di smaltimento e di recupero da parte del sistema industriale;

c) il complesso delle attività e dei fabbisogni degli impianti necessari a garantire la gestione dei rifiuti urbani secondo
criteri di efficienza e di economicità, e l’autosufficienza della gestione dei rifiuti urbani non pericolosi all’interno di
ciascuno degli ambiti territoriali ottimali di cui all’articolo 23, nonché ad assicurare lo smaltimento dei rifiuti speciali in
luoghi prossimi a quelli di produzione al fine di favorire la riduzione della movimentazione di rifiuti;

d) la stima dei costi delle operazioni di recupero e di smaltimento;

e) i criteri per l’individuazione, da parte delle Province, delle aree non idonee alla localizzazione degli impianti di
smaltimento e recupero dei rifiuti, nonche' per l'individuazione dei luoghi o impianti adatti allosmaltimento dei rifiuti;

f) le iniziative dirette a limitare la produzione dei rifiuti ed a favorire il riutilizzo, il riciclaggio ed il recupero dei rifiuti;

g) le iniziative dirette a favorire il recupero dai rifiuti di materiali e di energia;

h) le misure atte a promuovere la regionalizzazione della raccolta, della cernita e dello smaltimento dei rifiuti urbani.

h-bis) i tipi, le quantita' e l'origine dei rifiuti da recuperare o da smaltire;

h-ter) la determinazione, nel rispetto delle norme tecniche di cui all'articolo 18, comma 2, lettera a), di disposizioni speciali
per rifiuti di tipo particolare.


4. Il piano regionale di gestione dei rifiuti è coordinato con gli altri piani di competenza regionale previsti dalla normativa vigente, ove
adottati.

5. Costituiscono parte integrante del piano regionale i piani per la bonifica delle aree inquinate che devono prevedere:


a) l’ordine di priorità degli interventi;

b) l’individuazione dei siti da bonificare e delle caratteristiche generali degli inquinamenti presenti;

c) le modalità degli interventi di bonifica e risanamento ambientale, che privilegino prioritariamente l’impiego di materiali
provenienti da attività di recupero di rifiuti urbani;

d) la stima degli oneri finanziari;

e) le modalità di smaltimento dei materiali da asportare.


6. L’approvazione del piano regionale o il suo adeguamento è condizione necessaria per accedere ai finanziamenti nazionali.

7. La Regione approva o adegua il piano entro un anno dalla data di entrata in vigore del presente decreto; in attesa restano in vigore i
piani regionali vigenti.

8. In caso di inutile decorso del termine di cui al comma 7 e di accertata inattività, il Ministro dell’ambiente diffida gli organi regionali
competenti ad adempiere entro un congruo termine e, in caso di protrazione dell’inerzia, adotta, in via sostitutiva, i provvedimenti
necessari alla elaborazione del piano regionale.

9. Qualora le autorità competenti non realizzino gli interventi previsti dal piano regionale nei termini e con le modalità stabiliti, e tali
omissioni possono arrecare un grave pregiudizio all'attuazione del piano medesimo, il Ministro dell’ambiente diffida le autorità
inadempienti a provvedere entro un termine non inferiore a 180 giorni. Decorso inutilmente detto termine, il Ministro dell’ambiente
può adottare, in via sostitutiva, tutti i provvedimenti necessari e idonei per l’attuazione degli interventi contenuti nel piano. A tal fine può
avvalersi anche di commissari delegati.

10. I provvedimenti di cui al comma 9 possono riguardare interventi finalizzati a:


a) attuare la raccolta differenziata dei rifiuti;

b) provvedere al reimpiego, al recupero e al riciclaggio degli imballaggi conferiti al servizio pubblico;

c) introdurre sistemi di deposito cauzionale obbligatorio sui contenitori;

d) favorire operazioni di trattamento dei rifiuti urbani ai fini del riciclaggio e recupero degli stessi;

e) favorire la realizzazione e l’utilizzo di impianti per il recupero dei rifiuti solidi urbani.


11. Sulla base di appositi accordi di programma stipulati con il Ministro dell’ambiente, di concerto con il Ministro dell’industria, del
commercio e dell’artigianato, d’intesa con la Regione, possono essere autorizzati, ai sensi degli articoli 31 e 33, la costruzione e
l’esercizio o il solo esercizio all’interno di insediamenti industriali esistenti di impianti per il recupero di rifiuti urbani non previsti dal
piano regionale qualora ricorrano le seguenti condizioni:


a) siano riciclati e recuperati come materia prima rifiuti provenienti da raccolta differenziata, sia prodotto compost da rifiuti
oppure sia utilizzato combustibile da rifiuti;

b) siano rispettate le norme tecniche di cui agli articoli 31 e 33;

c) siano utilizzate le migliori tecnologie di tutela dell’ambiente;

d) sia garantita una diminuzione delle emissioni inquinanti.


Art. 23 - Gestione dei rifiuti urbani in ambiti territoriali ottimali

1. Salvo diversa disposizione stabilita con legge regionale, gli ambiti territoriali ottimali per la gestione dei rifiuti urbani sono le
Province. In tali ambiti territoriali ottimali le Province assicurano una gestione unitaria dei rifiuti urbani e predispongono piani di
gestione dei rifiuti, sentiti i Comuni, in applicazione degli indirizzi e delle prescrizioni del presente decreto.

2. Per esigenze tecniche o di efficienza nella gestione dei rifiuti urbani, le Province possono autorizzare gestioni anche a livello
sub-provinciale purché, anche in tali ambiti territoriali, sia superata la frammentazione della gestione.

3. I Comuni di ciascun ambito territoriale ottimale di cui al comma 1, entro il termine perentorio di sei mesi dalla delimitazione
dell’ambito medesimo, organizzano la gestione dei rifiuti urbani secondo criteri di efficienza, di efficacia e di economicità.

4. I Comuni provvedono alla gestione dei rifiuti urbani mediante le forme, anche obbligatorie, previste dalla legge 8 giugno 1990, n.
142, come integrata dall’articolo 12 della legge 23 dicembre 1992, n. 498.

5. Per le finalità di cui ai commi 1, 2 e 3 le Province, entro il termine di dodici mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto,
coordinano, sulla base della legge regionale adottataai sensi della legge 8 giugno 1990, n. 142 e successive modificazioni, le forme ed i
modi della cooperazione tra gli Enti locali ricadenti nel medesimo ambito ottimale. Nei casi in cui la forma di cooperazione sia attuata
per gli effetti dell’articolo 24 della legge 8 giugno 1990, n.142 , le Province individuano gli Enti locali partecipanti, l’Ente locale
responsabile del coordinamento, gli adempimenti ed i termini previsti per l’assicurazione delle convenzioni di cui all’articolo 24,
comma 1, della legge 8 giugno 1990, n. 142 . Dette convenzioni determinano in particolare le procedure che dovranno essere adottate
per l’assegnazione del servizio di gestione dei rifiuti, le forme di vigilanza e di controllo, nonché gli altri elementi indicati all’articolo
24, comma 2, della legge 8 giugno 1990, n. 142 . Decorso inutilmente il predetto termine le Regioni e le Province autonome
provvedono in sostituzione degli Enti inadempienti.

Art. 24 - Contributo per lo smaltimento di rifiuti in discarica

1. In ogni ambito territoriale ottimale deve essere assicurata una raccolta differenziata dei rifiuti urbani pari alle seguenti percentuali
minime di rifiuti prodotti:


a) 15% entro due anni dalla data di entrata in vigore del presente decreto;

b) 25% entro quattro anni dalla data di entrata in vigore del presente decreto;

c) 35% a partire dal sesto anno successivo alla data di entrata in vigore del presente decreto.


2. Il coefficiente di correzione di cui all’articolo 3, comma 29, della legge 28 dicembre 1995, n. 549 , è determinato anche in relazione al
conseguimento degli obiettivi di cui al comma 1.

Art. 25 - Accordi e contratti di programma, incentivi

1. Ai fini dell’attuazione dei principi e degli obiettivi stabiliti dal presente decreto, il Ministro dell’ambiente, di concerto con il Ministro
dell’industria, del commercio e dell’artigianato, può stipulare appositi accordi e contratti di programma con Enti pubblici o con le
imprese maggiormente presenti sul mercato o con le associazioni di categoria. Gli accordi ed i contratti di programma hanno ad
oggetto, in particolare:


b) la sperimentazione, la promozione, l’attuazione e lo sviluppo di processi produttivi e di
tecnologie pulite idonei a prevenire o ridurre la produzione dei rifiuti e la loro pericolosità, e
ad ottimizzare il recupero dei rifiuti stessi;

c) lo sviluppo di innovazioni nei sistemi produttivi per favorire metodi di produzione di beni
con impiego di materiali meno inquinanti e comunque riciclabili;

d) le modifiche del ciclo produttivo e la riprogettazione di componenti, macchine e strumenti
di controllo;

e) la sperimentazione, la promozione e la produzione di beni progettati, confezionati e messi
in commercio in modo da ridurre la quantità e la pericolosità dei rifiuti e i rischi di
inquinamento;

f) la sperimentazione, la promozione e l’attuazione di attività di riutilizzo, riciclaggio e
recupero di rifiuti;

g) l’adozione di tecniche per il reimpiego ed il riciclaggio dei rifiuti nell’impianto di
produzione;

h) lo sviluppo di tecniche appropriate e di sistemi di controllo per l’eliminazione dei rifiuti e
delle sostanze pericolose contenute nei rifiuti;

i) l’impiego da parte dei soggetti economici e dei soggetti pubblici dei materiali recuperati
dalla raccolta differenziata dei rifiuti urbani;

l) l’impiego di sistemi di controllo del recupero e della riduzione di rifiuti.


2. Il Ministro dell’ambiente, di concerto con il Ministro dell’industria del commercio e dell’artigianato, può altresì stipulare appositi
accordi e contratti di programma con le imprese maggiormente presenti sul mercato nazionale e con le associazioni di categoria per:


a) promuovere e favorire l’utilizzo dei sistemi di eco-label e di eco-audit;

b) attuare programmi di ritiro dei beni di consumo al termine del loro ciclo di utilità ai fini del riutilizzo, del riciclaggio e del
recupero di materia prima, anche mediante procedure semplificate per la raccolta ed il trasporto dei rifiuti, le quali devono
comunque garantire un elevato livello di protezione dell’ambiente.


3. I predetti accordi sono stipulati di concerto con il Ministro delle risorse agricole, alimentari e forestali qualora riguardino attività
collegate alla produzione agricola.

4. Il programma triennale di tutela dell’ambiente di cui alla legge 28 agosto 1989, n. 305 , individua le risorse finanziarie da destinarsi,
sulla base di apposite disposizioni legislative di finanziamento, agli accordi ed ai contratti di programma di cui ai commi 1 e 2, e fissa le
modalità di stipula dei medesimi.

Art. 26 - Osservatorio nazionale sui rifiuti

1. Al fine di garantire l’attuazione delle norme di cui al presente decreto legislativo, con particolare riferimento alla prevenzione della
produzione della quantità e della pericolosità dei rifiuti ed all’efficacia, all’efficienza ed all’economicità della gestione dei rifiuti, degli
imballaggi e dei rifiuti di imballaggio, nonché alla tutela della salute pubblica e dell’ambiente, è istituito, presso il ministero
dell’ambiente, l’Osservatorio nazionale sui rifiuti, in appresso denominato Osservatorio. L’Osservatorio svolge, in particolare, le
seguenti funzioni:


a) vigila sulla gestione dei rifiuti, degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio;

b) provvede all’elaborazione ed all’aggiornamento permanente di criteri e specifici obiettivi d’azione, nonché alla definizione
ed all’aggiornamento permanente di un quadro di riferimento sulla prevenzione e sulla gestione dei rifiuti;

c) esprime il proprio parere sul Programma Generale di prevenzione di cui all’articolo 42 e lo trasmette per l’adozione
definitiva al Ministro dell’ambiente ed al Ministro dell’industria, del commercio e dell’artigianato ed alla Conferenza Stato
regioni;

d) predispone il Programma generale di prevenzione di cui all’articolo 42 qualora il Consorzio Nazionale Imballaggi non
provveda nei termini previsti;

e) verifica l’attuazione del Programma Generale di cui all’articolo 42 ed il raggiungimento degli obiettivi di recupero e di
riciclaggio;

f) verifica i costi di recupero e smaltimento;

g) elabora il metodo normalizzato di cui all’articolo 49, comma 5, e lo trasmette per l’approvazione al Ministro dell’ambiente
ed al Ministro dell’industria, del commercio e dell’artigianato;

h) verifica i livelli di qualità dei servizi erogati;

i) predispone un rapporto annuale sulla gestione dei rifiuti, degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio e ne cura la
trasmissione ai Ministri dell’ambiente, dell’industria , del commercio e dell’artigianato e della sanità.


2. L’Osservatorio è costituito con decreto del Ministro dell’ambiente di concerto con il Ministro dell’industria, del commercio e
dell’artigianato, ed è composto, da nove membri, scelti tra persone esperte in materia, di cui:


a) 3 designati dal Ministro dell’ambiente, di cui uno con funzioni di Presidente;

b) 2 designati dal Ministro dell’industria, di cui uno con funzioni di vicePresidente;

c) 1 designato dal Ministro della sanità;

d) 1 designato dal Ministro delle risorse agricole, alimentari e forestali;

d-bis) uno designato dal Ministro del tesoro;

d-ter) uno designato dalla Conferenza Stato regioni.


3. I membri durano in carica cinque anni. Il trattamento economico spettante ai membri dell’Osservatorio e della segreteria tecnica è
determinato con decreto del Ministro del tesoro, di concerto con il Ministro dell’ambiente ed il Ministro dell’industria, del commercio
e dell’artigianato.

4. Con decreto del Ministro dell’ambiente, di concerto con i Ministri dell’industria, del commercio e dell’artigianato e della sanità e del
tesoro, da emanarsi entro sei mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto, sono definite le modalità organizzative e di
funzionamento dell’Osservatorio e della Segreteria tecnica.

5. All’onere derivante dalla costituzione e dal funzionamento dell’Osservatorio e della Segreteria tecnica, pari a lire due miliardi,
aggiornate annualmente in relazione al tasso di inflazione, provvede il Comitato nazionale imballaggi di cui all’articolo 41 con un
contributo di pari importo a carico dei consorziati. Dette somme sono versate dal Comitato nazionale imballaggi all’entrata del bilancio
dello Stato per essere riassegnate con decreto del Ministro del tesoro ad apposito capitolo dello stato di previsione del ministero
dell’ambiente. Le spese per il funzionamento del predetto Osservatorio sono subordinate alle entrate.

Capo IV - Autorizzazioni e iscrizioni

Art. 27 - Approvazione del progetto e autorizzazione alla realizzazione degli impianti di smaltimento e di recupero dei
rifiuti

1. I soggetti che intendono realizzare nuovi impianti di smaltimento o di recupero di rifiuti, anche pericolosi, devono presentare apposita
domanda alla Regione competente per territorio, allegando il progetto definitivo dell’impianto e la documentazione tecnica prevista per
la realizzazione del progetto stesso dalle disposizioni vigenti in materia urbanistica, di tutela ambientale, di salute e di sicurezza sul
lavoro, e di igiene pubblica. Ove l’impianto debba essere sottoposto alla procedura di valutazione di impatto ambientale statale ai sensi
della normativa vigente, alla domanda è altresì allegata la comunicazione del progetto all’autorità competente ai predetti fini ed il termine
di cui al comma 3 resta sospeso fino all’acquisizione della pronuncia sulla compatibilità ambientale ai sensi dell’articolo 6, comma 4,
della legge 8 luglio 1986, n. 349 e successive modifiche ed integrazioni.

2. Entro trenta giorni dal ricevimento della domanda di cui al comma 1, la Regione nomina un responsabile del procedimento e convoca
una apposita conferenza cui partecipano i responsabili degli uffici regionali competenti, i rappresentanti degli Enti locali interessati. Alla
conferenza è invitato a partecipare anche il richiedente l’autorizzazione o un suo rappresentante al fine di acquisire informazioni e
chiarimenti.

3. Entro novanta giorni dalla sua convocazione, la conferenza:


a) procede alla valutazione dei progetti;

b) acquisisce e valuta tutti gli elementi relativi alla compatibilità del progetto con le esigenze ambientali e territoriali;

c) acquisisce, ove previsto dalla normativa vigente, la valutazione di compatibilità ambientale;

d) trasmette le proprie conclusioni con i relativi atti alla Giunta regionale.


4. Per l’istruttoria tecnica della domanda la Regione può avvalersi degli organismi individuati ai sensi del decreto legge 4 dicembre
1993, n. 496, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 gennaio 1994, n. 61 .

5. Entro trenta giorni dal ricevimento delle conclusioni della conferenza, e sulla base delle risultanze della stessa, la Giunta regionale
approva il progetto e autorizza la realizzazione dell’impianto. L’approvazione sostituisce ad ogni effetto visti, pareri, autorizzazioni e
concessioni di organi regionali, provinciali e comunali. L’approvazione stessa costituisce, ove occorra, variante allo strumento
urbanistico comunale, e comporta la dichiarazione di pubblica utilità, urgenza ed indifferibilità dei lavori.

6. Nel caso in cui il progetto approvato riguardi aree vincolate ai sensi della legge 29 giugno 1939, n. 1497 , e del decreto legge 27
giugno 1985, n. 312, convertito con modificazioni, dalla legge 8 agosto 1985, n. 431 , si applicano le disposizioni di cui al comma 9
dell’articolo 82, del decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1977, n. 616, come modificato dal decreto legge 27 giugno 1985,
n. 312, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 agosto 1985, n. 431 .

7. Le Regioni emanano le norme necessarie per disciplinare l’intervento sostitutivo in caso di mancato rispetto del termine complessivo
di cui ai commi 2, 3 e 5.

8. Le procedure di cui al presente articolo si applicano anche per la realizzazione di varianti sostanziali in corso di esercizio, che
comportano modifiche a seguito delle quali gli impianti non sono più conformi all’autorizzazione rilasciata.

9. Contestualmente alla domanda di cui al comma 1 può essere presentata domanda di autorizzazione all’esercizio delle operazioni di
smaltimento e di recupero di cui all’articolo 28. In tal caso la Regione autorizza le operazioni di smaltimento e di recupero
contestualmente all’adozione del provvedimento che autorizza la realizzazione dell’impianto.

Art. 28 - Autorizzazione all’esercizio delle operazioni di smaltimento e recupero

1. L’esercizio delle operazioni di smaltimento e di recupero dei rifiuti è autorizzato dalla Regione competente per territorio entro
novanta giorni dalla presentazione della relativa istanza da parte dell’interessato. L’autorizzazione individua le condizioni e le
prescrizioni necessarie per garantire l’attuazione dei principi di cui all’articolo 2, ed in particolare:


a) i tipi ed i quantitativi di rifiuti da smaltire o da recuperare;

b) i requisiti tecnici, con particolare riferimento alla compatibilità del sito, alle attrezzature utilizzate, ai tipi ed ai quantitativi
massimi di rifiuti, ed alla conformità dell’impianto al progetto approvato;

c) le precauzioni da prendere in materia di sicurezza ed igiene ambientale;

d) il luogo di smaltimento;

e) il metodo di trattamento e di recupero;

f) i limiti di emissione in atmosfera, che per i processi di trattamento termico dei rifiuti, anche accompagnati da recupero
energetico, non possono essere meno restrittivi di quelli fissati per gli impianti di incenerimento dalle direttive comunitarie
89/369/CEE del Consiglio dell’8 giugno 1989, 89/429/CEE del Consiglio del 21 giugno 1989, 94/67/CE del Consiglio del
16 dicembre 1994, e successive modifiche e integrazioni;

g) le prescrizioni per le operazioni di messa in sicurezza, chiusura dell’impianto e ripristino del sito;

h) le garanzie finanziarie;

i) l’idoneità del soggetto richiedente.


2. I rifiuti pericolosi possono essere smaltiti in discarica solo se preventivamente catalogati ed identificati secondo le modalità fissate
dal Ministro dell’ambiente, di concerto con il Ministro della sanità, entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore del presente
decreto.

3. L’autorizzazione di cui al comma 1 è concessa per un periodo di cinque anni ed è rinnovabile. A tale fine, entro centottanta giorni
dalla scadenza dell’autorizzazione, deve essere presentata apposita domanda alla Regione che decide prima della scadenza
dell’autorizzazione stessa.

4. Quando a seguito di controlli successivi all’avviamento degli impianti questi non risultino conformi all’autorizzazione di cui
all’articolo 27, ovvero non siano soddisfatte le condizioni e le prescrizioni contenute nell’atto di autorizzazione all’esercizio delle
operazioni di cui al comma 1, quest’ultima è sospesa, previa diffida, per un periodo massimo di dodici mesi. Decorso tale temine senza
che il titolare abbia provveduto a rendere quest’ultimo conforme all’autorizzazione, l’autorizzazione stessa è revocata.

5. Fatti salvi l'obbligo della tenuta dei registri di carico e scarico da parte dei soggetti di cui all'articolo 12, ed il divieto di miscelazione,
le disposizioni del presente articolo non si applicano al deposito temporaneo effettuato nel rispetto delle condizioni stabilite dall'articolo
6, comma 1, lettera m).

6. Il controllo e l’autorizzazione delle operazioni di carico, scarico, trasbordo, deposito e maneggio di rifiuti in aree portuali sono
disciplinati dalle specifiche disposizioni di cui alla legge 28 gennaio 1994, n. 84. L’autorizzazione delle operazioni di imbarco e di
sbarco non può essere rilasciata se il richiedente non dimostra di avere ottemperato agli adempimenti di cui all’articolo 16, nel caso di
trasporto transfrontaliero di rifiuti.

7. Gli impianti mobili di smaltimento o di recupero, ad esclusione della sola riduzione volumetrica, sono autorizzati in via definitiva
dalla Regione ove l’interessato ha la sede legale o la società straniera proprietaria dell’impianto ha la sede di rappresentanza. Per lo
svolgimento delle singole campagne di attività sul territorio nazionale l’interessato, almeno sessanta giorni prima dell’installazione
dell’impianto, deve comunicare alla Regione nel cui territorio si trova il sito prescelto le specifiche dettagliate relative alla campagna di
attività, allegando l’autorizzazione di cui al comma 1 e l’iscrizione all’Albo nazionale delle imprese di gestione dei rifiuti, nonché
l’ulteriore documentazione richiesta. La Regione può adottare prescrizioni integrative oppure può vietare l’attività con provvedimento
motivato qualora lo svolgimento della stessa nello specifico sito non sia compatibile con la tutela dell’ambiente o della salute pubblica.

Art. 29 - Autorizzazione di impianti di ricerca e di sperimentazione

1. I termini di cui agli articoli 27 e 28 sono ridotti alla metà per l’autorizzazione alla realizzazione ed all’esercizio di impianti di ricerca
e di sperimentazione qualora siano rispettate le seguenti condizioni:


a) le attività di gestione degli impianti non comportino utile economico;

b) gli impianti abbiano una potenzialità non superiore a 5 tonnellate al giorno, salvo deroghe giustificate dall’esigenza di
effettuare prove di impianti caratterizzati da innovazioni, che devono però essere limitate alla durata di tali prove.


2. La durata dell’autorizzazione di cui al comma 1 è di un anno, salvo proroga che può essere concessa previa verifica annuale dei
risultati raggiunti e non può comunque superare i due anni.

3. Qualora il progetto o la realizzazione dell’impianto non siano stati approvati e autorizzati entro il termine di cui al comma 1,
l’interessato può presentare istanza al Ministro dell’ambiente, che si esprime nei successivi sessanta giorni di concerto con i Ministri
dell’industria, del commercio e dell’artigianato e della ricerca scientifica. La garanzia finanziaria in tal caso è prestata a favore dello
Stato.

4. In caso di rischio di agenti patogeni o di sostanze sconosciute e pericolose dal punto di vista sanitario l’autorizzazione di cui al
comma 1 è rilasciata dal Ministro dell’ambiente, di concerto con i Ministri dell’industria del commercio e dell’artigianato, della sanità e
della ricerca scientifica.

Art. 30 - Imprese sottoposte ad iscrizione

1. L’Albo nazionale delle imprese esercenti servizi di smaltimento dei rifiuti istituito ai sensi dell’articolo 10 del decreto legge 31
agosto 1987, n. 361, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 ottobre 1987, n. 441 , assume la denominazione di Albo nazionale
delle imprese che effettuano la gestione dei rifiuti, di seguito denominato Albo, ed è articolato in un Comitato nazionale, con sede
presso il ministero dell’ambiente, ed in Sezioni regionali, istituite presso le Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura dei
capoluoghi di Regione. I componenti del Comitato nazionale e delle Sezioni regionali durano in carica cinque anni.

2. Il Comitato nazionale dell’Albo ha potere deliberante ed è composto da 15 membri esperti nella materia nominati con decreto del
Ministro dell’ambiente, di concerto con il Ministro dell’industria, del commercio e dell’artigianato, e designati rispettivamente:


a) due dal Ministro dell’ambiente, di cui uno con funzioni di Presidente;

b) uno dal Ministro dell’industria, del commercio e dell’artigianato, con funzioni di vicePresidente;

c) uno dal Ministro della sanità;

d) uno dal Ministro dei trasporti e della navigazione;

e) tre dalle Regioni;

f) uno dall’Unione italiana delle Camere di commercio;

g) sei dalle categorie economiche, di cui due delle categorie degli autotrasportatori.


3. Le Sezioni regionali dell’Albo sono istituite con decreto del Ministro dell’ambiente da emanarsi entro centoventi giorni dalla data di
entrata in vigore del presente decreto e sono composte:


a) dal Presidente della Camera di commercio o da un membro del Consiglio camerale all’uopo designato, con funzioni di
Presidente;

b) da un funzionario o dirigente esperto in rappresentanza della Giunta regionale con funzioni di vicePresidente;

c) da un funzionario o dirigente esperto in rappresentanza delle Province designato dall’Unione Regionale delle Province;

d) da un esperto designato dal Ministro dell’ambiente.


4. Le imprese che svolgono a titolo professionale attività di raccolta e trasporto di rifiuti e le imprese che raccolgono e trasportano
rifiuti pericolosi, anche se da esse prodotti, nonché le imprese che intendono effettuare attività di bonifica dei siti, di bonifica dei beni
contenenti amianto, di commercio ed intermediazione dei rifiuti, di gestione di impianti di smaltimento e di recupero di titolarità di terzi,
e di gestione di impianti mobili di smaltimento e di recupero di rifiuti, devono essere iscritte all’Albo. L’iscrizione deve essere
rinnovata ogni cinque anni e sostituisce l’autorizzazione all’esercizio delle attività di raccolta, di trasporto, di commercio e di
intermediazione dei rifiuti; per le altre attività l’iscrizione abilita alla gestione degli impianti il cui esercizio sia stato autorizzato ai sensi
del presente decreto.

5. L’iscrizione di cui al comma 4 ed i provvedimenti di sospensione, di revoca, di decadenza e di annullamento dell’iscrizione, nonché,
dal 1 gennaio 1998, l’accettazione delle garanzie finanziarie, sono deliberati dalla Sezione regionale dell’Albo della Regione ove ha
sede legale l’interessato, in conformità alla normativa vigente ed alle direttive emesse dal Comitato nazionale.

6. Con decreti del Ministro dell’ambiente, di concerto con i Ministri dell’industria, del commercio e dell’artigianato, dei trasporti e
della navigazione e del tesoro, da adottarsi entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, sono definite le
attribuzioni e le modalità organizzative dell’Albo, nonché i requisiti, i termini, le modalità ed i diritti d’iscrizione, le modalità e gli
importi delle garanzie finanziarie che devono essere prestate a favore dello Stato dalle imprese di cui al comma 4, in conformità ai
seguenti principi:


a) individuazione di requisiti univoci per l’iscrizione, al fine di semplificare le procedure;

b) coordinamento con la vigente normativa sull’autotrasporto, in coerenza con la finalità di cui alla lettera a);

c) trattamento uniforme dei componenti delle Sezioni regionali, per garantire l’efficienza operativa;

d) effettiva copertura delle spese attraverso i diritti di segreteria e i diritti annuali d’iscrizione.


7. In attesa dell’emanazione dei decreti, di cui ai commi 2 e 3 continuano ad operare, rispettivamente, il Comitato nazionale e le Sezioni
regionali dell’Albo nazionale delle imprese esercenti servizi di smaltimento dei rifiuti di cui all’articolo 1 del decreto legge 31 agosto
1987, n. 361, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 ottobre 1987, n. 441 . L’iscrizione all’Albo è deliberata ai sensi della legge
11 novembre 1996, n. 575 .

8. Fino all’emanazione dei decreti di cui al comma 6 continuano ad applicarsi le disposizioni vigenti. Le imprese che intendono
effettuare attivita' di bonifica dei siti, di bonifica dei beni contenenti amianto, di commercio ed intermediazione dei rifiuti devono
iscriversi all'albo entro sessanta giorni dall'entrata in vigore delle relative norme tecniche.

9. Restano valide ed efficaci le iscrizioni effettuate e le domande d’iscrizione presentate all’Albo nazionale delle imprese esercenti
servizi di smaltimento dei rifiuti di cui all’articolo 10 del decreto legge 31 agosto 1987, n. 361, convertito, con modificazioni, dalla
legge 29 ottobre 1987, n. 441 , e successive modificazioni ed integrazioni e delle relative disposizioni di attuazione, alla data di entrata
in vigore del presente decreto.

10. Il possesso dei requisiti di idoneità tecnica e di capacità finanziaria per l’iscrizione all’Albo delle aziende speciali, dei Consorzi e
delle società di cui all’articolo 22 della legge 8 giugno 1990, n. 142 che esercitano i servizi di gestione dei rifiuti, è garantito dal
Comune o dal consorzio di comuni. L’iscrizione all’Albo è effettuata sulla base di apposita comunicazione di inizio di attività del
Comune o del consorzio di comuni alla Sezione regionale dell’Albo territorialmente competente ed è efficace solo per le attività svolte
nell’interesse del Comune medesimo o dei Consorzi ai quali il Comune stesso partecipa.

11. Avverso i provvedimenti delle Sezioni regionali dell’Albo gli interessati possono promuovere, entro trenta giorni dalla notifica dei
provvedimenti stessi, ricorso al Comitato nazionale dell’Albo. 12. Alla segreteria dell’Albo è destinato personale comandato da
amministrazioni dello Stato ed Enti pubblici, secondo criteri stabiliti con decreto del Ministro dell’ambiente, di concerto con il Ministro
del tesoro.

13. Agli oneri per il funzionamento del Comitato nazionale delle Sezioni regionali si provvede con le entrate derivanti dai diritti di
segreteria e dai diritti annuali d’iscrizione, secondo le modalità previste dal decreto del Ministro dell’ambiente 20 dicembre 1993 e
successive modifiche.

14. Il decreto del Presidente della Repubblica 9 maggio 1994, n. 407 , non si applica alle domande di iscrizione e agli atti di
competenza dell’Albo.

15. Per le attività di cui al comma 4, le autorizzazioni rilasciate ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 10 settembre 1982,
n. 915 , in scadenza, sono prorogate, a cura delle amministrazioni che le hanno rilasciate, fino alla data di efficacia dell’iscrizione
all’Albo o a quella della decisione definitiva sul provvedimento di diniego di iscrizione. Le stesse amministrazioni adottano i
provvedimenti di diffida, di variazione, di sospensione o di revoca delle predette autorizzazioni.

16. Le imprese che effettuano attività di raccolta e trasporto dei rifiuti sottoposti a procedure semplificate ai sensidell’articolo 33, ed
effettivamente avviati al riciclaggio ed al recupero, non sono sottoposte alle garanzie finanziarie di cui al comma 6 e sono iscritte
all’Albo previa comunicazione di inizio di attività alla Sezione regionale territorialmente competente. Detta comunicazione deve essere
rinnovata ogni due anni e deve essere corredata da idonea documentazione predisposta ai sensi del decreto ministeriale 21 giugno 1991,
n. 324, e successive modifiche ed integrazioni, nonche' delle deliberazioni del Comitato nazionale dalla quale risultino i seguenti
elementi:


a) la quantità, la natura, l’origine e la destinazione dei rifiuti;

b) la frequenza media della raccolta;

c) la rispondenza delle caratteristiche tecniche e della tipologia del mezzo utilizzato ai requisiti stabiliti dall’Albo in relazione
ai tipi di rifiuti da trasportare;

d) il rispetto delle condizioni ed il possesso dei requisiti soggettivi, di idoneita' tecnica e di capacita' finanziaria.


16-bis. Entro dieci giorni dal ricevimento della comunicazione di inizio di attivita' le sezioni regionali e provinciali iscrivono le imprese
di cui al comma 1 in appositi elenchi dandone comunicazione al Comitato nazionale, alla provincia territorialmente competente ed
all'interessato. Le imprese che svolgono attivita' di raccolta e trasporto di rifiuti sottoposti a procedure semplificate ai sensi dell'articolo
33 devono conformarsi alle disposizioni di cui al comma 16 entro il 15 gennaio 1998.

17. Alla comunicazione di cui al comma 16 si applicano le disposizioni di cui all’articolo 21 della legge 7 agosto 1990, n. 241 .

Capo V - Procedure semplificate

Art. 31 - Determinazione delle attività e delle caratteristiche dei rifiuti per l’ammissione alle procedure semplificate

1. Le procedure semplificate devono comunque garantire un elevato livello di protezione ambientale e controlli efficaci.

2. Con decreti del Ministro dell’ambiente, di concerto con i Ministri dell’industria, del commercio e dell’artigianato e della sanità, e, per
i rifiuti agricoli e le attività che danno vita ai fertilizzanti, di concerto con il Ministro delle risorse agricole, alimentari e forestali, sono
adottate per ciascun tipo di attività le norme, che fissano i tipi e le quantità di rifiuti, e le condizioni in base alle quali le attività di
smaltimento di rifiuti non pericolosi effettuate dai produttori nei luoghi di produzione degli stessi e le attività di recupero di cui
all’allegato C sono sottoposte alle procedure semplificate di cui agli articoli 32 e 33. Con la medesima procedura si provvede
all’aggiornamento delle predette norme tecniche e condizioni.

3. Le norme e le condizioni di cui al comma 2 sono individuate entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente
decreto e devono garantire che i tipi o le quantità di rifiuti ed i procedimenti e metodi di smaltimento o di recupero siano tali da non
costituire un pericolo per la salute dell’uomo e da non recare pregiudizio all’ambiente. In particolare per accedere alle procedure
semplificate le attività di trattamento termico e di recupero energetico devono, inoltre, rispettare le seguenti condizioni:


a) siano utilizzati combustibili da rifiuti urbani oppure rifiuti speciali individuati per frazioni omogenee;

b) i limiti di emissione non siano meno restrittivi di quelli stabiliti per gli impianti di incenerimento dei rifiuti dalle direttive
comunitarie 89/369/CEE del Consiglio del 8 giugno 1989, 89/429/CEE del Consiglio del 21 giugno 1989, 94/67/CE del
Consiglio del 16 dicembre 1994 , e successive modifiche ed integrazioni, e dal decreto del Ministro dell’ambiente 16 gennaio
1995 , pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta ufficiale 30 gennaio 1995, n. 24.

Le prescrizioni tecniche riportate all'articolo 6, comma 2, della direttiva 94/67/CE del Consiglio del 16 dicembre 1994 si
applicano anche agli impianti termici produttivi che utilizzano per la combustione comunque rifiuti pericolosi;

c) sia garantita la produzione di una quota minima di trasformazione del potere calorifico dei rifiuti in energia utile calcolata
su base annuale.


4. La emanazione delle norme e delle condizioni di cui al comma 2 deve riguardare, in primo luogo, i rifiuti indicati nella lista verde di
cui all’allegato II del regolamento CEE n. 259/93 , e successive modifiche ed integrazioni.

5. Per la tenuta dei registri di cui agli articoli 32, comma 3, e 33 comma 3, e l’effettuazione dei controlli periodici, l’interessato è tenuto
a versare alla Provincia un diritto di iscrizione annuale determinato con decreto del Ministro dell’ambiente, di concerto con i Ministri
dell’industria, del commercio e dell’artigianato e del tesoro.

6. La costruzione di impianti che recuperano rifiuti nel rispetto delle condizioni, delle prescrizioni e delle norme tecniche di cui ai
commi 2 e 3 è disciplinata dal Dpr 24 maggio 1988, n. 203 , e dalle altre disposizioni che regolano la costruzione di impianti
industriali. L’autorizzazione all’esercizio nei predetti impianti di operazioni di recupero di rifiuti non individuati ai sensi del presente
articolo resta comunque sottoposta alle disposizioni di cui agli articoli 27 e 28.

7. Alle denunce e alle domande disciplinate dal presente Capo si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni di cui al decreto del
Presidente della Repubblica 26 aprile 1992, n. 300, e successive modifiche e integrazioni. Si applicano, altresì, le disposizioni di cui
all’articolo 21 della legge 7 agosto 1990, n. 241 .

Art. 32 - Autosmaltimento

1. A condizione che siano rispettate le norme tecniche e le prescrizioni specifiche adottate ai sensi dei commi 1, 2 e 3 dell’articolo 31, le
attività di smaltimento di rifiuti non pericolosi effettuate nel luogo di produzione dei rifiuti stessi possono essere intraprese decorsi
novanta giorni dalla comunicazione di inizio di attività alla Provincia territorialmente competente.

2. Le norme tecniche di cui al comma 1 prevedono in particolare:


a) il tipo, la quantità, e le caratteristiche dei rifiuti da smaltire;

b) il ciclo di provenienza dei rifiuti;

c) le condizioni per la realizzazione e l’esercizio degli impianti;

d) le caratteristiche dell’impianto di smaltimento;

e) la qualità delle emissioni nell’ambiente.


3. La Provincia iscrive in un apposito registro le imprese che effettuano la comunicazione di inizio di attività ed entro il termine di cui al
comma 1 verifica d’ufficio la sussistenza dei presupposti e dei requisiti richiesti. A tal fine alla comunicazione di inizio di attività è
allegata una relazione dalla quale deve risultare:


a) il rispetto delle condizioni e delle norme tecniche specifiche di cui al comma 1;

b) il rispetto delle norme tecniche di sicurezza e delle procedure autorizzative previste dalla normativa vigente.


4. Qualora la Provincia accerti il mancato rispetto delle norme tecniche e delle condizioni di cui al comma 1 dispone con provvedimento
motivato il divieto di inizio ovvero di prosecuzione dell’attività, salvo che l’interessato non provveda a conformare alla normativa
vigente dette attività ed i suoi effetti entro il termine prefissato dall’amministrazione.

5. La comunicazione di cui al comma 1 deve essere rinnovata ogni cinque anni e, comunque, in caso di modifica sostanziale delle
operazioni di autosmaltimento.

6. Restano sottoposte alle disposizioni di cui agli articoli 27 e 28 le attività di autosmaltimento di rifiuti pericolosi e la discarica di
rifiuti.

Art. 33 - Operazioni di recupero

1. A condizione che siano rispettate le norme tecniche e le prescrizioni specifiche adottate ai sensi dei commi 1, 2 e 3 dell’articolo 31,
l’esercizio delle operazioni di recupero dei rifiuti possono essere intraprese decorsi novanta giorni dalla comunicazione di inizio di
attività alla Provincia territorialmente competente.

2. Le condizioni e le norme tecniche di cui al comma 1, in relazione a ciascun tipo di attività, prevedono in particolare:


a) per i rifiuti non pericolosi:


1. le quantità massime impiegabili;


2. la provenienza, i tipi e le caratteristiche dei rifiuti utilizzabili nonché le condizioni specifiche alle quali le attività
medesime sono sottoposte alla disciplina prevista dal presente articolo;


3. le prescrizioni necessarie per assicurare che, in relazione ai tipi o alle quantità dei rifiuti ed ai metodi di recupero, i
rifiuti stessi siano recuperati senza pericolo per la salute dell’uomo e senza usare procedimenti o metodi che
potrebbero recare pregiudizio all’ambiente;

b) per i rifiuti pericolosi:


1. le quantità massime impiegabili;


2. provenienza, i tipi e caratteristiche dei rifiuti;


3. le condizioni specifiche riferite ai valori limite di sostanze pericolose contenute nei rifiuti, ai valori limite di
emissione per ogni tipo di rifiuto ed al tipo di attività e di impianto utilizzato, anche in relazione alle altre emissioni
presenti in sito;


4. altri requisiti necessari per effettuare forme diverse di recupero;


5. le prescrizioni necessarie per assicurare che, in relazione al tipo ed alle quantità di sostanze pericolose contenute nei
rifiuti ed ai metodi di recupero, i rifiuti stessi siano recuperati senza pericolo per la salute dell’uomo e senza usare
procedimenti e metodi che potrebbero recare pregiudizio all’ambiente.


3. La Provincia iscrive in un apposito registro le imprese che effettuano la comunicazione di inizio di attività ed entro il termine di cui al
comma 1 verifica d’ufficio la sussistenza dei presupposti e dei requisiti richiesti. A tal fine alla comunicazione di inizio di attività è
allegata una relazione dalla quale deve risultare:


a) il rispetto delle norme tecniche e delle condizioni specifiche di cui al comma l;

b) il possesso dei requisiti soggettivi richiesti per la gestione dei rifiuti;

c) le attività di recupero che si intendono svolgere;

d) stabilimento, capacità di recupero e ciclo di trattamento o di combustione nel quale i rifiuti stessi sono destinati ad essere
recuperati;

e) le caratteristiche merceologiche dei prodotti derivanti dai cicli di recupero.


4. Qualora la Provincia accerti il mancato rispetto delle norme tecniche e delle condizioni di cui al comma 1 dispone con provvedimento
motivato il divieto di inizio ovvero di prosecuzione dell’attività, salvo che l’interessato non provveda a conformare alla normativa
vigente dette attività ed i suoi effetti entro il termine prefissato dall’amministrazione.

5. La comunicazione di cui al comma 1 deve essere rinnovata ogni 5 anni e comunque in caso di modifica sostanziale delle operazioni
di recupero.

6. Sino all’adozione delle norme tecniche e delle condizioni di cui al comma 1 e comunque non oltre quarantacinque giorni dal termine
del periodo di sospensione previsto dall'articolo 9 della direttiva 83/189/CEE e dall'articolo 3 della direttiva 91/689/CEE, le procedure di
cui ai commi 1 e 2 si applicano a chiunque effettui operazioni di recupero dei rifiuti elencati rispettivamente nell’allegato 3 al decreto
del Ministro dell’ambiente 5 settembre 1994 , pubblicato nel supplemento ordinario n. 126 alla Gazzetta ufficiale 10 settembre 1994, n.
212, e nell’allegato 1 al decreto del Ministro dell’ambiente 16 gennaio 1995 , pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta
ufficiale 30 gennaio 1995, n. 24, nel rispetto delle prescrizioni ivi contenute; a tal fine si considerano valide ed efficaci le comunicazioni
già effettuate alla data di entrata in vigore del presente decreto. Le comunicazioni effettuate dopo la data di entrata in vigore del presente
decreto sono valide ed efficaci solo se a tale data la costruzione dell'impianto, ove richiesto dal tipo di attivita' di recupero, era stata gia'
ultimata.

7. La procedura semplificata di cui al presente articolo sostituisce, limitatamente alle variazioni qualitative e quantitative delle emissioni
determinate dai rifiuti individuati dalle norme tecniche di cui al comma 1 che gia' fissano i limiti di emissione in relazione alle attivita' di
recupero degli stessi, l’autorizzazione di cui all’articolo 15, lettera a) del Dpr 24 maggio 1988, n. 203 .

8. Le disposizioni semplificate del presente articolo non si applicano alle attività di recupero dei rifiuti urbani, ad eccezione:


a) delle attività di riciclaggio e di recupero di materia prima e di produzione di compost di qualità dai rifiuti provenienti da
raccolta differenziata;

b) delle attività di trattamento dei rifiuti urbani per ottenere combustibile da rifiuto effettuate nel rispetto delle norme tecniche
di cui al comma 1;

c) dell’impiego di combustibile da rifiuto nel rispetto delle specifiche norme tecniche adottate ai sensi del comma 1, che
stabiliscono in particolare la composizione merceologica e le caratteristiche qualitative del combustibile da rifiuto ai sensi
della lettera p) dell’articolo 6.


9. Fermi restando il rispetto dei limiti di emissione in atmosfera di cui all’articolo 31, comma 3, e dei limiti delle altre emissioni
inquinanti stabilite da disposizioni vigenti nonché fatta salva l’osservanza degli altri vincoli a tutela dei profili sanitari e ambientali, entro
sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto legislativo, il Ministro dell’industria, del commercio e dell’artigianato,
di concerto con il Ministro dell’ambiente, determina modalità, condizioni e misure relative alla concessione di incentivi finanziari
previsti da disposizioni legislative all’utilizzazione dei rifiuti come combustibile per produrre energia elettrica, tenuto anche conto del
prevalente interesse pubblico al recupero energetico nelle centrali elettriche di rifiuti urbani sottoposti a preventive operazioni di
trattamento finalizzate alla produzione di combustibile da rifiuti.

10. I rifiuti non pericolosi individuati con apposite norme tecniche ai sensi del comma 1 che vengono utilizzati in operazioni non
comprese tra quelle di cui all’allegato C sono sottoposti unicamente alle disposizioni di cui agli articoli 10, comma 3, 11, 12, e 15
nonché alle relative norme sanzionatorie.

11. Alle attività di cui ai commi precedenti si applicano integralmente le norme ordinarie per lo smaltimento qualora i rifiuti non
vengano destinati in modo effettivo ed oggettivo al recupero.

12. Le condizioni e le norme tecniche relative ai rifiuti pericolosi di cui al comma 1 sono comunicate alla Commissione dell’Unione
Europea tre mesi prima della loro entrata in vigore.

12-bis. Le operazioni di messa in riserva dei rifiuti pericolosi individuati ai sensi del presente articolo sono sottoposte alle procedure
semplificate di comunicazione di inizio di attivita' solo se effettuate presso l'impianto dove avvengono le operazioni di riciclaggio e di
recupero previste ai punti da R1 a R9 dell'allegato C.

12-ter. Fatto salvo quanto previsto dal comma 12-bis le norme tecniche di cui ai commi 1, 2 e 3 stabiliscono le caratteristiche
impiantistiche dei centri di messa in riserva non localizzati presso gli impianti dove sono effettuate le operazioni di riciclaggio e di
recupero individuate ai punti da R1 a R9, nonche' le modalita' di stoccaggio e i termini massimi entro i quali i rifiuti devono essere
avviati alle predette operazioni.



TITOLO II - Gestione degli imballaggi

Art. 34 - Ambito di applicazione

1. Il presente Titolo disciplina la gestione degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio sia per prevenirne e ridurne l’impatto
sull’ambiente ed assicurare un elevato livello di tutela dell’ambiente, sia per garantire il funzionamento del mercato e prevenire
l’insorgere di ostacoli agli scambi, nonché distorsioni e restrizioni alla concorrenza ai sensi della direttiva 94/62/CE del Parlamento
europeo e del Consiglio del 20 dicembre 1994.

2. La disciplina di cui al comma 1 riguarda la gestione di tutti gli imballaggi immessi sul mercato nazionale e di tutti i rifiuti di
imballaggio derivanti dal loro impiego, utilizzati o prodotti da industrie, esercizi commerciali, uffici, negozi, servizi, nuclei domestici, a
qualsiasi altro livello, qualunque siano i materiali che li compongono.

3. Restano fermi i vigenti requisiti in materia di qualità degli imballaggi, quali quelli relativi alla sicurezza, alla protezione della salute e
all’igiene dei prodotti imballati, nonché le vigenti disposizioni in materia di trasporto e sui rifiuti pericolosi.

4. I requisiti per la fabbricazione di imballaggi stabiliti dal presente Titolo non si applicano agli imballaggi utilizzati per un determinato
prodotto prima del 31 dicembre 1994.

5. Per un periodo non superiore a cinque anni dalla data di entrata in vigore delle disposizioni del presente Titolo è consentita
l’immissione sul mercato di imballaggi fabbricati prima di tale data e conformi alle norme vigenti.

Art. 35 - Definizioni

1. Ai fini dell’applicazione del presente Titolo si intende per:


b) imballaggio per la vendita o imballaggio primario: imballaggio concepito in modo da
costituire, nel punto di vendita, un’unità di vendita per l’utente finale o per il consumatore;

c) imballaggio multiplo o imballaggio secondario: imballaggio concepito in modo da
costituire, nel punto di vendita, il raggruppamento di un certo numero di unità di vendita,
indipendentemente dal fatto che sia venduto come tale all’utente finale o al consumatore, o che
serva soltanto a facilitare il rifornimento degli scaffali nel punto di vendita. Esso può essere
rimosso dal prodotto senza alterarne le caratteristiche;

d) imballaggio per il trasporto o imballaggio terziario: imballaggio concepito in modo da
facilitare la manipolazione ed il trasporto di un certo numero di unità di vendita oppure di
imballaggi multipli per evitare la loro manipolazione ed i danni connessi al trasporto, esclusi i
container per i trasporti stradali, ferroviari marittimi ed aerei;

e) rifiuto di imballaggio: ogni imballaggio o materiale di imballaggio, rientrante nella
definizione di rifiuto di cui all’articolo 6, comma 1, lettera a), esclusi i residui della
produzione;

f) gestione dei rifiuti di imballaggio: le attività di gestione di cui all’articolo 6, comma 1, lettera
d);

g) prevenzione: riduzione, in particolare attraverso lo sviluppo di prodotti e di tecnologie non
inquinanti, della quantità e della nocività per l’ambiente sia delle materie e delle sostanze
utilizzate negli imballaggi e nei rifiuti di imballaggio, sia degli imballaggi e rifiuti di
imballaggio nella fase del processo di produzione, nonché in quella della
commercializzazione, della distribuzione, dell’utilizzazione e della gestione post-consumo;

h) riutilizzo: qualsiasi operazione nella quale l’imballaggio concepito e progettato per poter
compiere, durante il suo ciclo di vita, un numero minimo di spostamenti o rotazioni è riempito
di nuovo o reimpiegato per un uso identico a quello per il quale è stato concepito, con o senza
il supporto di prodotti ausiliari presenti sul mercato che consentano il riempimento
dell’imballaggio stesso; tale imballaggio riutilizzato diventa rifiuto di imballaggio quando
cessa di essere reimpiegato;

i) riciclaggio: ritrattamento in un processo di produzione dei rifiuti di imballaggio per la loro
funzione originaria o per altri fini, compreso il riciclaggio organico e ad esclusione del
recupero di energia;

l) recupero dei rifiuti generati da imballaggi: tutte le pertinenti operazioni previste dall’allegato
C al presente decreto;

m) recupero di energia: l’utilizzazione di rifiuti di imballaggio combustibili quale mezzo per
produrre energia mediante incenerimento diretto con o senza altri rifiuti ma con recupero di
calore;

n) riciclaggio organico: il trattamento aerobico (compostaggio) o anaerobico
(biometanazione), ad opera di microrganismi e in condizioni controllate, delle parti
biodegradabili dei rifiuti di imballaggio, con produzione di residui organici stabilizzanti o di
metano, ad esclusione dell’interramento in discarica, che non può essere considerato una
forma di riciclaggio organico;

o) smaltimento: tutte le pertinenti operazioni di cui all’allegato B al presente decreto;

p) operatori economici: i fornitori di materiali di imballaggio, i fabbricanti ed i trasformatori di
imballaggi, gli addetti al riempimento e gli utenti, gli importatori, i commercianti ed i
distributori, le pubbliche amministrazioni e gli organismi di diritto pubblico;

q) produttori: i fornitori di materiali di imballaggio, i fabbricanti, i trasformatori e gli
importatori di imballaggi vuoti e di materiali di imballaggio;

r) utilizzatori: i commercianti, i distributori, gli addetti al riempimento, gli utenti di imballaggi e
gli importatori di imballaggi pieni;

s) pubbliche amministrazioni e organismi di diritto pubblico: i soggetti e gli Enti che
gestiscono il servizio di raccolta, trasporto, recupero e smaltimento di rifiuti solidi urbani nelle
forme di cui alla legge 8 giugno 1990, n. 142 , o loro concessionari;

t) consumatore: l’utente finale che acquista o importa per proprio uso imballaggi, articoli o
merci imballate;

u) accordo volontario: accordo ufficiale concluso tra le autorità pubbliche competenti e i
settori economici interessati, aperto a tutti gli interlocutori che desiderano, che disciplina i
mezzi, gli strumenti e le azioni per raggiungere gli obiettivi di cui all’articolo 37.


Art. 36 - Criteri informatori dell’attività di gestione dei rifiuti di imballaggio

1. L’attività di gestione degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio si informa ai seguenti principi generali:


a) incentivazione e promozione della prevenzione alla fonte della quantità e della pericolosità degli imballaggi e dei rifiuti di
imballaggio, soprattutto attraverso iniziative, anche di natura economica in conformità ai principi del diritto comunitario, volte
a promuovere lo sviluppo di tecnologie pulite ed a ridurre a monte la produzione e l’utilizzazione degli imballaggi, nonché a
favorire la produzione di imballaggi riutilizzabili ed il riutilizzo degli imballaggi;

b) incentivazione del riciclaggio e del recupero di materia prima, sviluppo della raccolta differenziata di rifiuti di imballaggio e
promozione di opportunità di mercato per incoraggiare l’utilizzazione dei materiali ottenuti da imballaggi riciclati e recuperati;

c) riduzione del flusso dei rifiuti di imballaggi destinati allo smaltimento finale attraverso le altre forme di recupero dei rifiuti
di imballaggi;

c-bis) l'applicazione di misure di prevenzione consistenti in programmi nazionali o azioni analoghe da adottarsi previa
consultazione degli operatori economici interessati.


2. Al fine di assicurare la responsabilizzazione degli operatori economici conformemente al principio "chi inquina paga" nonché la
cooperazione degli stessi secondo il principio della "responsabilità condivisa", l’attività di gestione dei rifiuti di imballaggio si ispira,
inoltre, ai seguenti principi:


a) individuazione degli obblighi di ciascun operatore economico, garantendo che il costo della raccolta, della valorizzazione e
dell’eliminazione dei rifiuti di imballaggio sia sostenuto dai produttori e dagli utilizzatori in proporzione delle quantità di
imballaggi immessi sul mercato nazionale e che la Pubblica amministrazione organizzi la raccolta differenziata;

b) promozione di forme di cooperazione tra i soggetti istituzionali ed economici;

c) informazione degli utenti degli imballaggi, ed in particolare dei consumatori;

d) incentivazione della restituzione degli imballaggi usati e del conferimento dei rifiuti di imballaggi in raccolta differenziata
da parte del consumatore.


3. Le informazione di cui alla lettera c) del comma 2 riguardano in particolare:


a) i sistemi di restituzione, di raccolta e di recupero disponibili;

b) il ruolo degli utenti di imballaggi ed in particolare dei consumatori nel processo di riutilizzazione, di recupero e di
riciclaggio degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio;

c) il significato dei marchi apposti sugli imballaggi quali si presentano sul mercato;

d) i pertinenti elementi dei piani di gestione per gli imballaggi ed i rifiuti di imballaggio.


4. In conformità alle determinazioni assunte dalla Commissione dell’Unione Europea, con decreto del Ministro dell’ambiente e del
Ministro dell’industria, del commercio e dell’artigianato, sono adottate le misure tecniche che dovessero risultare necessarie
nell’applicazione delle disposizioni del presente Titolo, con particolare riferimento agli imballaggi pericolosi, anche domestici,
nonchéagli imballaggi primari di apparecchiature mediche e prodotti farmaceutici, ai piccoli imballaggi ed agli imballaggi di lusso.
Qualora siano interessati aspetti sanitari, il predetto decreto è adottato di concerto con il Ministro della sanità.

5. Tutti gli imballaggi devono essere opportunamente etichettati secondo le modalità stabilite con decreto del Ministro dell'ambiente e
del Ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato in conformita' alle determinazioni adottatedalla Commissione dell’Unione
Europea, per facilitare la raccolta, il riutilizzo, il recupero ed il riciclaggio degli imballaggi, nonché per dare una corretta informazione ai
consumatori sulle destinazioni finali degli imballaggi. Fino alla definizione del sistema di identificazione europeo si applica, agli
imballaggi per i liquidi, la normativa vigente in materia di etichettatura.

Art. 37 - Obiettivi di recupero e di riciclaggio

1. Per conformarsi ai principi di cui all’articolo 36, i produttori e gli utilizzatori devono conseguire gli obiettivi finali di riciclaggio e di
recupero dei rifiuti di imballaggi fissati nell’allegato E ed i relativi obiettivi intermedi.

2. Per garantire il controllo del raggiungimento degli obiettivi di riciclaggio e di recupero, a partire dal 1° gennaio 1998, i produttori e
gli utilizzatori di imballaggi ed i soggetti impegnati nelle attività di riciclaggio e di recupero dei rifiuti di imballaggio comunicano
annualmente, secondo le modalità previste dalla legge 25 gennaio 1994, n. 70 , i dati di rispettiva competenza, riferiti all’anno solare
precedente, relativi al quantitativo degli imballaggi per ciascun materiale per tipo di imballaggio immesso sul mercato, nonché, per
ciascun materiale, la quantità degli imballaggi riutilizzati e dei rifiuti di imballaggio riciclati e recuperati provenienti dal mercato
nazionale; tali dati sono trasmessi all’ANPA ai sensi dell’articolo 2, comma 2, della legge 25 gennaio 1994, n. 70 . Le predette
comunicazioni possono essere presentate dai Consorzi di cui all’articolo 40 per i soggetti che hanno aderito agli stessi, e dalle
associazioni di categoria per gli utilizzatori.

3. Qualora gli obiettivi di riciclaggio e di recupero dei rifiuti di imballaggio non siano raggiunti entro trenta giorni dalle scadenze
previste, con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, previa deliberazione del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro
dell’ambiente e del Ministro dell’industria, del commercio e dell’artigianato, alle diverse tipologie di materiali di imballaggi sono
applicate misure di natura economica, ivi comprese misure di carattere pecuniario, proporzionate al mancato raggiungimento di singoli
obiettivi, il cui introito è versato alle entrate del bilancio dello Stato per essere riassegnato con decreto del Ministro del tesoro ad
apposito capitolo del ministero dell’ambiente. Dette somme saranno utilizzate per promuovere la prevenzione, la raccolta differenziata,
il riciclaggio e il recupero dei rifiuti di imballaggio nell’ambito del Programma Triennale dell’ambiente.

4. Gli obiettivi di cui al comma 1 sono riferiti ai rifiuti di imballaggio generati sul territorio nazionale, nonché a tutti i sistemi di
riciclaggio e di recupero al netto degli scarti, e sono adottati ed aggiornati in conformita' alla normativa comunitaria con decreto del
Ministro dell’ambiente e del Ministro dell’industria del commercio e dell’artigianato.

5. Il Ministro dell’ambiente e il Ministro dell’industria, del commercio e dell’artigianato notificano alla Commissione dell’Unione
Europea, ai sensi e secondo le modalità di cui agli articoli 12, 16 e 17 della Direttiva 94/62/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio
del 20 dicembre 1994 , la relazione sull’attuazione delle disposizioni del presente Titolo accompagnata dai dati acquisiti ai sensi del
comma 2 e i progetti delle misure che si intendono adottare nell’ambito del Titolo medesimo.

5-bis. Il Ministro dell'ambiente e il Ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato forniscono periodicamente all'Unione
europea e agli altri Paesi membri i dati sugli imballaggi e sui rifiuti di imballaggi secondo le tabelle e gli schemi adottati dalla
Commissione dell'Unione europea con la decisione 97/138/CE del 3 febbraio 1997.

Art. 38 - Obblighi dei produttori e degli utilizzatori

1. I produttori e gli utilizzatori sono responsabili della corretta gestione ambientale degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio generati
dal consumo dei propri prodotti.

2. Nell’ambito degli obiettivi di cui agli articoli 24 e 37, i produttori e gli utilizzatori adempiono all’obbligo della raccolta dei rifiuti di
imballaggi primari e degli altri rifiuti di imballaggi comunque conferiti al servizio pubblico tramite il gestore del servizio medesimo. A
tal fine i produttori e gli utilizzatori costituiscono il Consorzio Nazionale Imballaggi di cui all’articolo 41.

3. Per adempiere agli obblighi di riciclaggio e di recupero nonché agli obblighi della ripresa degli imballaggi usati e della raccolta dei
rifiuti di imballaggio secondari e terziari su superfici private, nonché all’obbligo del ritiro, su indicazione del Consorzio Nazionale
Imballaggi di cui all’articolo 41, dei rifiuti di imballaggio conferiti dal servizio pubblico, i produttori, entro sei mesi dalla data di entrata
in vigore delle disposizioni del presente Titolo, possono:


a) organizzare autonomamente la raccolta, il riutilizzo, il riciclaggio ed il recupero dei rifiuti di imballaggio;

b) aderire ad uno dei Consorzi di cui all’articolo 40;

c) mettere in atto un sistema cauzionale.


4. Ai fini di cui al comma 3 gli utilizzatori sono tenuti a ritirare gratuitamente gli imballaggi usati secondari e terziari ed i rifiuti di
imballaggio secondari e terziari nonché a consegnarli in un luogo di raccolta organizzato dal produttore e con lo stesso concordato.

5. I produttori che non aderiscono al Consorzio di cui all’articolo 40 devono dimostrare all’Osservatorio di cui all’articolo 26, entro
novanta giorni dal termine di cui al comma 3, di:


a) adottare dei provvedimenti per il ritiro degli imballaggi usati da loro immessi sul mercato;

b) avere organizzato la prevenzione della produzione dei rifiuti di imballaggio, la riutilizzazione degli imballaggi e la raccolta, il
trasporto, il riciclaggio ed il recupero dei rifiuti di imballaggio;

c) garantire che gli utenti finali degli imballaggi siano informati sul ritiro e sulle sue relative possibilità.


6. I produttori che non aderiscono ai Consorzi di cui all’articolo 40 devono inoltre elaborare e trasmettere al Consorzio Nazionale
Imballaggi di cui all’articolo 41 un proprio Programma specifico di prevenzione che costituisce la base per l’elaborazione del
programma generale di cui all’articolo 42.

7. Entro il 31 marzo di ogni anno, a partire da quello successivo alla data di entrata in vigore del presente decreto, i produttori che non
aderiscono ai Consorzi di cui all’articolo 40, sono tenuti a presentare all’Osservatorio sui rifiuti di cui all’articolo 26 una relazione
sulla gestione, comprensiva del programma specifico e dei risultati conseguiti nel recupero e nel riciclo dei rifiuti di imballaggio, nella
quale possono essere evidenziati i problemi inerenti il raggiungimento degli scopi istituzionali e le eventuali proposte di adeguamento
della normativa.

8. I produttori che non dimostrano di adottare adeguati provvedimenti sono obbligati a partecipare ai Consorzi di cui all’articolo 40,
fatti salvi l’obbligo di corrispondere i contributi pregressi e l’applicazione delle sanzioni di cui all’articolo 54.

9. Sono a carico dei produttori e degli utilizzatori i costi per:


a) il ritiro degli imballaggi usati e la raccolta dei rifiuti di imballaggio secondari e terziari;

b) la raccolta differenziata dei rifiuti di imballaggio conferiti al servizio pubblico;

c) il riutilizzo degli imballaggi usati;

d) il riciclaggio e il recupero dei rifiuti di imballaggio;

e) lo smaltimento dei rifiuti di imballaggio secondari e terziari.


10. La restituzione di imballaggi usati o di rifiuti di imballaggio, ivi compreso il conferimento di rifiuti in raccolta differenziata, non
deve comportare oneri economici per il consumatore.

Art. 39 - Raccolta differenziata e obblighi della Pubblica amministrazione

1. La Pubblica amministrazione deve organizzare sistemi adeguati di raccolta differenziata in modo da permettere al consumatore di
conferire al servizio pubblico rifiuti di imballaggio selezionati dai rifiuti domestici e da altri tipi di rifiuti di imballaggi. In particolare:


a) deve essere garantita la copertura omogenea del territorio in ciascun ambito ottimale, tenuto conto del contesto geografico;

b) la gestione della raccolta differenziata deve essere effettuata secondo criteri che privilegiano l’efficacia, l’efficienza e
l’economicità del servizio, nonché il coordinamento con la gestione di altri rifiuti.


2. Nel caso in cui la Pubblica amministrazione non attivi la raccolta differenziata dei rifiuti di imballaggi entro dodici mesi dalla data di
entrata in vigore del presente decreto, i produttori e gli utilizzatori possono organizzare tramite il Consorzio Nazionale Imballaggi di cui
all’articolo 41 le attività di raccolta differenziata dei rifiuti di imballaggio primarisulle superfici pubbliche o la possono integrare se
insufficiente.

2-bis. La pubblica amministrazione incoraggia, ove opportuno, l'utilizzazione di materiali provenienti da rifiuti di imballaggio riciclati
per la fabbricazione di imballaggi e altri prodotti.

2-ter. I Ministeri dell'ambiente e dell'industria, del commercio e dell'artigianato curano la pubblicazione delle misure e degli obiettivi
oggetto delle campagne di informazione di cui all'articolo 41, comma 2, lettera g).

2-quater. Il Ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato cura la pubblicazione dei numeri di riferimento delle norme
nazionali che recepiscono le norme armonizzate di cui all'articolo 43, comma 3, e comunica alla Commissione dell'Unione europea le
norme nazionali di cui al medesimo articolo, comma 3, considerate conformi alle predette norme armonizzate.

Art. 40 - Consorzi

1. Al fine di razionalizzare ed organizzare la ripresa degli imballaggi usati, la raccolta dei rifiuti di imballaggi secondari e terziari su
superfici private, e il ritiro, su indicazione del Consorzio Nazionale Imballaggi di cui all’articolo 41, dei rifiuti di imballaggi conferiti al
servizio pubblico, nonché il riciclaggio ed il recupero dei rifiuti di imballaggio secondo criteri di efficacia, efficienza ed economicità, i
produttori che non provvedono ai sensi dell’articolo 38, comma 3, lettere a) e c), costituiscono un Consorzio per ciascuna tipologia di
materiale di imballaggi.

2. I Consorzi di cui al comma 1 hanno personalità giuridica di diritto privato e sono retti da uno statuto approvato con decreto del
Ministro dell’ambiente e del Ministro dell’industria, del commercio e dell’artigianato.

3. I mezzi finanziari per il funzionamento dei predetti Consorzi sono costituiti dai proventi delle attività e dai contributi dei soggetti
partecipanti.

4. Ciascun Consorzio mette a punto e trasmette al Consorzio nazionale imballaggi ed all'Osservatorio di cui all'articolo 26 un proprio
Programma specifico di prevenzione che costituisce la base per l’elaborazione del programma generale di cui all’articolo 42.

5. Entro il 31 marzo di ogni anno, a partire da quello successivo alla data di entrata in vigore del presente decreto, i Consorzi
trasmettono al Consorzio Nazionale Imballaggi di cui all’articolo 41 l’elenco degli associati ed una relazione sulla gestione,
comprensiva del programma specifico e dei risultati conseguiti nel recupero e nel riciclo dei rifiuti di imballaggio, nella quale possono
essere evidenziati i problemi inerenti il raggiungimento degli scopi istituzionali e le eventuali proposte di adeguamento della normativa.

Art. 41 - Consorzio Nazionale Imballaggi

1. Per il raggiungimento degli obiettivi globali di recupero e di riciclaggio e per garantire il necessario raccordo con l’attività di raccolta
differenziata effettuata dalle pubbliche amministrazioni, i produttori e gli utilizzatori costituiscono in forma paritaria, entro centottanta
giorni dalla data di entrata in vigore del presente Titolo, il Consorzio Nazionale Imballaggi, in seguito denominato CONAI.

2. Il CONAI svolge le seguenti funzioni:


a) definisce, in accordo con le Regioni e con le pubbliche amministrazioni interessate, gli ambiti territoriali in cui rendere
operante un sistema integrato che comprenda la raccolta, la selezione e il trasporto dei materiali selezionati a centri di raccolta o
di smistamento;

b) definisce, con le pubbliche amministrazioni appartenenti ai singoli sistemi integrati di cui alla lettera a), le condizioni generali
di ritiro da parte dei produttori dei rifiuti selezionati provenienti dalla raccolta differenziata;

c) elabora ed aggiorna, sulla base dei programmi specifici di prevenzione di cui agli articoli 38, comma 6, e 40, comma 4, il
Programma generale per la prevenzione e la gestione degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio;

d) promuove accordi di programma con le Regioni e gli Enti locali per favorire il riciclaggio e il recupero dei rifiuti di
imballaggio, e ne garantisce l’attuazione;

e) assicura la necessaria cooperazione tra i Consorzi di cui all’articolo 40;

f) garantisce il necessario raccordo tra l’amministrazione pubblica, i Consorzi e gli altri operatori economici;

g) organizza, in accordo con le pubbliche amministrazioni, le campagne di informazione ritenute utili ai fini dell’attuazione del
Programma generale;

h) ripartisce tra i produttori e gli utilizzatori i costi della raccolta differenziata, del riciclaggio e del recupero dei rifiuti di
imballaggi primari, o comunque conferiti al servizio di raccolta differenziata, in proporzione alla quantità totale, al peso ed alla
tipologia del materiale di imballaggio immessi sul mercato nazionale, al netto delle quantità di imballaggi usati riutilizzati
nell’anno precedente per ciascuna tipologia di materiale.


3. Il CONAI può stipulare un accordo di programma quadro su base nazionale con l’ANCI al fine di garantire l’attuazione del
principio di corresponsabilità gestionale tra produttori, utilizzatori e Pubblica amministrazione. In particolare, tale accordo stabilisce:


a) l’entità dei costi della raccolta differenziata dei rifiuti di imballaggio da versare ai Comuni, determinati secondo criteri di
efficienza, di efficacia ed economicità di gestione del servizio medesimo, nonche' sulla base della tariffa di cui all'articolo 49,
dalla data di entrata in vigore della stessa;

b) gli obblighi e le sanzioni posti a carico delle parti contraenti;

c) le modalità di raccolta dei rifiuti da imballaggio in relazione alle esigenze delle attività di riciclaggio e di recupero.


4. L’accordo di programma di cui al comma 3 è trasmesso all’Osservatorio nazionale sui rifiuti di cui all’articolo 26, che può
richiedere eventuali modifiche ed integrazioni entro i successivi sessanta giorni.

5. Ai fini della ripartizione dei costi di cui al comma 2, lettera h), sono esclusi dal calcolo gli imballaggi riutilizzabili immessi sul
mercato previa cauzione.

6. Il CONAI è retto da uno statuto approvato con decreto del Ministro dell’ambiente e del Ministro dell’industria, del commercio e
dell’artigianato, non ha fini di lucro e provvede ai mezzi finanziari necessari per la sua attività con i proventi delle attività e con i
contributi dei consorziati.

7. Il CONAI delibera con la maggioranza dei due terzi dei componenti.

8. Al Consiglio di amministrazione del CONAI partecipa con diritto di voto un rappresentante dei consumatori indicato dal Ministro
dell’ambiente e dal Ministro dell’industria, del commercio e dell’artigianato.

9. I Consorzi obbligatori esistenti alla data di entrata in vigore della presente legge, previsti dall’articolo 9-quater, del decreto legge 9
settembre 1988, n. 397, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 novembre 1988, n. 475 , cessano di funzionare all’atto della
costituzione del Consorzio di cui al comma 1 e comunque entro sei mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto. Il CONAI
di cui al comma 1 subentra nei diritti e negli obblighi dei Consorzi obbligatori di cui all’articolo 9-quater, del decreto legge 9 settembre
1988, n. 397 convertito, con modificazioni, dalla legge 9 novembre 1988, n. 475 , ed in particolare nella titolarità del patrimonio
esistente alla data del 31 dicembre 1996, fatte salve le spese di gestione ordinaria sostenute dai Consorzi fino al loro scioglimento. Tali
patrimoni dei diversi Consorzi obbligatori saranno destinati ai costi della raccolta differenziata, riciclaggio e recupero dei rifiuti di
imballaggi primari o comunque conferiti al servizio pubblicodella relativa tipologia di materiale.

10. In caso di mancata costituzione del CONAI entro i termini di cui al comma 1, e fino alla costituzione dello stesso, il Ministro
dell’ambiente e il Ministro dell’industria, del commercio e dell’artigianato nominano d’intesa un commissario ad acta per lo
svolgimento delle funzioni di cui al presente articolo.

Art. 42 - Programma generale di prevenzione e di gestione degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio

1. Sulla base dei programmi specifici di prevenzione di cui agli articoli 38, comma 6, e 40, comma 4, il CONAI elabora un Programma
generale di prevenzione e di gestione degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio che individua, con riferimento alle singole tipologie di
materiale di imballaggio, le misure relative ai seguenti obiettivi:


a) prevenzione della formazione dei rifiuti di imballaggio;

b) accrescimento della proporzione della quantità di rifiuti di imballaggi riciclabili rispetto alla quantità di imballaggi non
riciclabili;

c) accrescimento della proporzione della quantità di rifiuti di imballaggi riutilizzabili rispetto alla quantità di imballaggi non
riutilizzabili;

d) miglioramento delle caratteristiche dell’imballaggio allo scopo di permettere ad esso di sopportare più tragitti o rotazioni
nelle condizioni di utilizzo normalmente prevedibili;

e) realizzazione degli obiettivi di recupero e riciclaggio.


2. Il Programma generale di prevenzione determina, inoltre:


a) la percentuale in peso di ciascuna tipologia di rifiuti di imballaggio da recuperare ogni cinque anni, e nell’ambito di questo
obiettivo globale, sulla base della stessa scadenza, la percentuale in peso da riciclare delle singole tipologie di materiali di
imballaggio, con un minimo percentuale in peso per ciascun materiale;

b) gli obiettivi intermedi di recupero e riciclaggio rispetto agli obiettivi di cui alla lettera a);

c) le necessarie integrazioni con il Piano nazionale per la gestione dei rifiuti.


3. Il Programma generale è trasmesso per il parere all’Osservatorio sui rifiuti di cui all’articolo 26 ed è approvato con decreto del
Ministro dell’ambiente e del Ministro dell’industria, del commercio e dell’artigianato, d'intesa con la Conferenza permanente per i
rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano e l’ANCI. Con la medesima procedura si provvede alle
eventuali modificazioni e integrazioni del Programma.

4. Nel caso in cui il Programma generale non sia predisposto entro il termine di centoventi giorni dalla costituzione del Consorzio
Nazionale Imballaggi di cui all’articolo 41, e, successivamente, dall’inizio del quinquennio di riferimento, lo stesso è elaborato in via
sostitutiva dall’Osservatorio di cui all’articolo 26. In tal caso gli obiettivi di recupero e riciclaggio sono quelli massimi previsti ai sensi
della direttiva 94/62/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 20 dicembre 1994, e successive modifiche ed integrazioni .

5. I piani regionali di cui all’articolo 22 sono integrati con un apposito capitolo relativo alla gestione degli imballaggi e dei rifiuti di
imballaggio in attuazione delle disposizioni del programma di cui ai commi 1 e 2.

Art. 43 - Divieti

1. È vietato lo smaltimento in discarica degli imballaggi e dei contenitori recuperati, ad eccezione degli scarti derivanti dalle operazioni
di selezione, riciclo e recupero dei rifiuti di imballaggio.

2. A decorrere dal 1° gennaio 1998 è vietato immettere nel normale circuito di raccolta dei rifiuti urbani imballaggi terziari di qualsiasi
natura. Dalla stessa data eventuali imballaggi secondari non restituiti all’utilizzatore dal commerciante al dettaglio possono essere
conferiti al servizio pubblico solo in raccolta differenziata, ove la stessa sia stata attivata.

3. A decorrere dal 1° gennaio 1998 possono essere commercializzati solo imballaggi rispondenti agli standard europei fissati dal
Comitato Europeo Normalizzazione in conformità ai requisiti essenziali stabiliti dall’articolo 9 della direttiva 94/62/CE del Parlamento
europeo e del Consiglio del 20 dicembre 1994 e dall’Allegato F al presente decreto. Fino al 1° gennaio 1998 si presume che siano
soddisfatti tutti i predetti requisiti quando gli imballaggi sono conformi alle pertinenti norme armonizzate i cui numeri di riferimento
sono pubblicati sulla Gazzetta ufficiale delle Comunità Europee, ovvero, in mancanza delle pertinenti norme armonizzate, alle norme
nazionali considerate conformi ai predetti requisiti.

4. È vietato immettere sul mercato imballaggi o componenti di imballaggio, ad eccezione degli imballaggi interamente costituiti di
cristallo, con livelli totali di concentrazione di piombo, mercurio, cadmio e cromo esavalente superiore a:


a) 600 parti per milione (ppm) in peso a partire dal 30 giugno 1998;

b) 250 ppm in peso a partire dal 30 giugno 1999;

c) 100 ppm in peso a partire dal 30 giugno 2001.


5. Con decreto del Ministro dell’ambiente e del Ministro dell’industria, del commercio e dell’artigianato sono determinate, in
conformità alle decisioni dell’Unione europea:


a) le condizioni alle quali i livelli di concentrazione di cui al comma 4 non si applicano ai materiali riciclati e ai circuiti di
produzione localizzati in una catena chiusa e controllata;

b) le tipologie di imballaggio esonerate dal requisito di cui al comma 4, lettera c).






TITOLO III Gestione di particolari categorie di rifiuti

Art. 44 - Beni durevoli

1. I beni durevoli per uso domestico che hanno esaurito la loro durata operativa devono essere consegnati a un rivenditore
contestualmente all’acquisto di un bene durevole di tipologia equivalente ovvero devono essere conferiti alle imprese pubbliche o
private che gestiscono la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti urbani o agli appositi centri di raccolta individuati ai sensi del comma 2, a
cura del detentore. Ai fini della corretta attuazione degli obiettivi e delle priorita' stabilite dal presente decreto, i produttori e gli
importatori devono provvedere al ritiro, al recupero e allo smaltimento dei beni durevoli consegnati dal detentore al rivenditore, sulla
base di appositi accordi di programma stipulati ai sensi dell'articolo 25.

2. Il Ministro dell’ambiente, di concerto con il Ministro dell’industria, del commercio e dell’artigianato, promuove accordi di
programma tra le imprese che producono i beni di cui al comma 1, quelle che li immettono al consumo, anche in qualità di importatori,
e i soggetti, pubblici e privati, che ne gestiscono la raccolta, il recupero, il riciclaggio e lo smaltimento. Gli accordi prevedono:


a) la messa a punto dei prodotti per le finalità di cui agli articoli 3 e 4;

b) l’individuazione di centri di raccolta, diffusi su tutto il territorio nazionale;

c) il recupero ed il riciclo dei materiali costituenti i beni;

d) lo smaltimento di quanto non recuperabile da parte dei soggetti che gestiscono il servizio pubblico.


3. Al fine di favorire la restituzione dei beni di cui al comma 1 ai rivenditori, i produttori, gli importatori e i distributori, e le loro
associazioni di categoria, possono altresì stipulare accordi e contratti di programma ai sensi dell’articolo 25, comma 2.

4. Decorsi tre anni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, nel caso si manifestino particolari necessità di tutela della salute
pubblica e dell’ambiente relativamente allo smaltimento dei rifiuti costituiti dai beni oggetto del presente articolo al termine della loro
vita operativa, può essere introdotto, con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell’ambiente, di
concerto con il Ministro dell’industria, del commercio e dell’artigianato, un sistema di cauzionamento obbligatorio. La cauzione, in
misura pari al 10% del prezzo effettivo di vendita del prodotto e con il limite massimo di lire duecentomila, è svincolata all’atto della
restituzione, debitamente documentata, di un bene oggetto del presente articolo ai centri di raccolta, ai servizi pubblici di nettezza urbana
o ad un rivenditore contestualmente all’acquisto di un bene durevole di tipologia equivalente. Non sono tenuti a versare la cauzione gli
acquirenti che, contestualmente all’acquisto, provvedano alla restituzione al venditore di un bene durevole di tipologia equivalente o
documentino l’avvenuto restituzione dello stesso alle imprese o ai centri di raccolta di cui al comma 1.

5. In fase di prima applicazione i beni durevoli di cui al comma 1, sottoposti alle disposizioni del presente articolo, sono:


a) frigoriferi, surgelatori e congelatori;

b) televisori;

c) computer;

d) lavatrici e lavastoviglie;

e) condizionatori d’aria.


Art. 45 - Rifiuti sanitari

1. Il deposito temporaneo presso il luogo di produzione di rifiuti sanitari pericolosi deve essere effettuato in condizioni tali da non
causare alterazioni che comportino rischi per la salute e può avere una durata massima di cinque giorni. Per quantitativi non superiori a
duecento litri detto deposito temporaneo può raggiungere i trenta giorni, alle predette condizioni.

2. Al direttore o responsabile sanitario della struttura pubblica o privata compete la sorveglianza ed il rispetto della disposizione di cui
al comma 1, fino al conferimento dei rifiuti all’operatore autorizzato al trasporto verso l’impianto di smaltimento.

3. I rifiuti di cui al comma 1 devono essere smaltiti mediante termodistruzione presso impianti autorizzati ai sensi del presente decreto.
Qualora il numero degli impianti per lo smaltimento mediante termodistruzione non risulti adeguato al fabbisogno, il Presidente della
Regione d’intesa con il Ministro della sanità ed il Ministro dell’ambiente può autorizzare lo smaltimento dei rifiuti di cui al comma 1
anche in discarica controllata previa sterilizzazione. Ai fini dell'acquisizione dell'intesa, i Ministri competenti si pronunciano entro
novanta giorni.

4. Con decreto del Ministro dell’ambiente, di concerto con il Ministro della sanità, sentita la Conferenza tra lo Stato, le Regioni e le
Province autonome, sono:


a) definite le norme tecniche di raccolta, disinfezione, sterilizzazione, trasporto, recupero e smaltimento dei rifiuti sanitari
pericolosi;

b) individuati i rifiuti di cui all’articolo 7, comma 2, lettera f) e definite le norme tecniche per assicurare una corretta gestione
degli stessi;

c) individuate le frazioni di rifiuti sanitari assimilati agli urbani nonché le eventuali ulteriori categorie di rifiuti sanitari che
richiedono particolari sistemi di smaltimento.


5. La sterilizzazione dei rifiuti sanitari pericolosi effettuata al di fuori della struttura sanitaria che li ha prodotti è sottoposta alle
procedure autorizzative di cui agli articoli 27 e 28. In tal caso al responsabile dell’impianto compete la certificazione di avvenuta
sterilizzazione.

Art. 46 - Veicoli a motore e rimorchi.

1. Il proprietario di un veicolo a motore o di un rimorchio che intenda procedere alla demolizione dello stesso deve consegnarlo ad un
centro di raccolta per la messa in sicurezza, la demolizione, il recupero dei materiali e la rottamazione, autorizzato ai sensi degli articoli
27 e 28. Tali centri di raccolta possono ricevere anche rifiuti costituiti da parti di veicoli a motore.

2. Il proprietario di un veicolo a motore o di un rimorchio destinato alla demolizione può altresì consegnarlo ai concessionari o alle
succursali delle case costruttrici per la consegna successiva ai centri di cui al comma 1 qualora intenda cedere il predetto veicolo o
rimorchioper acquistarne un altro.

3. I veicoli a motore o rimorchirinvenuti da organi pubblici o non reclamati dai proprietari e quelli acquisiti per occupazione ai sensi
degli articoli 927-929 e 923 del Codice civile , sono conferiti ai centri di raccolta di cui al comma 1 nei casi e con le procedure
determinate con decreto del Ministro dell’interno, di concerto con il Ministro del tesoro dell'ambiente e dell'industria, del commercio e
dell'artigianato e dei trasporti e della navigazione.

4. I centri di raccolta ovvero i concessionari o le succursali rilasciano al proprietario del veicolo consegnato per la demolizione un
certificato dal quale deve risultare la data della consegna, gli estremi dell’autorizzazione del centro, le generalità del proprietario e gli
estremi di identificazione del veicolo, nonché l’assunzione da parte del gestore del centro stesso ovvero del concessionario o del titolare
della succursale dell’impegno a provvedere direttamente alle pratiche di cancellazione dal Pubblico Registro Automobilistico (PRA).

5. Dal 30 giugno 1998 la cancellazione dal Pubblico registro automobilistico (PRA) dei veicoli e dei rimorchi avviati a demolizione
avviene esclusivamente a cura del titolare del centro di raccolta o del concessionario o del titolare della succursale senza oneri di agenzia
a carico del proprietario del veicolo o del rimorchio. A tal fine, entro sessanta giorni dalla consegna del veicolo e del rimorchio da parte
del proprietario, il titolare del centro di raccolta, il concessionario o il titolare della succursale della casa costruttrice deve comunicare
l'avvenuta consegna per la demolizione del veicolo e consegnare il certificato di proprieta', la carta di circolazione e le targhe al
competente ufficio del PRA che provvede ai sensi e per gli effetti dell'articolo 103, comma 1, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n.
285.

6. Il possesso del certificato di cui al comma 4 libera il proprietario del veicolo dalla responsabilità civile, penale e amministrativa
connessa con la proprietà dello stesso.

6-bis. I gestori di centri di raccolta, i concessionari e i gestori delle succursali delle case costruttrici di cui ai commi 1 e 2 non possono
alienare, smontare o distruggere i veicoli a motore e i rimorchi da avviare allo smontaggio ed alla successiva riduzione in rottami senza
aver prima adempiuto ai compiti di cui al comma 5.

6-ter. Gli estremi della ricevuta dell'avvenuta denuncia e consegna delle targhe e dei documenti agli uffici competenti devono essere
annotati sull'apposito registro di entrata e di uscita dei veicoli da tenersi secondo le norme del regolamento di cui al decreto legislativo
30 aprile 1992, n. 285.

6-quater. Agli stessi obblighi di cui al comma 6-bis e 6-ter sono soggetti i responsabili dei centri di raccolta o altri luoghi di custodia di
veicoli rimossi ai sensi dell'articolo 159 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, nel caso di demolizione del veicolo ai sensi
dell'articolo 215, comma 4, del predetto decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285.

6-quinquies. All'articolo 103, comma 1, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, le parole: "la distruzione, la demolizione" sono
sostituite dalle parole: "la cessazione della circolazione di veicoli a motore e di rimorchi non avviati alla demolizione.

7. È consentito il commercio delle parti di ricambio recuperate dalla demolizione dei veicoli a motore ad esclusione di quelle che
abbiano attinenza con la sicurezza dei veicoli.

8. Le parti di ricambio attinenti la sicurezza dei veicoli sono cedute solo agli iscritti alle imprese esercenti attività di autoriparazione, di
cui alla legge 5 febbraio 1992, n. 122 , e sono utilizzate se sottoposte alle operazioni di revisione singola previste dall’articolo 80 del
decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 .

9. L’utilizzazione delle parti di ricambio di cui ai commi 7 e 8 da parte delle imprese esercenti attività di autoriparazione deve risultare
dalle fatture rilasciate al cliente.

10. Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto, il Ministro dell’ambiente, di concerto con i Ministri dell’industria,
del commercio e dell’artigianato e dei trasporti e della navigazione emana le norme tecniche relative alle caratteristiche degli impianti di
demolizione, alle operazioni di messa in sicurezza e all’individuazione delle parti di ricambio attinenti la sicurezza di cui al comma 8.

Art. 47 - Consorzio nazionale di raccolta e trattamento degli oli e dei grassi vegetali ed animali esausti

1. È istituito il Consorzio obbligatorio nazionale di raccolta e trattamento degli oli e dei grassi vegetali e animali esausti, al quale è
attribuita la personalità giuridica di diritto privato.

2. Il Consorzio non ha scopo di lucro ed è regolato da uno statuto approvato con decreto del Ministro dell’ambiente, di concerto con il
Ministro dell’industria, del commercio e dell’artigianato, entro 180 giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto.

3. Il Consorzio:


a) assicura la raccolta, il trasporto, lo stoccaggio, il trattamento e il riutilizzo degli oli e dei grassi vegetali e animali esausti;

b) assicura, nel rispetto delle disposizioni vigenti in materia di inquinamento, lo smaltimento di oli e grassi vegetali e animali
esausti raccolti dei quali non sia possibile o conveniente la rigenerazione;

c) promuovere lo svolgimento di indagini di mercato e di studi di settore al fine di migliorare, economicamente e tecnicamente,
il ciclo di raccolta, trasporto, stoccaggio, trattamento e riutilizzo degli oli e grassi vegetali e animali esausti.


4. Le deliberazioni degli organi del Consorzio, adottate in relazione agli scopi del presente decreto ed a norma dello statuto, sono
vincolanti per tutte le imprese partecipanti.

5. Partecipano al Consorzio:


a) le imprese che producono, importano o detengono oli e grassi vegetali ed animali, esausti;

b) le imprese che riciclano e recuperano oli e grassi vegetali e animali esausti;

c) le associazioni nazionali di categoria delle imprese che effettuano la raccolta, il trasporto


e lo stoccaggio di oli e grassi vegetali e animali esausti.

6. Le quote di partecipazione al Consorzio sono determinate in base al rapporto tra la capacità produttiva di ciascun consorziato e la
capacità produttiva complessivamente sviluppata da tutti i consorziati appartenenti alla medesima categoria.

7. La determinazione e l’assegnazione delle quote compete al consiglio di amministrazione del Consorzio che vi provvede annualmente
secondo quanto stabilito dallo statuto.

8. Nel caso di incapacità o di impossibilità di adempiere, per mezzo delle stesse imprese e aziende consorziate, agli obblighi di raccolta,
trasporto, stoccaggio, trattamento e riutilizzo degli oli e dei grassi vegetali e animali esausti stabiliti dal presente decreto, il Consorzio
può nei limiti e nei modi determinati dallo statuto, stipulare con le imprese pubbliche e private contratti per l’assolvimento degli
obblighi medesimi.

9. Le risorse finanziarie del Consorzio sono costituite:


a) dai proventi delle attività svolte dal Consorzio;

b) dalla gestione patrimoniale del fondo consortile;

c) dalle quote consortili;

d) da contributi di riciclaggio a carico dei produttori e degli importatori di oli e grassi vegetali e animali per uso alimentare
destinati al mercato interno, determinati annualmente, per garantire l’equilibrio di gestione del Consorzio, con decreto del
Ministro dell’ambiente,


di concerto con il Ministro dell’industria, del commercio e dell’artigianato.

10. Il Consorzio deve trasmettere annualmente al Ministro dell’ambiente e al Ministro dell’industria, del commercio e dell’artigianato il
bilancio preventivo e consuntivo entro sessanta giorni dalla loro approvazione, unitariamente ad una relazione tecnica sull’attività
complessiva sviluppata dallo stesso Consorzio e dai singoli consorziati.

11. A decorrere dalla data di scadenza del termine di novanta giorni dalla data di pubblicazione nella Gazzetta ufficiale del decreto di
approvazione dello Statuto di cui al comma 2, chiunque, in ragione della propria attività detiene oli e grassi vegetali e animali esausti è
obbligato a conferirli al Consorzio direttamente o mediante consegna a soggetti incaricati del Consorzio.

12. Chiunque, in ragione della propria attività ed in attesa del conferimento al Consorzio, detenga oli e grassi animali e vegetali esausti,
è obbligato a stoccare gli stessi in apposito contenitore conforme alle disposizioni vigenti in materia di smaltimento.

Art. 48 - Consorzio per il riciclaggio di rifiuti di beni in polietilene

1. Al fine di ridurre il flusso dei rifiuti di polietilene destinati allo smaltimento è istituito il Consorzio per il riciclaggio dei rifiuti di beni
in polietilene, esclusi gli imballaggi di cui all’articolo 35, comma 1, lettere a), b), c) e d).

2. Al Consorzio partecipano:


a) i produttori e gli importatori di beni in polietilene;

b) i trasformatori di beni in polietilene;

c) le associazioni nazionali di categoria rappresentative delle imprese che effettuano la raccolta, il trasporto e lo stoccaggio dei
rifiuti di beni in polietilene;

d) le imprese che riciclano e recuperano rifiuti di beni in polietilene.


3. Il Consorzio si propone come obiettivo primario di favorire il ritiro dei beni a base di polietilene al termine del ciclo di utilità per
avviarli ad attività di riciclaggio e di recupero. A tal fine il Consorzio:


a) promuove la gestione del flusso dei beni a base di polietilene;

b) assicura la raccolta, il riciclaggio e le altre forme di recupero dei rifiuti di beni in polietilene ;

c) promuove la valorizzazione delle frazioni di polietilene non riutilizzabili;

d) promuove l’informazione degli utenti, intesa a ridurre il consumo dei materiali ed a favorire forme corrette di raccolta e di
smaltimento;

e) assicura l’eliminazione dei rifiuti di beni in polietilene nel caso in cui non sia possibile o economicamente conveniente il
riciclaggio, nel rispetto delle disposizioni contro l’inquinamento.


4. Nella distribuzione dei prodotti dei consorziati il Consorzio può ricorrere a forme di deposito cauzionale.

5. I mezzi finanziari per il funzionamento del Consorzio sono costituiti:


a) dai proventi delle attività svolte dal Consorzio;

b) dai contributi dei soggetti partecipanti;

c) dalla gestione patrimoniale del fondo consortile.


6. Le deliberazioni degli organi del Consorzio, adottate in relazione agli scopi del presente decreto ed a norma dello statuto, sono
vincolanti per tutti i soggetti partecipanti.

7. Il Ministro dell’ambiente, di concerto con il Ministro dell’industria, del commercio e dell’artigianato determina ogni due anni con
proprio decreto gli obiettivi minimi di riciclaggio, e in caso di mancato raggiungimento dei predetti obiettivi può stabilire un contributo
percentuale di riciclaggio da applicarsi sull’importo netto delle fatture emesse dalle imprese produttrici ed importatrici di materia prima
per forniture destinate alla produzione di beni di polietilene per il mercato interno.

8. Il Consorzio ha personalità giuridica di diritto privato, non ha scopo di lucro ed è retto da uno statuto approvato con decreto del
Ministro dell’ambiente di concerto con il Ministro dell’industria, del commercio e dell’artigianato.

9. A decorrere dalla data di scadenza del termine di novanta giorni dalla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale del decreto di
approvazione dello statuto di cui al comma 8, chiunque, in ragione della propria attività, detiene rifiuti di beni in polietilene è obbligato a
conferirli al Consorzio direttamente o mediante consegna a soggetti incaricati dal Consorzio.



TITOLO IV - Tariffa per la gestione dei rifiuti urbani

Art. 49 - Istituzione della tariffa

1. La tassa per lo smaltimento dei rifiuti di cui alla sezione II del Capo XVIII del Titolo III del Testo unico della finanza locale,
approvato con Regio decreto 14 settembre 1931, n. 1175 come sostituito dall’articolo 21 del decreto del Presidente della Repubblica 10
settembre 1982, n. 915 ed al Capo III del decreto legislativo 15 novembre 1993, n. 507 , è soppressa a decorrere dal 1° gennaio 1999.

2. I costi per i servizi relativi alla gestione dei rifiuti urbani e dei rifiuti di qualunque natura o provenienza giacenti sulle strade ed aree
pubbliche e soggette a uso pubblico, sono coperti dai Comuni mediante l’istituzione di una tariffa.

3. La tariffa deve essere applicata nei confronti di chiunque occupi oppure conduca locali, o aree scoperte ad uso privato non costituenti
accessorio o pertinenza dei locali medesimi, a qualsiasi uso adibiti, esistenti nelle zone del territorio comunale.

4. La tariffa è composta da una quota determinata in relazione alle componenti essenziali del costo del servizio, riferite in particolare
agli investimenti per le opere ed ai relativi ammortamenti, e da una quota rapportata alle quantità di rifiuti conferiti, al servizio fornito, e
all’entità dei costi di gestione, in modo che sia assicurata la copertura integrale dei costi di investimento e di esercizio.

5. Il Ministro dell’ambiente di concerto con il Ministro dell’industria, del commercio e dell’artigianato, sentita la Conferenza
permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano elabora un metodo normalizzato per
definire le componenti dei costi e determinare la tariffa di riferimento.

6. La tariffa di riferimento è articolata per fasce di utenza e territoriali.

7. La tariffa di riferimento costituisce la base per la determinazione della tariffa nonché per orientare e graduare nel tempo gli
adeguamenti tariffari derivanti dall’applicazione del presente decreto.

8. La tariffa è determinata dagli Enti locali, anche in relazione al piano finanziario degli interventi relativi al servizio.

9. La tariffa è applicata dai soggetti gestori nel rispetto della convenzione e del relativo disciplinare.

10. Nella modulazione della tariffa sono assicurate agevolazioni per le utenze domestiche e per la raccolta differenziata delle frazioni
umide e delle altre frazioni, ad eccezione della raccolta differenziata dei rifiuti di imballaggio che resta a carico dei produttori e degli
utilizzatori. È altresì assicurata la gradualità degli adeguamenti derivanti dalla applicazione del presente decreto.

11. Per le successive determinazioni della tariffa si tiene conto degli obiettivi di miglioramento della produttività e della qualità del
servizio fornito e del tasso di inflazione programmato.

12. L’eventuale modulazione della tariffa tiene conto degli investimenti effettuati dai Comuni che risultino utili ai fini
dell’organizzazione del servizio.

13. La tariffa è riscossa dal soggetto che gestisce il servizio. 14. Sulla tariffa è applicato un coefficiente di riduzione proporzionale alle
quantità di rifiuti assimilati che il produttore dimostri di aver avviato al recupero mediante attestazione rilasciata dal soggetto che
effettua l’attività di recupero dei rifiuti stessi.

15. La riscossione volontaria e coattiva della tariffa può essere effettuata con l’obbligo del non riscosso per riscosso, tramite ruolo
secondo le disposizioni del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602 , e del decreto del Presidente della
Repubblica 28 gennaio 1988, n. 43 .

16. In via sperimentale i Comuni possono attivare il sistema tariffario anche prima del termine di cui al comma 1.

17. È fatta salva l’applicazione del tributo ambientale di cui all’articolo 19 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504 .





TITOLO V - Sistema sanzionatorio e disposizioni transitorie e finali

Capo I - Sanzioni

Art. 50 - Abbandono di rifiuti

1. Fatto salvo quanto disposto dall'articolo 51, comma 2, chiunque, in violazione dei divieti di cui agli articoli 14, commi 1 e 2, 43,
comma 2, 44, comma 1, e 46, commi 1 e 2 abbandona o deposita rifiuti ovvero li immette nelle acque superficiali o sotterranee è
punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da lire duecentomila a lire unmilioneduecentomila. Se l'abbandono di rifiuti sul suolo
riguarda rifiuti non pericolosi e non ingombranti si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da lire cinquantamila a lire
trecentomila.

1-bis. Il titolare del centro di raccolta, il concessionario o il titolare della succursale della casa costruttrice, che viola le disposizioni di
cui all'articolo 46, comma 5, e' punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da lire cinquecentomila a lire tremilioni.

2. Chiunque non ottempera all’ordinanza del Sindaco, di cui all’articolo 14, comma 3, o non adempie all’obbligo di cui agli articoli 9,
comma 3 è punito con la pena dell’arresto fino ad un anno. Con la sentenza di condanna per tali contravvenzioni, o con la decisione
emessa ai sensi dell’articolo 444 del Codice di procedura penale , il beneficio della sospensione condizionale della pena può essere
subordinato alla esecuzione di quanto stabilito nella ordinanza o nell’obbligo non eseguiti.

Art. 51 - Attività di gestione di rifiuti non autorizzata

1. Chiunque effettua una attività di raccolta, trasporto, recupero, smaltimento, commercio ed intermediazione di rifiuti in mancanza della
prescritta autorizzazione, iscrizione o comunicazione di cui agli articoli 27, 28, 29, 30, 31, 32 e 33 è punito:


a) con la pena dell’arresto da tre mesi a un anno o con l’ammenda da lire cinque milioni a lire cinquanta milioni se si tratta di
rifiuti non pericolosi;

b) con la pena dell’arresto da sei mesi a due anni e con l’ammenda da lire cinque milioni a lire cinquanta milioni se si tratta di
rifiuti pericolosi.


2. Le pene di cui al comma 1 si applicano ai titolari di imprese ed ai responsabili di Enti che abbandonano o depositano in modo
incontrollato i propri rifiuti ovvero li immettono nelle acque superficiali o sotterranee in violazione del divieto di cui all’articolo 14,
commi 1 e 2, ovvero effettuano attività di gestione dei rifiuti senza le prescritte autorizzazioni, iscrizioni o comunicazioni di cui agli
articoli 27, 28, 29, 30, 31, 32, e 33.

3. Chiunque realizza o gestisce una discarica non autorizzata è punito con la pena dell’arresto da sei mesi a due anni e con l’ammenda
da lire cinque milioni a lire cinquanta milioni. Si applica la pena dell’arresto da uno a tre anni e dell’ammenda da lire dieci milioni a lire
cento milioni se la discarica è destinata, anche in parte, allo smaltimento di rifiuti pericolosi. Alla sentenza di condanna o alla decisione
emessa ai sensi dell’articolo 444 del Codice di procedura penale consegue la confisca dell’area sulla quale è realizzata la discarica
abusiva se di proprietà dell’autore o del compartecipe al reato, fatti salvi gli obblighi di bonifica o di ripristino dello stato dei luoghi.

4. Le pene di cui ai commi 1, 2 e 3 sono ridotte della metà nelle ipotesi di inosservanza delle prescrizioni contenute o richiamate nelle
autorizzazioni nonché nelle ipotesi di inosservanza dei requisiti e delle condizioni richiesti dalle iscrizioni o comunicazioni.

5. Chiunque, in violazione del divieto di cui all’articolo 9, effettua attività non consentite di miscelazione di rifiuti,è punito con la pena di
cui al comma 1, lettera b).

6. Chiunque effettua il deposito temporaneo presso il luogo di produzione di rifiuti sanitari pericolosi, con violazione delle prescrizioni
di cui all’articolo 45, è punito con la pena dell’arresto da tre mesi ad un anno o con la pena dell’ammenda da lire cinque milioni a lire
cinquanta milioni. Si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da lire cinque milioni a lire trenta milioni per i quantitativi non
superiori a duecento litri.

6-bis. Chiunque viola gli obblighi di cui agli articoli 46, commi 6-bis, 6 -ter e 6 -quater, e 47, comma 12, e' punito con la sanzione
amministrativa pecuniaria da lire cinquecentomila a lire tremilioni.

Art. 51 bis - Bonifica dei siti .

1. Chiunque cagiona l'inquinamento o un pericolo concreto ed attuale di inquinamento, previsto dall'articolo 17, comma 2, e' punito con
la pena dell'arresto da sei mesi a un anno e con l'ammenda da lire cinque milioni a lire cinquanta milioni se non provvede alla bonifica
secondo il procedimento di cui all'articolo 17. Si applica la pena dell'arresto da un anno a due anni e la pena dell'ammenda da lire
diecimilioni a lire centomilioni se l'inquinamento e' provocato da rifiuti pericolosi.

Art. 52 - Violazione degli obblighi di comunicazione, di tenuta dei registri obbligatori e dei formulari

1. Chiunque non effettua la comunicazione di cui all’articolo 11, comma 3, ovvero la effettua in modo incompleto o inesattoè punito
con la sanzione amministrativa pecuniaria da lire cinque milioni a lire trenta milioni. Se la comunicazione e' effettuata entro il
sessantesimo giorno dalla scadenza del termine stabilito ai sensi della legge 25 gennaio 1994, n. 70, si applica la sanzione
amministrativa pecuniaria da lire cinquantamila a lire trecentomila.

2. Chiunque omette di tenere ovvero tiene in modo incompleto il registro di carico e scarico di cui all’articolo 12, comma 1, è punito
con la sanzione amministrativa pecuniaria da lire cinque milioni a lire trenta milioni. Se il registro è relativo a rifiuti pericolosi si applica
la sanzione amministrativa pecuniaria da lire trenta milioni a lire centottanta milioni, nonché la sanzione amministrativa accessoria della
sospensione da un mese a un anno dalla carica rivestita dal soggetto responsabile dell’infrazione e dall’amministratore. Le sanzioni di
cui sopra sono ridotte rispettivamente da lire duemilioni a lire dodicimilioni per i rifiuti non pericolosi, da lire quattromilioni a lire
ventiquattromilioni per i rifiuti pericolosi, nel caso di imprese che occupano un numero di unita' lavorative inferiore a 15 dipendenti
calcolate con riferimento al numero di dipendenti occupati a tempo pieno durante un anno, mentre i lavoratori a tempo parziale e quelli
stagionali rappresentano frazioni di unita' lavorative annue; ai predetti fini l'anno da prendere in considerazione e' quello dell'ultimo
esercizio contabile approvato.

3. Chiunque effettua il trasporto di rifiuti senza il prescritto formulario di cui all’articolo 15 ovvero indica nel formulario stesso dati
incompleti o inesatti è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da lire tre milioni a lire diciotto milioni. Si applica la pena di cui
all’articolo 483 del Codice penale nel caso di trasporto di rifiuti pericolosi . Tale ultima pena si applica anche a chi, nella
predisposizione di un certificato di analisi di rifiuti, fornisce false indicazioni sulla natura, sulla composizione e sulle caratteristiche
chimico-fisiche dei rifiuti e a chi fa uso di un certificato falso durante il trasporto.

4. Se le indicazioni di cui ai commi 1 e 2 sono formalmente incomplete o inesatte ma i dati riportati nella comunicazione al catasto, nei
registri di carico e scarico, nei formulari di identificazione dei rifiuti trasportati e nelle altre scritture contabili tenute per legge
consentono di ricostruire le informazioni dovute si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da lire cinquecentomila a lire
tremilioni. La stessa pena si applica se le indicazioni di cui al comma 3 sono formalmente incomplete o inesatte ma contengono tutti gli
elementi per ricostruire le informazioni dovute per legge, nonche' nei casi di mancato invio alle autorita' competenti e di mancata
conservazione dei registri di cui all'articolo 12, commi 3 e 4, o del formulario di cui all'articolo 15.

Art. 53 - Traffico illecito di rifiuti

1. Chiunque effettua spedizioni dei rifiuti elencati negli allegati II, III e IV del regolamento CEE 259/93 del Consiglio del 1° febbraio
1993 in modo tale da integrare il traffico illecito, così come definito dall’articolo 26 del medesimo regolamento, è punito con la pena
dell’ammenda da lire tre milioni a lire cinquanta milioni e con l’arresto fino a due anni. La pena è aumentata in caso di spedizioni di
rifiuti pericolosi.

2. Alla sentenza di condanna, o a quella emessa ai sensi dell’articolo 444 del Codice di procedura penale, per i reati relativi al traffico
illecito di cui al comma 1 o al trasporto illecito di cui agli articoli 51 e 52, comma 3, consegue obbligatoriamente la confisca del mezzo
di trasporto.

Art. 54 - Imballaggi

1. I produttori di imballaggi che non provvedono ad organizzare un proprio sistema per l’adempimento degli obblighi di cui all’articolo
38, comma 3, e non aderiscono ai Consorzi di cui all’articolo 40 né adottano un proprio sistema cauzionale sono puniti con la sanzione
amministrativa pecuniaria da lire quindici milioni a lire novanta milioni. La stessa pena si applica agli utilizzatori che non adempiono
all’obbligo di cui all’articolo 38, comma 4.

2. La violazione dei divieti di cui all’articolo 43, commi 1 e 4, è punita con la sanzione amministrativa pecuniaria da lire dieci milioni a
lire sessanta milioni. La stessa pena si applica a chiunque immette nel mercato interno imballaggi privi dei requisiti di cui all'articolo 36,
comma 5.

3. La violazione del divieto di cui all’articolo 43, comma 3, è punita con la sanzione amministrativa pecuniaria da lire cinque milioni a
lire trenta milioni.

Art. 55 - Competenza e giurisdizione

1. Fatte salve le altre disposizioni della legge 24 novembre 1981, n. 689, in materia di accertamento degli illeciti amministrativi,
all’irrogazione delle sanzioni amministrative pecuniarie previste dalla presente normativa provvede la Provincia nel cui territorio è stata
commessa la violazione, ad eccezione delle sanzioni previste dall’articolo 50, comma 1, per le quali è competente il Comune.

2. Avverso le ordinanze-ingiunzione relative alle sanzioni amministrative di cui al comma 1 è esperibile il giudizio di opposizione di cui
all’articolo 23 della legge 24 novembre 1981, n. 689 .

3. Per i procedimenti penali pendenti alla data di entrata in vigore del presente decreto l’autorità giudiziaria, se non deve pronunziare
decreto di archiviazione o sentenza di proscioglimento, dispone la trasmissione degli atti agli Enti indicati al comma 1 ai fini
dell’applicazione delle sanzioni amministrative.

Art. 55 bis - Proventi delle sanzioni amministrative pecuniarie.

1. I proventi delle sanzioni amministrative pecuniarie per le violazioni del presente decreto sono devoluti alle province e sono destinati
all'esercizio delle funzioni di controllo in materia ambientale, fatti salvi i proventi delle sanzioni amministrative pecuniarie di cui
all'articolo 50, comma 1, che sono devoluti ai comuni.



Capo II - Disposizioni transitorie e finali

Art. 56 - Abrogazione di norme

1. A decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto sono abrogati:


a) la legge 20 marzo 1941, n. 366 ;

b) il decreto del Presidente della Repubblica 10 settembre 1982, n. 915 ;

c) il decreto legge 9 settembre 1988, n. 397, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 novembre 1988, n. 475, ad eccezione
degli articoli 7, 9 e 9-quinquies ;

d) il decreto legge 31 agosto 1987, n. 361, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 ottobre 1987, n. 441, ad eccezione
degli articoli 1,1-bis, 1-ter, 1-quater, 1-quinquies e 14, comma 1 ;

e) il decreto legge 14 dicembre 1988, n. 527, convertito, con modificazioni, dalla legge 10 febbraio 1988, n. 45 ;

f) l’articolo 29-bis del decreto legge 30 agosto 1993, n. 331, convertito con modificazioni, dalla legge 29 ottobre 1993, n. 427
, e successive modificazioni;

f-bis) i commi 3, 4 e 5, secondo periodo, dell'articolo 103 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285;

f-ter) l'articolo 5, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica 8 agosto 1994,


pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 251 del 26 ottobre 1994.

2. Il Governo, ai sensi dell’articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400 , adotta, entro 60 giorni dalla data di entrata in
vigore del presente decreto, su proposta del Ministro dell’ambiente, di concerto con il Ministro dell’industria, del commercio e
dell’artigianato, previo parere delle competenti Commissioni parlamentari, che si esprimono entro 30 giorni dalla trasmissione del
relativo schema alle Camere, apposito regolamento con il quale sono individuati gli atti normativi incompatibili con il presente decreto,
che sono abrogati con effetto dalla data di entrata in vigore del regolamento medesimo.

2-bis. Il Governo, ai sensi dell'articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, adotta entro sessanta giorni dalla data di entrata
in vigore del presente decreto, su proposta del Ministro dell'ambiente, di concerto con il Ministro dell'industria, del commercio e
dell'artigianato, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano,
previo parere delle competenti commissioni parlamentari, che si esprimono entro trenta giorni dalla trasmissione del relativo schema
alle Camere, apposito regolamento con il quale sono disciplinate in conformita' ai principi del presente decreto le attivita' di gestione
degli oli usati e sono individuati gli atti normativi incompatibili con il decreto medesimo, che sono abrogati con effetto dalla data di
entrata in vigore del regolamento stesso.

Art. 57 - Disposizioni transitorie

1. Le norme regolamentari e tecniche che disciplinano la raccolta, il trasporto e lo smaltimento dei rifiuti restano in vigore sino
all’adozione delle specifiche norme adottate in attuazione del presente decreto. A tal fine ogni riferimento ai rifiuti tossici e nocivi si
deve intendere riferito ai rifiuti pericolosi.

2. Sono fatte salve le attribuzioni di funzioni delegate o trasferite già conferite dalle Regioni alle Province e agli altri enti locali in
attuazione della legge 8 giugno 1990, n. 142 .

3. Le autorizzazioni rilasciate ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 10 settembre 1982, n. 915 , restano valide fino alla
loro scadenza e comunque non oltre il termine di quattro anni dalla data di entrata in vigore del presente decreto.

4. Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto le Regioni provvederanno ad aggiornare le autorizzazioni in essere
per la gestione dei rifiuti sulla base della nuova classificazione degli stessi.

5. Le attività e i rifiuti che in base alle leggi statali e regionali vigenti risultano esclusi dal regime dei rifiuti, ivi compresi l’utilizzo dei
materiali e delle sostanze individuati nell’allegato 1 al decreto del 5 settembre 1994 , pubblicato nel Supplemento ordinario n. 126 alla
Gazzetta ufficiale 10 settembre 1994, n. 212, devono conformarsi alle disposizioni del presente decreto entro tre mesi dal termine di cui
all'articolo 33, comma 6.

6. Fermo restando il termine di cui all’articolo 33, comma 6, per la prosecuzione delle operazioni di recupero dei rifiuti compresi
nell’allegato 3 al decreto del Ministro dell’ambiente 5 settembre 1994 , pubblicato nel Supplemento ordinario n. 126 alla Gazzetta
ufficiale 10 settembre 1994, n. 212, e nell’allegato 1 al decreto del Ministro dell’ambiente 16 gennaio 1995 , pubblicato nel
supplemento ordinario alla Gazzetta ufficiale 30 gennaio 1995, n. 24, in esercizio e che risultino conformi alle norme tecniche adottate
ai sensi degli articoli 31 e 33, gli interessati sono tenuti ad effettuare la comunicazione di cui all’articolo 33, comma 1, entro trenta
giorni dall’emanazione delle predette norme tecniche; in tal caso l’attività può essere proseguita senza attendere il decorso dei novanta
giorni dalla comunicazione.

6-bis. In attesa delle specifiche norme regolamentari e tecniche, da adottarsi ai sensi dell'articolo 18, comma 2, lettera i), i rifiuti sono
assimilati alle merci per quanto concerne il regime normativo in materia di trasporti via mare e la disciplina delle operazioni di carico,
scarico, trasbordo, deposito e maneggio in aree portuali. In particolare i rifiuti pericolosi sono assimilati alle merci pericolose.

6-ter. In attesa dell'adozione della nuova disciplina organica in materia di valutazione di impatto ambientale la procedura di cui
all'articolo 6 della legge 8 luglio 1986, n. 349, continua ad applicarsi ai progetti delle opere rientranti nella categoria di cui all'articolo 1,
lettera i), del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 10 agosto 1988, n. 377, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 31 agosto
1988, n. 204, relativa ai rifiuti gia' classificati tossici e nocivi.

Art. 58 - Disposizioni finali

1. Nelle attrezzature sanitarie di cui all’articolo 4, secondo comma, lettera g), della legge 29 settembre 1964, n. 847 , sono ricomprese le
opere, le costruzioni e gli impianti destinati allo smaltimento, al riciclaggio o alla distruzione dei rifiuti urbani, speciali, pericolosi, solidi
e liquidi, alla bonifica di aree inquinate.

2. All’articolo 8, comma 2, secondo capoverso della legge 19 ottobre 1984, n. 748, come modificato dall’articolo 6, comma 1, del
decreto legislativo 16 febbraio 1993, n. 161, le parole: "di concerto con il Ministro dell’industria, del commercio e dell’artigianato,
sentiti il Ministro dell’ambiente e il Ministro della sanità" sono sostituite dalle seguenti: "di concerto con i Ministri dell’industria, del
commercio e dell’artigianato, dell’ambiente e della sanità". All’articolo 8, comma 3, ultimo capoverso della legge 19 ottobre 1994, n.
748, le parole: "di concerto con il Ministro dell’industria, del commercio e dell’artigianato, sentiti il Ministro delle partecipazioni statali
e il Ministro della sanità" sono sostituite dalle seguenti: "di concerto con i Ministri dell’industria, del commercio e dell’artigianato,
dell’ambiente e della sanità". All’articolo 9, comma 5, della medesima legge 19 ottobre 1984, n. 748, le parole: "di concerto con il
Ministro dell’industria, del commercio e dell’artigianato, sentiti il Ministro delle partecipazioni statali e il Ministro della sanità" sono
sostituite dalle seguenti: "di concerto con i Ministri dell’industria, del commercio e dell’artigianato, dell’ambiente e della sanità" .

3. Dall’attuazione del presente decreto non devono derivare maggiori oneri o minori entrate a carico dello Stato.

4. Il Consorzio obbligatorio delle batterie al piombo esauste e dei rifiuti piombosi di cui all’articolo 9-quinquies del decreto legge 9
settembre 1988, n. 397, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 novembre 1988, n. 475 , ha personalità giuridica di diritto privato.

5. Il Consorzio obbligatorio degli oli usati di cui all’articolo 11 del decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 95 , ha personalità giuridica
di diritto privato.

6. Nell’assegnazione delle risorse stanziate, ancora disponibili, del decreto legge 31 agosto 1987, n. 361, convertito con modificazioni
dalla legge 29 ottobre 1987, n. 441 , si prescinde dalle specificazioni di cui agli articoli 1, 1-bis e 1-ter e dalle tipologie impiantistiche ivi
indicate.

7. Le disposizioni del Titolo II del presente decreto entrano in vigore dal 1° maggio 1997.

7-bis. Le spese per l'indennita' e per il trattamento economico del personale di cui all'articolo 9 del decreto-legge 9 settembre 1988, n.
397, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 novembre 1988, n. 475, sono imputate sul capitolo 5940 dello stato di previsione del
Ministero dell'ambiente. Il trattamento economico resta a carico delle istituzioni di appartenenza, previa intesa con le medesime, nel caso
in cui il personale svolga attivita' di comune interesse.

Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sarà inserito nella raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica Italiana. È
fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.



ALLEGATO A

(previsto dall’articolo 6, comma 1, lettera a)

1- Categorie di rifiuti (*)

Q1 Residui di produzione o di consumo in appresso non specificati

Q2 Prodotti fuori norma

Q3 Prodotti scaduti

Q4 Sostanze accidentalmente riversate, perdute o aventi subito qualunque altro incidente, compresi tutti i materiali, le attrezzature, ecc.
contaminati in seguito all’incidente in questione

Q5 Sostanze contaminate o insudiciate in seguito ad attività volontarie (a esempio residui di operazioni di pulizia, materiali da
imballaggio, contenitori, ecc.)

Q6 Elementi inutilizzabili (a esempio batterie fuori uso, catalizzatori esausti, ecc.)

Q7 Sostanze divenute inadatte all’impiego (a esempio acidi contaminati, solventi contaminati, sali da rinverdimento esauriti, ecc.)

Q8 Residui di processi industriali (a esempio scorie, residui di distillazione, ecc.)

Q9 Residui di procedimenti antinquinamento (a esempio fanghi di lavaggio di gas, polveri di filtri dell’aria, filtri usati, ecc.)

Q10 Residui di lavorazione/sagomatura (a esempio trucioli di tornitura o di fresatura, ecc.)

Q11 Residui provenienti dall’estrazione e dalla preparazione delle materie prime (a esempio residui provenienti da attività minerarie o
petrolifere, ecc.)

Q12 Sostanze contaminate (a esempio olio contaminato da PCB, ecc.)

Q13 Qualunque materia, sostanza o prodotto la cui utilizzazione è giuridicamente vietata

Q14 Prodotti di cui il detentore non si serve più (a esempio articoli messi fra gli scarti dell’agricoltura, dalle famiglie, dagli uffici, dai
negozi, dalle officine, ecc.)

Q15 Materie, sostanze o prodotti contaminati provenienti da attività di riattamento di terreni

Q16 Qualunque sostanza, materia o prodotto che non rientri nelle categorie sopra elencate

(*) Trattasi dell’allegato I alla direttiva 91/156/CEE

2 - Catalogo Europeo dei Rifiuti (**)

Nota introduttiva

1. L’articolo 1 lettera a) della direttiva 75/442/CEE definisce il termine "rifiuti" nel modo seguente: "qualsiasi sostanza od oggetto che
rientri nelle categorie riportate nell’allegato I e di cui il detentore si disfi o abbia deciso o abbia l’obbligo di disfarsi".

2. Il secondo capoverso dell’articolo 1 lettera a) stabilisce che la Commissione, conformemente alla procedura di cui all’articolo 18,
prepari un elenco dei rifiuti che rientrano nelle categorie di cui all’allegato I. Tale elenco è noto più comunemente come Catalogo
Europeo dei Rifiuti (CER) e si applica a tutti i rifiuti, siano essi destinati allo smaltimento o al recupero.

3. Il Catalogo europeo dei rifiuti è un elenco armonizzato, non esaustivo, di rifiuti e sarà pertanto oggetto di periodica revisione e, se
necessario, di modifiche, conformemente alla procedura del comitato. Tuttavia, un materiale figurante nel Catalogo non è in tutte le
circostanze un rifiuto, ma solo quando esso soddisfa la definizione di rifiuto.

4. I rifiuti figuranti nel CER sono soggetti alle disposizioni della direttiva a meno che si applichi ad essi l’articolo 2 paragrafo 1 lettera
b) di detta direttiva.

5. Il Catalogo vuole essere una nomenclatura di riferimento con una terminologia comune per tutta la Comunità allo scopo di
migliorare tutte le attività connesse alla gestione dei rifiuti. A questo riguardo, il Catalogo Europeo dei Rifiuti dovrebbe diventare il
riferimento di base del programma comunitario di statistiche sui rifiuti lanciato con la risoluzione del Consiglio, del 7 maggio 1990,
sulla politica relativa alla gestione dei rifiuti.

6. Il CER viene adeguato in modo da tener conto dei progressi scientifici e tecnici, in conformità della procedura di cui all’articolo 18
della direttiva.

7. Ciascun codice dei rifiuti figurante nel Catalogo deve sempre essere inserito nel contesto a cui si riferisce.

8. Il Catalogo non pregiudica l’applicazione dell’elenco di "rifiuti pericolosi" disposto dall’articolo 1, paragrafo 4 della direttiva
91/689/CEE del Consiglio, del 12 dicembre 1991, sui rifiuti pericolosi.

Indice

01 00 00 Rifiuti derivanti dalla prospezione, l’estrazione, il trattamento e l’ulteriore lavorazione di minerali e materiali di cava

02 00 00 Rifiuti provenienti da produzione, trattamento e preparazione di alimenti in agricoltura, orticoltura, caccia, pesca ed
acquicoltura

03 00 00 Rifiuti della lavorazione del legno e della produzione di carta, polpa, cartone, pannelli e mobili

04 00 00 Rifiuti della produzione conciaria e tessile

05 00 00 Rifiuti della raffinazione del petrolio, purificazione del gas naturale e trattamento pirolitico del carbone

06 00 00 Rifiuti da processi chimici inorganici

07 00 00 Rifiuti da processi chimici organici

08 00 00 Rifiuti da produzione, formulazione, fornitura ed uso (PFFU) di rivestimenti (pitture, vernici e smalti vetrati), sigillanti, e
inchiostri per stampa

09 00 00 Rifiuti dell’industria fotografica

10 00 00 Rifiuti inorganici provenienti da processi termici

11 00 00 Rifiuti inorganici contenenti metalli provenienti dal trattamento e ricopertura di metalli; idrometallurgia non ferrosa

12 00 00 Rifiuti di lavorazione e di trattamento superficiale di metalli, e plastica

13 00 00 Oli esausti (tranne gli oli commestibili 05 00 00 e 12 00 00)

14 00 00 Rifiuti di sostanze organiche utilizzate come solventi (tranne 07 00 00 e 08 00 00)

15 00 00 Imballaggi, assorbenti; stracci, materiali filtranti e indumenti protettivi (non specificati altrimenti)

16 00 00 Rifiuti non specificati altrimenti nel Catalogo 1

17 00 00 Rifiuti di costruzioni e demolizioni (compresa la costruzione di strade)

18 00 00 Rifiuti di ricerca medica e veterinaria (tranne i rifiuti di cucina e di ristorazione che non derivino direttamente da luoghi di
cura)

19 00 00 Rifiuti da impianti di trattamento rifiuti, impianti di trattamento acque reflue fuori sito e industrie dell’acqua

20 00 00 Rifiuti solidi urbani ed assimilabili da commercio, industria ed istituzioni inclusi i rifiuti della raccolta differenziata

01 00 00 Rifiuti derivanti dalla prospezione, l’estrazione, il trattamento e l’ulteriore lavorazione di minerali e materiali
di cava

01 01 00 rifiuti di estrazione di minerali

01 01 01 rifiuti di estrazione di minerali metalliferi

01 01 02 rifiuti di estrazione di minerali non metalliferi

01 02 00 rifiuti derivanti dal trattamento di minerali

01 02 01 rifiuti derivanti dal trattamento di minerali metalliferi

01 02 02 rifiuti derivanti dal trattamento di minerali non metalliferi

01 03 00 rifiuti derivanti da ulteriori trattamenti chimici e fisici di minerali metalliferi

01 03 01 colle

01 03 02 polveri e rifiuti polverosi

01 03 03 fanghi rossi dalla produzione di allumina

01 03 99 rifiuti non specificati altrimenti

01 04 00 rifiuti derivanti da ulteriori trattamenti chimici e fisici di minerali non metalliferi

01 04 01 ghiaia e rocce triturate di scarto

01 04 02 sabbia e argilla di scarto

01 04 03 polveri e rifiuti polverosi

01 04 04 rifiuti della produzione di potassa e salgemma

01 04 05 rifiuti derivanti dal lavaggio e dalla pulitura di minerali

01 04 06 rifiuti derivanti dalla lavorazione della pietra

01 04 99 rifiuti non specificati altrimenti

01 05 00 fanghi di perforazione ed altri rifiuti di perforazione

01 05 01 fanghi di perforazione e rifiuti contenenti petrolio

01 05 02 fanghi di perforazione e rifiuti contenenti barite

01 05 03 fanghi di perforazione e rifiuti contenenti cloruri

01 05 04 fanghi e rifiuti di perforazione di pozzi per acque dolci

01 05 99 rifiuti non specificati altrimenti



02 00 00 Rifiuti provenienti da produzione, trattamento e preparazione di alimenti in agricoltura, orticoltura, caccia,
pesca ed acquicoltura

02 01 00 rifiuti delle produzioni primarie

02 01 01 fanghi da operazioni di lavaggio e pulizia

02 01 02 scarti animali

02 01 03 scarti vegetali

02 01 04 rifiuti di plastica (esclusi imballaggi)

02 01 05 rifiuti agrochimici

02 01 06 feci animali, urine e letame (comprese le lettiere usate), effluenti, raccolti separatamente e trattati fuori sito

02 01 07 rifiuti derivanti dalla silvicoltura

02 01 99 rifiuti non specificati altrimenti

02 02 00 rifiuti della preparazione e del trattamento di carne, pesce ed altri alimenti di origine animale

02 02 01 fanghi da operazioni di lavaggio e pulizia

02 02 02 scarti animali

02 02 03 scarti inutilizzabili per il consumo o la trasformazione

02 02 04 fanghi dal trattamento sul posto di effluenti

02 02 99 rifiuti non specificati altrimenti

02 03 00 rifiuti della preparazione e del trattamento di frutta, vegetali, cereali, oli alimentari, cacao, caffè, tabacco; della produzione di
conserve alimentari; della lavorazione del tabacco

02 03 01 fanghi derivanti da operazioni di lavaggio, pulizia, sbucciatura, centrifugazione e separazione di componenti

02 03 02 rifiuti dall’impiego di conservanti

02 03 03 rifiuti da separazione con solventi

02 03 04 scarti inutilizzabili per il consumo o la trasformazione

02 03 05 fanghi dal trattamento sul posto degli effluenti

02 03 99 rifiuti non specificati altrimenti

02 04 00 rifiuti della raffinazione dello zucchero

02 04 01 terra derivante da operazioni di pulizia e lavaggio delle barbabietole

02 04 02 carbonato di calcio fuori specifica

02 04 03 fanghi dal trattamento sul posto degli effluenti

02 04 99 rifiuti non specificati altrimenti

02 05 00 rifiuti dell’industria lattiero casearia

02 05 01 scarti inutilizzabili per il consumo o la trasformazione

02 05 02 fanghi dal trattamento sul posto degli effluenti

02 05 99 rifiuti non specificati altrimenti

02 06 00 rifiuti della pasta e della panificazione

02 06 01 scarti inutilizzabili per il consumo o la trasformazione

02 06 02 rifiuti dall’impiego di conservanti

02 06 03 fanghi dal trattamento sul posto degli effluenti

02 06 99 rifiuti non specificati altrimenti

02 07 00 rifiuti dalla produzione di bevande alcoliche ed analcoliche (tranne caffè, tè e cacao)

02 07 01 rifiuti da operazioni di lavaggio, pulizia e macinazione della materia prima

02 07 02 rifiuti della distillazione di bevande alcoliche

02 07 03 rifiuti da trattamenti chimici

02 07 04 scarti inutilizzabili per il consumo o la trasformazione

02 07 05 fanghi dal trattamento sul posto degli effluenti

02 07 99 rifiuti non specificati altrimenti

03 00 00 Rifiuti della lavorazione del legno e della produzione di carta, polpa, cartone, pannelli e mobili

03 01 00 rifiuti della lavorazione del legno e della produzione di pannelli e mobili

03 01 01 scarti di corteccia e sughero

03 01 02 segatura

03 01 03 scarti di rasatura, taglio, impiallacciatura, legno deteriorato

03 01 99 rifiuti non specificati altrimenti

03 02 00 rifiuti dei trattamenti conservativi del legno

03 02 01 prodotti per i trattamenti conservativi del legno contenenti composti organici non alogenati

03 02 02 prodotti per i trattamenti conservativi del legno contenenti composti organici clorurati

03 02 03 prodotti per i trattamenti conservativi del legno contenenti composti organo-metallici

03 02 04 prodotti per i trattamenti conservativi del legno contenenti composti inorganici

03 03 00 rifiuti della produzione e della lavorazione di carta, polpa e cartone

03 03 01 corteccia

03 03 02 fecce e fanghi (recupero dei bagni di macerazione)

03 03 03 fanghi derivanti da trattamenti di sbianca con ipocloriti e cloro

03 03 04 fanghi derivanti da altri trattamenti di sbianca

03 03 05 fanghi derivanti da processi di deinchiostrazione nel riciclaggio della carta

03 03 06 fibra e fanghi di carta

03 03 07 scarti del riciclaggio della carta e del cartone

03 03 99 rifiuti non specificati altrimenti



04 00 00 Rifiuti della produzione conciaria e tessile

04 01 00 rifiuti dell’industria della lavorazione della pelle

04 01 01 carniccio e frammenti di calce

04 01 02 rifiuti di calcinazione

04 01 03 bagni di sgrassatura esauriti contenenti solventi senza fase liquida

04 01 04 liquido di concia contenente cromo

04 01 05 liquido di concia non contenente cromo

04 01 06 fanghi contenenti cromo

04 01 07 fanghi non contenenti cromo

04 01 08 cuoio conciato, scarti, cascami, ritagli, polveri di lucidatura contenenti cromo

04 01 09 cascami e ritagli da operazioni di confezionamento e finitura

04 01 99 rifiuti non specificati altrimenti

04 02 00 rifiuti dell’industria tessile

04 02 01 rifiuti da fibre tessili grezze ed altre sostanze fibrose naturali, principalmente di origine vegetale

04 02 02 rifiuti da fibre tessili grezze principalmente di origine animale

04 02 03 rifiuti da fibre tessili grezze principalmente artificiali o sintetiche

04 02 04 rifiuti da fibre tessili grezze miste prima della filatura e della tessitura

04 02 05 rifiuti da fibre tessili lavorate principalmente di origine vegetale

04 02 06 rifiuti da fibre tessili lavorate principalmente di origine animale

04 02 07 rifiuti da fibre tessili lavorate principalmente artificiali o sintetiche

04 02 08 rifiuti da fibre tessili lavorate miste

04 02 09 rifiuti da materiali compositi (fibre impregnate, elastomeri, plastomeri)

04 02 10 materiale organico proveniente da prodotti naturali (es. grasso, cera)

04 02 11 rifiuti contenenti composti alogenati da operazioni di confezionamento e finitura 04 02 12 rifiuti non contenenti composti
alogenati da operazioni di confezionamento e finitura

04 02 13 tinture e pigmenti

04 02 99 rifiuti non specificati altrimenti

05 00 00 Rifiuti della raffinazione del petrolio purificazione del gas naturale e trattamento pirolitico del carbone

05 01 00 residui oleosi e rifiuti solidi

05 01 01 fanghi da trattamento sul posto degli effluenti

05 01 02 fanghi da processi di dissalazione

05 01 03 morchie e fondi di serbatoi

05 01 04 fanghi acidi da processi di alchilazione

05 01 05 perdite di olio

05 01 06 fanghi da impianti, apparecchiature e operazioni di manutenzione

05 01 07 catrami acidi

05 01 08 altri catrami

05 01 99 rifiuti non specificati altrimenti

05 02 00 residui non oleosi e rifiuti solidi

05 02 01 fanghi di trattamento acqua alimentazione caldaie

05 02 02 rifiuti da torri di raffreddamento

05 02 99 rifiuti non specificati altrimenti

05 03 00 catalizzatori esauriti

05 03 01 catalizzatori esauriti contenenti metalli preziosi

05 03 02 altri catalizzatori esauriti

05 04 00 filtri di argilla esauriti

05 04 01 filtri di argilla esauriti

05 05 00 rifiuti dei processi di desolforazione del petrolio

05 05 01 rifiuti contenenti zolfo

05 05 99 rifiuti non specificati altrimenti

05 06 00 rifiuti dal trattamento pirolitico del carbone

05 06 01 catrami acidi

05 06 02 asfalto

05 06 03 altri catrami

05 06 04 rifiuti da torri di raffreddamento

05 06 99 rifiuti non specificati altrimenti

05 07 00 rifiuti dal processo di purificazione del gas naturale

05 07 01 fanghi contenenti mercurio

05 07 02 rifiuti contenenti zolfo

05 07 99 rifiuti non specificati altrimenti

05 08 00 rifiuti dalla rigenerazione dell’olio

05 08 01 filtri di argilla esauriti

05 08 02 catrami acidi

05 08 03 altri catrami

05 08 04 rifiuti liquidi acquosi dalla rigenerazione dell’olio

05 08 99 rifiuti non specificati altrimenti



06 00 00 Rifiuti da processi chimici inorganici

06 01 00 soluzioni acide di scarto

06 01 01 acido solforoso e solforico

06 01 02 acido cloridrico

06 01 03 acido fluoridrico

06 01 04 acido fosforoso e fosforico

06 01 05 acido nitroso e nitrico

06 01 99 rifiuti non specificati altrimenti

06 02 00 soluzioni alcaline

06 02 01 idrossido di calcio

06 02 02 soda (idrossido di sodio)

06 02 03 ammoniaca

06 02 99 rifiuti non specificati altrimenti

06 03 00 sali e loro soluzioni

06 03 01 carbonati (tranne 02 04 02 e 19 10 03)

06 03 02 soluzioni saline contenenti solfati, solfiti e solfuri

06 03 03 sali solidi contenenti solfati, solfiti e solfuri

06 03 04 soluzioni saline contenenti cloruri, fluoruri ed altri alogenuri

06 03 05 sali solidi contenenti cloruri, fluoruri ed altri sali solidi di alogenati

06 03 06 soluzioni saline contenenti fosfati e sali solidi collegati

06 03 07 fosfati e sali solidi collegati

06 03 08 soluzioni saline contenenti nitrati e composti collegati

06 03 09 sali solidi contenenti nitruri (nitrometalli)

06 03 10 sali solidi contenenti ammonio

06 03 11 sali e soluzioni contenenti cianuri

06 03 12 sali e soluzioni contenenti composti organici

06 03 99 rifiuti non specificati altrimenti

06 04 00 rifiuti contenenti metalli

06 04 01 ossidi metallici

06 04 02 sali metallici (tranne 06 03 00)

06 04 03 rifiuti contenenti arsenico

06 04 04 rifiuti contenenti mercurio

06 04 05 rifiuti contenenti altri metalli pesanti

06 04 99 rifiuti non specificati altrimenti

06 05 00 fanghi da trattamento sul posto degli effluenti

06 05 01 fanghi da trattamento sul posto degli effluenti

06 06 00 rifiuti da processi chimici dello zolfo (produzione e trasformazione) e da processi di desolforazione

06 06 01 rifiuti contenenti zolfo

06 06 99 rifiuti non specificati altrimenti

06 07 00 rifiuti da processi chimici degli alogeni

06 07 01 rifiuti contenenti amianto da processi elettrolitici

06 07 02 carbone attivo dalla produzione di cloro

06 07 99 rifiuti non specificati altrimenti

06 08 00 rifiuti dalla produzione di silicio e di derivati del silicio

06 08 01 rifiuti dalla produzione di silicio e di derivati del silicio

06 09 00 rifiuti da processi chimici del fosforo

06 09 01 fosfogesso

06 09 02 scorie contenenti fosforo

06 09 99 rifiuti non specificati altrimenti

06 10 00 rifiuti da processi chimici dell’azoto e produzione di fertilizzanti

06 10 01 rifiuti da processi chimici dell’azoto e produzione di fertilizzanti

06 11 00 rifiuti dalla produzione di pigmenti inorganici ed opacificanti

06 11 01 gesso dalla produzione di biossido di titanio

06 11 99 rifiuti non specificati altrimenti

06 12 00 rifiuti da produzione, uso e rigenerazione di catalizzatori

06 12 01 catalizzatori esauriti contenenti metalli preziosi

06 12 02 altri catalizzatori esauriti

06 13 00 rifiuti da altri processi chimici inorganici

06 13 01 pesticidi, biocidi ed agenti conservativi del legno di natura inorganica

06 13 02 carbone attivo esaurito (tranne 06 07 02)

06 13 03 nerofumo di gas

06 13 99 rifiuti non specificati altrimenti



07 00 00 Rifiuti da processi chimici organici

07 01 00 rifiuti da produzione, formulazione, fornitura ed uso (PFFU) di prodotti chimici organici di base

07 01 01 soluzioni acquose di lavaggio ed acque madri

07 01 02 fanghi da trattamento sul posto degli effluenti

07 01 03 solventi organici alogenati, soluzioni di lavaggio di acque madri

07 01 04 altri solventi organici, soluzioni di lavaggio ed acque madri

07 01 05 catalizzatori esauriti contenenti metalli preziosi

07 01 06 altri catalizzatori esauriti

07 01 07 fondi di distillazione e residui di reazione alogenati

07 01 08 altri fondi di distillazione e residui di reazione

07 01 09 residui di filtrazione, assorbenti esauriti contaminati da composti organici alogenati

07 01 10 altri residui di filtrazione e assorbenti esauriti

07 01 99 rifiuti non specificati altrimenti

07 02 00 rifiuti da PFFU di plastiche, gomme sintetiche e fibre artificiali

07 02 01 soluzioni di lavaggio e acque madri

07 02 02 fanghi da trattamento sul posto degli effluenti

07 02 03 solventi organici alogenati, soluzioni di lavaggio ed acque madri

07 02 04 altri solventi organici, soluzioni di lavaggio ed acque madri

07 02 05 catalizzatori esauriti contenenti metalli preziosi

07 02 06 altri catalizzatori esauriti

07 02 07 fondi di distillazione e residui di reazione alogenati

07 02 08 altri fondi di distillazione e residui di reazione

07 02 09 residui di filtrazione, assorbenti esauriti contaminati da composti organici alogenati

07 02 10 altri residui di filtrazione, assorbenti esauriti

07 02 99 rifiuti non specificati altrimenti

07 03 00 rifiuti da PFFU di coloranti e pigmenti organici (tranne 06 11 00)

07 03 01 soluzioni acquose di lavaggio ed acque madri

07 03 02 fanghi da trattamento sul posto di effluenti

07 03 03 solventi organici alogenati, soluzioni di lavaggio ed acque madri

07 03 04 altri solventi organici, soluzioni di lavaggio ed acque madri

07 03 05 catalizzatori esauriti contenenti metalli preziosi

07 03 06 altri catalizzatori esauriti

07 03 07 fondi di distillazione e residui di reazione alogenati

07 03 08 altri fondi di distillazione e residui di reazione

07 03 09 residui di filtrazione, assorbenti esauriti contaminati da composti organici alogenati

07 03 10 altri residui di filtrazione, assorbenti esauriti

07 03 99 rifiuti non specificati altrimenti

07 04 00 rifiuti da PFFU di pesticidi organici (tranne 02 01 05)

07 04 01 soluzioni acquose di lavaggio ed acque madri

07 04 02 fanghi da trattamento sul posto di effluenti

07 04 03 solventi organici alogenati, soluzioni di lavaggio ed acque madri

07 04 04 altri solventi organici, soluzioni di lavaggio ed acque madri

07 04 05 catalizzatori esauriti contenenti metalli preziosi

07 04 06 altri catalizzatori esauriti

07 04 07 fondi di distillazione e residui di reazione alogenati

07 04 08 altri fondi di distillazione e residui di reazione

07 04 09 residui di filtrazione, assorbenti esauriti contaminati da composti organici alogenati

07 04 10 altri residui di filtrazione, assorbenti esauriti

07 04 99 rifiuti non specificati altrimenti

07 05 00 rifiuti da PFFU di prodotti farmaceutici

07 05 01 soluzioni acquose di lavaggio ed acque madri

07 05 02 fanghi da trattamento sul posto di effluenti

07 05 03 solventi organici alogenati, soluzioni di lavaggio ed acque madri

07 05 04 altri solventi organici alogenati, soluzioni di lavaggio ed acque madri

07 05 05 catalizzatori esauriti contenenti metalli preziosi

07 05 06 altri catalizzatori esauriti

07 05 07 fondi di distillazione e residui di reazione alogenati

07 05 08 altri fondi di distillazione e residui di reazione

07 05 09 residui di filtrazione, assorbenti esauriti contaminati da composti organici alogenati

07 05 10 altri residui di filtrazione, assorbenti esauriti

07 05 99 rifiuti non specificati altrimenti

07 06 00 rifiuti da PFFU di cere, grassi, saponi, detergenti, disinfettanti e cosmetici

07 06 01 soluzioni acquose di lavaggio ed acque madri

07 06 02 fanghi da trattamento sul posto di effluenti

07 06 03 solventi organici alogenati, soluzioni di lavaggio ed acque madri

07 06 04 altri solventi organici, soluzioni di lavaggio ed acque madri

07 06 05 catalizzatori esauriti contenenti metalli preziosi

07 06 06 altri catalizzatori esauriti

07 06 07 fondi di distillazione e residui di reazione alogenati

07 06 08 altri fondi di distillazione e residui di reazione

07 06 09 residui di filtrazione, assorbenti esauriti contaminati da composti organici alogenati

07 06 10 altri residui di filtrazione, assorbenti esauriti

07 06 99 rifiuti non specificati altrimenti

07 07 00 rifiuti da PFFU di prodotti della chimica fine e prodotti chimici non specificati altrimenti

07 07 01 soluzioni acquose di lavaggio ed acque madri

07 07 02 fanghi da trattamento sul posto di effluenti

07 07 03 solventi organici alogenati, soluzioni di lavaggio ed acque madri

07 07 04 altri solventi organici, soluzioni di lavaggio ed acque madri

07 07 05 catalizzatori esauriti contenenti metalli preziosi

07 07 06 altri catalizzatori esauriti

07 07 07 fondi di distillazione e residui di reazione alogenati

07 07 08 altri fondi di distillazione e residui di reazione

07 07 09 residui di filtrazione, assorbenti esauriti contaminati da composti organici alogenati

07 07 10 altri residui di filtrazione, assorbenti esauriti

07 07 99 rifiuti non specificati altrimenti



08 00 00 Rifiuti da produzione, formulazione, fornitura ed uso (PFFU) di rivestimenti (pitture, vernici e smalti vetrati),
sigillanti e inchiostri per stampa

08 01 00 rifiuti da PFFU di pitture e vernici

08 01 01 pitture e vernici di scarto contenenti solventi organici alogenati

08 01 02 pitture e vernici di scarto contenenti solventi organici non alogenati

08 01 03 pitture e vernici di scarto a base acquosa

08 01 04 pitture in polvere

08 01 05 pitture e vernici indurite

08 01 06 fanghi derivanti da operazioni di scrostatura e sverniciatura contenenti solventi alogenati

08 01 07 fanghi provenienti da operazioni di scrostatura e sverniciatura non contenenti solventi alogenati

08 01 08 fanghi di pitture o vernici a base acquosa

08 01 09 rifiuti di scrostatura e sverniciatura (tranne 08 01 05 e 08 01 06)

08 01 10 sospensioni acquose contenenti pitture e vernici

08 01 99 rifiuti non specificati altrimenti

08 02 00 rifiuti da PFFU di altri rivestimenti (inclusi materiali ceramici)

08 02 01 polveri di scarto di rivestimenti

08 02 02 fanghi acquosi contenenti materiali ceramici

08 02 03 sospensioni acquose contenenti materiali ceramici

08 02 99 rifiuti non specificati altrimenti

08 03 00 rifiuti da PFFU di inchiostri per stampa

08 03 01 inchiostri di scarto contenenti solventi alogenati

08 03 02 inchiostri di scarto non contenenti solventi alogenati

08 03 03 inchiostri di scarto a base acquosa

08 03 04 inchiostro essiccato

08 03 05 fanghi di inchiostri contenenti solventi alogenati

08 03 06 fanghi di inchiostri non contenenti solventi alogenati

08 03 07 fanghi acquosi contenenti inchiostro

08 03 08 soluzioni acquose contenenti inchiostro

08 03 09 toner per stampa esaurito (comprese le cartucce)

08 03 99 rifiuti non specificati altrimenti

08 04 00 rifiuti da PFFU di adesivi e sigillanti (inclusi prodotti impermeabilizzanti)

08 04 01 adesivi e sigillanti di scarto contenenti solventi alogenati

08 04 02 adesivi e sigillanti di scarto non contenenti solventi alogenati

08 04 03 adesivi e sigillanti di scarto a base acquosa

08 04 04 adesivi e sigillanti induriti

08 04 05 fanghi di adesivi e sigillanti contenenti solventi alogenati

08 04 06 fanghi di adesivi e sigillanti non contenenti solventi alogenati

08 04 07 fanghi di adesivi e sigillanti a base acquosa

08 04 08 soluzioni acquose contenenti adesivi e sigillanti

08 04 99 rifiuti non specificati altrimenti





09 00 00 Rifiuti dell’industria foto-grafica

09 01 00 rifiuti dell’industria foto-grafica

09 01 01 soluzioni di sviluppo e attivanti a base acquosa

09 01 02 soluzioni di sviluppo per lastre off-set a base acquosa

09 01 03 soluzioni di sviluppo a base solvente

09 01 04 soluzioni di fissaggio

09 01 05 soluzioni di lavaggio e di lavaggio del fissatore

09 01 06 rifiuti contenenti argento dal trattamento sul posto di rifiuti fotografici

09 01 07 carta e pellicole per fotografia contenenti argento o composti dell’argento

09 01 08 carta e pellicole per fotografia non contenenti argento o composti dell’argento

09 01 09 macchine fotografiche usa e getta con batterie

09 01 10 macchine fotografiche usa e getta senza batterie

09 01 99 rifiuti non specificati altrimenti



10 00 00 Rifiuti inorganici provenienti da processi termici

10 01 00 rifiuti di centrali termiche ed altri impianti termici (eccetto 19 00 00)

10 01 01 ceneri pesanti

10 01 02 ceneri leggere

10 01 03 ceneri leggere e torba

10 01 04 ceneri leggere di olio

10 01 05 rifiuti solidi derivanti da reazioni a base di calcio nei processi di desolforazione dei fumi

10 01 06 altri rifiuti solidi derivanti dal trattamento dei fumi

10 01 07 fanghi derivanti da reazioni a base di calcio nei processi di desolforazione dei fumi

10 01 08 altri fanghi derivanti dal trattamento dei fumi

10 01 09 acido solforico

10 01 10 catalizzatori esauriti, ad esempio per la denitrificazione

10 01 11 fanghi acquosi da operazioni di pulizia caldaia

10 01 12 rivestimenti e refrattari inutilizzabili

10 01 99 rifiuti non specificati altrimenti

10 02 00 rifiuti dell’industria del ferro e dell’acciaio

10 02 01 rifiuti della trasformazione delle scorie

10 02 02 scorie non trasformate

10 02 03 rifiuti solidi derivanti dal trattamento dei fumi

10 02 04 fanghi derivanti dal trattamento dei fumi

10 02 05 altri fanghi

10 02 06 rivestimenti e refrattari inutilizzabili

10 02 99 altri rifiuti non specificati altrimenti

10 03 00 rifiuti della metallurgia termica dell’alluminio

10 03 01 catrami ed altri rifiuti contenenti carbone dalla produzione degli anodi

10 03 02 frammenti di anodi

10 03 03 scorie

10 03 04 scorie bianche e incrostazioni di prima fusione

10 03 05 polvere di allumina

10 03 06 suole di carbone usate e materiali incombustibili dall’elettrolisi

10 03 07 rivestimenti di carbone usati

10 03 08 scorie saline di seconda fusione

10 03 09 scorie nere di seconda fusione

10 03 10 rifiuti dal trattamento di scorie saline

10 03 11 polveri di gas effluenti da camino

10 03 12 altre polveri e particolato (inclusa la polvere di macinazione)

10 03 13 rifiuti solidi derivanti dal trattamento fumi

10 03 14 fanghi derivanti dal trattamento fumi

10 03 99 rifiuti non specificati altrimenti

10 04 00 rifiuti della metallurgia termica del piombo

10 04 01 scorie (di prima e seconda fusione)

10 04 02 incrostazioni e loppe (prima e seconda fusione)

10 04 03 arsenato di calcio

10 04 04 polveri dai gas effluenti da camino

10 04 05 altre polveri e particolato

10 04 06 rifiuti solidi derivanti dal trattamento fumi

10 04 07 fanghi derivanti dal trattamento fumi

10 04 08 rivestimenti e refrattari inutilizzabili

10 04 99 rifiuti non specificati altrimenti

10 05 00 rifiuti della metallurgia termica dello zinco

10 05 01 scorie (di prima e seconda fusione)

10 05 02 incrostazioni e loppe (prima e seconda fusione)

10 05 03 polveri dai gas effluenti da camino

10 05 04 altre polveri e particolato

10 05 05 rifiuti solidi derivanti dal trattamento fumi

10 05 06 fanghi derivanti dal trattamento fumi

10 05 07 rivestimenti e refrattari inutilizzabili

10 05 99 rifiuti non specificati altrimenti

10 06 00 rifiuti della metallurgia termica del rame

10 06 01 scorie (prima e seconda fusione)

10 06 02 incrostazioni e loppe (prima e seconda fusione)

10 06 03 polveri dai gas effluenti da camino

10 06 04 altre polveri e particolato

10 06 05 rifiuti della raffinazione elettrolitica

10 06 06 rifiuti dei trattamenti ad umido dei fumi

10 06 07 rifiuti dei trattamenti a secco dei fumi

10 06 08 rivestimenti e refrattari inutilizzabili

10 06 99 rifiuti non specificati altrimenti

10 07 00 rifiuti della metallurgia termica di argento, oro e platino

10 07 01 scorie (di prima e seconda fusione)

10 07 02 incrostazioni e loppe (prima e seconda fusione)

10 07 03 rifiuti solidi derivanti dal trattamento fumi

10 07 04 altre polveri e particolato

10 07 05 fanghi derivanti dal trattamento fumi

10 07 06 rivestimenti e refrattari inutilizzabili

10 07 99 rifiuti non specificati altrimenti

10 08 00 rifiuti di altri processi metallurgici non ferrosi

10 08 01 scorie (prima e seconda fusione)

10 08 02 incrostazioni e loppe (prima e seconda fusione)

10 08 03 polveri dai gas effluenti dai camini

10 08 04 altre polveri e particolato

10 08 05 rifiuti solidi derivanti dal trattamento fumi

10 08 06 fanghi derivanti dal trattamento fumi

10 08 07 rivestimenti e refrattari inutilizzabili

10 08 99 rifiuti non specificati altrimenti

10 09 00 rifiuti della fusione di materiali ferrosi

10 09 01 forme di scarto contenenti leganti organici inutilizzate

10 09 02 forme contenenti leganti organici utilizzate

10 09 03 scorie di fusione

10 09 04 polveri di fornace

10 09 99 rifiuti non specificati altrimenti

10 10 00 rifiuti della fusione di materiali non ferrosi

10 10 01 forme di scarto contenenti leganti organici inutilizzate

10 10 02 forme contenenti leganti organici utilizzate

10 10 03 scorie di fusione

10 10 04 polveri di fornace

10 10 99 rifiuti non specificati altrimenti

10 11 00 rifiuti della fabbricazione del vetro e di prodotti di vetro

10 11 01 miscela di preparazione scartata prima del processo di vetro

10 11 02 vetro di scarto

10 11 03 materiali di scarto a base di vetro

10 11 04 polveri dai gas effluenti da camino

10 11 05 altre polveri e particolato

10 11 06 rifiuti solidi derivanti dal trattamento fumi

10 11 07 fanghi derivanti dal trattamento fumi

10 11 08 rivestimenti e refrattari inutilizzabili

10 11 99 rifiuti non specificati altrimenti

10 12 00 rifiuti della fabbricazione di prodotti di ceramica, mattoni, mattonelle e materiali da costruzione

10 12 01 miscela di preparazione scartata prima del processo termico

10 12 02 polveri dai gas effluenti da camino

10 12 03 altre polveri e particolato

10 12 04 rifiuti solidi derivanti dal trattamento fumi

10 12 05 fanghi derivanti dal trattamento fumi

10 12 06 stampi inutilizzabili

10 12 07 rivestimenti e refrattari inutilizzabili

10 12 99 rifiuti non specificati altrimenti

10 13 00 rifiuti della fabbricazione di cemento, calce e gesso e manufatti con questi materiali

10 13 01 miscela di preparazione scartata prima del processo termico

10 13 02 rifiuti della fabbricazione di amianto cemento

10 13 03 rifiuti della fabbricazione di altri materiali compositi in cemento

10 13 01 rifiuti della calcinazione e dell’idratazione del calcare

10 13 05 rifiuti solidi derivanti dal trattamento fumi

10 13 06 altre polveri e particolato

10 13 07 fanghi derivanti dal trattamento fumi

10 13 08 rivestimenti e refrattari inutilizzabili

10 13 99 rifiuti non specificati altrimenti



11 00 00 Rifiuti inorganici contenenti metalli provenienti dal trattamento e ricopertura di metalli; idrometallurgia non
ferrosa

11 01 00 rifiuti liquidi e fanghi dal trattamento e ricopertura di metalli (ad esempio, processi galvanici, zincatura, decappaggio, incisione,
fosfatazione, sgrassaggio con alcali)

11 01 01 soluzioni alcaline da cianuri contenenti metalli pesanti tranne cromo

11 01 02 soluzioni alcaline da cianuri non contenenti metalli pesanti

11 01 03 rifiuti contenenti cromo da non cianuri

11 01 04 rifiuti non contenenti cromo e cianuri

11 01 05 soluzioni acide di decappaggio

11 01 06 acidi non specificati altrimenti

11 01 07 alcali non specificati altrimenti

11 01 08 fanghi di fosfatazione

11 02 00 rifiuti e fanghi da processi idrometallurgici di metalli non ferrosi

11 02 01 rifiuti da processi idrometallurgici del rame

11 02 02 rifiuti da processi idrometallurgici dello zinco (compresi jarosite, goethite)

11 02 03 rifiuti della produzione di anodi per processi elettrolitici acquosi

11 02 04 fanghi non specificati altrimenti

11 03 00 rifiuti e fanghi da processi di tempra

11 03 01 rifiuti contenenti cianuri

11 03 02 altri rifiuti

11 04 00 altri rifiuti inorganici contenenti metalli non specificati altrimenti

11 04 01 altri rifiuti inorganici contenenti metalli non specificati altrimenti



12 00 00 Rifiuti di lavorazione e di trattamento superficiale di metalli e plastica

12 01 00 rifiuti di lavorazione (forgiatura, saldatura, stampaggio, trafilatura, smussamento, perforazione, taglio, troncatura e limatura)

12 01 01 limatura, scaglie e polveri di metalli ferrosi

12 01 02 altre particelle di metalli ferrosi

12 01 03 limatura, scaglie e polveri di metalli non ferrosi

12 01 04 altre particelle di metalli non ferrosi

12 01 05 particelle di plastica

12 01 06 oli esauriti per macchinari contenenti alogeni (non emulsionati)

12 01 07 oli esauriti per macchinari non

contenenti alogeni (non emulsionati)

12 01 08 emulsioni esauste per macchinari contenenti alogeni

12 01 09 emulsioni esauste per macchinari non contenenti alogeni

12 01 10 oli sintetici per macchinari

12 01 11 fanghi di lavorazione

12 01 12 grassi e cere esauriti

12 01 13 rifiuti di saldatura

12 01 99 rifiuti non specificati altrimenti

12 02 00 rifiuti di trattamento meccanico di superficie (sabbiatura, frantumazione, rettificazione, lappatura, lucidatura)

12 02 01 polvere per sabbiatura esausta

12 02 02 fanghi da rettifica, affilatura e lappatura

12 02 03 fanghi di lucidatura l 2 02 99 rifiuti non specificati altrimenti

12 03 00 rifiuti di processi di sgrassatura ad acqua e vapore (tranne 11 00 00)

12 03 01 soluzioni acquose di lavaggio

12 03 02 rifiuti di sgrassatura a vapore



13 00 00 Oli esauriti (tranne gli oli commestibili 05 00 00 e 12 00 00)

13 01 00 oli esauriti da circuiti idraulici e freni

13 01 01 oli per circuiti idraulici contenenti PCB e PCT

13 01 02 altri oli per circuiti idraulici (non emulsioni) contenenti composti organici clorurati

13 01 03 altri oli per circuiti idraulici (non emulsioni) non contenenti composti organici clorurati

13 01 04 emulsioni contenenti composti organici clorurati

13 01 05 emulsioni non contenenti composti organici clorurati

13 01 06 oli per circuiti idraulici a formulazione esclusivamente minerale

13 01 07 altri oli per circuiti idraulici

13 01 08 oli per freni

13 02 00 oli esauriti da motori, trasmissioni ed ingranaggi

13 02 01 oli esauriti da motore, trasmissioni ed ingranaggi contenenti composti organici clorurati

13 02 02 oli esauriti da motori, trasmissioni ed ingranaggi non contenenti composti organici clorurati

13 02 03 altri oli da motori, trasmissioni e ingranaggi

13 03 00 oli isolanti e di trasmissione di calore esauriti ed altri liquidi

13 03 01 oli isolanti e di trasmissione di calore esauriti ed altri liquidi contenenti PCB e PCT

13 03 02 altri oli isolanti e di trasmissione di calore ed altri liquidi contenenti composti organici clorurati

13 03 03 oli isolanti e di trasmissione di calore ed altri liquidi non contenenti composti organici clorurati

13 03 04 oli isolanti e termoconduttori ed altri liquidi a formulazione sintetica

13 03 05 oli isolanti e termoconduttori a formulazione minerale

13 04 00 oli di cala

13 04 01 oli di cala da navigazione interna

13 04 02 oli di cala derivanti dalle fognature dei moli

13 04 03 oli di cala da altre navigazioni

13 05 00 prodotti di separazione olio/acqua

13 05 01 solidi di separazione olio/acqua

13 05 02 fanghi di separazione olio/acqua

13 05 03 fanghi da collettori

13 05 04 fanghi o emulsioni da dissalatori

13 05 05 altre emulsioni

13 06 00 altri rifiuti oleosi non specificati altrimenti

13 06 01 altri rifiuti oleosi non specificati altrimenti

14 00 00 Rifiuti di sostanze organiche utilizzate come solventi (tranne 07 00 00 e 08 00 00)

14 01 00 rifiuti di sgrassaggio di metalli e manutenzione di apparecchiatura

14 01 01 clorofluorocarburi (CFC)

14 01 02 altri solventi alogenati e miscele solventi

14 01 03 altri solventi e miscele solventi

14 01 04 miscele acquose contenenti solventi alogenati

14 01 05 miscele acquose non contenenti solventi alogenati

14 01 06 fanghi o rifiuti solidi contenenti solventi alogenati

14 01 07 fanghi o rifiuti solidi non contenenti solventi alogenati

14 02 00 rifiuti dalla pulizia di tessuti

14 02 01 solventi alogenati e miscele di solventi

14 02 02 miscele di solventi o liquidi organici non contenenti solventi alogenati

14 02 03 fanghi o rifiuti solidi contenenti solventi alogenati

14 02 04 fanghi o rifiuti solidi contenenti altri solventi

14 03 00 rifiuti dell’industria elettronica

14 03 01 clorofluorocarburi (CFC)

14 03 02 altri solventi alogenati

14 03 03 solventi o miscele di solventi non contenenti solventi alogenati

14 03 04 fanghi o rifiuti solidi contenenti solventi alogenati

14 03 05 fanghi o rifiuti solidi contenenti altri solventi

14 04 00 rifiuti da refrigeranti e propellenti di schiuma/aerosol

14 04 01 clorofluorocarburi (CFC)

14 04 02 altri solventi alogenati e miscele di solventi

14 04 03 altri solventi o miscele di solventi

14 04 04 fanghi o rifiuti solidi contenenti solventi alogenati

14 04 05 fanghi o rifiuti solidi contenenti altri solventi

14 05 00 rifiuti da recupero di solventi e refrigeranti (fondi di distillazione)

14 05 01 clorofluorocarburi (CFC)

14 05 02 altri solventi alogenati e miscele di solventi

14 05 03 altri solventi e miscele di solventi

14 05 04 fanghi contenenti solventi alogenati

14 05 05 fanghi contenenti altri solventi



15 00 00 Imballaggi, assorbenti; stracci, materiali filtranti e indumenti protettivi (non specificati altrimenti)

15 01 00 imballaggi

15 01 01 carta e cartone

15 01 02 imballaggi in plastica

15 01 03 imballaggi in legno

15 01 04 imballaggi in metallo

15 01 05 imballaggi compositi

15 01 06 imballaggi in più materiali

15 02 00 assorbenti, materiali filtranti, stracci, indumenti protettivi

15 02 01 assorbenti, materiali filtranti, stracci, indumenti protettivi



16 00 00 Rifiuti non specificati altrimenti nel catalogo

16 01 00 veicoli fuori uso

16 01 01 catalizzatori contenenti metalli preziosi sostituiti in veicoli 16 01 02 altri catalizzatori sostituiti in veicoli

16 01 03 pneumatici usati

16 01 04 veicoli inutilizzabili

16 01 05 parti leggere provenute dalla demolizione di veicoli

16 01 99 rifiuti non specificati altrimenti

16 02 00 apparecchiature o parti di apparecchiature fuori uso

16 02 01 trasformatori o condensatori contenenti PCB o PCT

16 02 02 altro materiale elettronico fuori uso (per esempio: circuiti stampati)

16 02 03 apparecchiature contenenti clorofluorocarburi

16 02 04 apparecchiature fuori uso contenenti amianto in fibre

16 02 05 altre apparecchiature fuori uso

16 02 06 rifiuti derivanti dai processi di lavorazione dell’amianto

16 02 07 rifiuti derivanti dall’industria per la produzione di convertitori in plastica

16 02 08 rifiuti della demolizione dei veicoli

16 03 00 prodotti fuori specifica

16 03 01 prodotti fuori specifica inorganici

16 03 02 prodotti fuori specifica organici

16 04 00 rifiuti esplosivi di scarto

16 04 01 munizioni di scarto

16 04 02 fuochi artificiali di scarto

16 04 03 altri rifiuti esplosivi di scarto

16 05 00 gas e sostanze chimiche in contenitori

16 05 01 gas industriali contenuti in cilindri ad alta pressione, contenitori LPG e contenitori per aerosol industriali (compresi gli halon)

16 05 02 altri rifiuti contenenti prodotti chimici inorganici, es. sostanze chimiche di laboratorio non specificate altrimenti, polveri
estinguenti

16 05 03 altri rifiuti contenenti prodotti chimici organici, es. sostanze chimiche di laboratorio non specificate altrimenti

16 06 00 batterie ed accumulatori

16 06 01 accumulatori al piombo

16 06 02 accumulatori al nichelcadmio

16 06 03 pile a secco al mercurio

16 06 04 pile alcaline

16 06 05 altre pile ed accumulatori

16 06 06 elettroliti da pile e accumulatori

16 07 00 rifiuti della pulizia di serbatoi per trasporto e stoccaggio (tranne 05 00 00 e 12 00 00)

16 07 01 rifiuti della pulizia di cisterne di navi contenenti prodotti chimici

16 07 02 rifiuti della pulizia di cisterne di navi contenenti oli

16 07 03 rifiuti della pulizia di vagoni cisterne ed autocisterne contenenti oli

16 07 04 rifiuti della pulizia di vagoni cisterne ed autocisterne contenenti prodotti chimici

16 07 05 rifiuti della pulizia di serbatoi di stoccaggio contenenti prodotti chimici

16 07 06 rifiuti della pulizia di serbatoi di stoccaggio contenenti oli

16 07 07 rifiuti solidi dalla pulizia di stive di navi

16 07 99 rifiuti non specificati altrimenti



17 00 00 Rifiuti di costruzioni e demolizioni (compresa la costruzione di strade)



17 01 00 cemento, mattoni, mattonelle, ceramiche e materiali in gesso

17 01 01 cemento

17 01 02 mattoni

17 01 03 mattonelle e ceramica

17 01 04 materiali da costruzione a base di gesso

17 01 05 materiali da costruzione a base di amianto

17 02 00 legno, vetro e plastica

17 02 01 legno

17 02 02 vetro

17 02 03 plastica

17 03 00 asfalto, catrame e prodotti catramosi

17 03 01 asfalto contenente catrame

17 03 02 asfalto (non contenente catrame)

17 03 03 catrame e prodotti catramosi

17 04 00 metalli (incluse le loro leghe)

17 04 01 rame, bronzo, ottone

17 04 02 alluminio

17 04 03 piombo

17 04 04 zinco

17 04 05 ferro e acciaio

17 04 06 stagno

17 04 07 metalli misti

17 04 08 cavi

17 05 00 terra e materiali di dragaggio

17 05 01 terra e rocce

17 05 02 terra di dragaggio

17 06 00 materiale isolante

17 06 01 materiali isolanti contenenti amianto

17 06 02 altri materiali isolanti

17 07 00 rifiuti misti di costruzioni e demolizioni

17 07 01 rifiuti misti di costruzioni e demolizioni



18 00 00 Rifiuti di ricerca medica e veterinaria (tranne i rifiuti di cucina e di ristorazione che non derivino direttamente
da luoghi di cura)

18 01 00 rifiuti da maternità, diagnosi e prevenzione delle malattie negli uomini

18 01 01 oggetti da taglio (bisturi, rasoi)

18 01 02 parti anatomiche ed organi incluse le sacche per il plasma e le sostanze per la conservazione del sangue

18 01 03 altri rifiuti la cui raccolta e smaltimento richiede precauzioni particolari in funzione della prevenzione di infezioni

18 01 04 rifiuti la cui raccolta e smaltimento non richiede precauzioni particolari in funzione della prevenzione di infezioni (es.
abbigliamenti, contenitori ed indumenti monouso)

18 01 05 sostanze chimiche e medicinali di scarto

18 02 00 rifiuti della ricerca, diagnosi, trattamento e prevenzione delle malattie negli animali

18 02 01 oggetti da taglio (bisturi, rasoi)

18 02 02 altri rifiuti la cui raccolta e smaltimento richiede precauzioni particolari in funzione della prevenzione di infezioni

18 02 03 rifiuti la cui raccolta e smaltimento non richiede precauzioni particolari in funzione della prevenzione di infezioni 18 02 04
sostanze chimiche di scarto



19 00 00 Rifiuti da impianti di trattamento rifiuti, impianti di trattamento acque reflue fuori sito e industrie dell’acqua



19 01 00 rifiuti da incenerimento o pirolisi di rifiuti urbani ed assimilabili da commercio, industrie ed istituzioni

19 01 01 ceneri pesanti e scorie

19 01 02 materiali ferrosi separati dalle ceneri pesanti

19 01 03 ceneri leggere

19 01 04 polveri di caldaia

19 01 05 residui di filtrazione prodotti dagli impianti di trattamento dei fumi

19 01 06 acque reflue da trattamento dei fumi ed altre acque reflue

19 01 07 rifiuti solidi derivanti dal trattamento fumi

19 01 08 rifiuti di pirolisi

19 01 09 catalizzatori esauriti, ad esempio per l’abbattimento degli Nox

19 01 10 carbone attivo esaurito dal trattamento dei fumi

19 01 99 rifiuti non specificati altrimenti

19 02 00 rifiuti da trattamenti chimico/ fisici specifici di rifiuti industriali (ad esempio decromatazione, decianizzazione,
neutralizzazione)

19 02 01 fanghi di idrossidi di metalli ed altri fanghi da trattamento di precipitazione dei metalli

19 02 02 miscele di rifiuti per lo stoccaggio finale

19 03 00 rifiuti stabilizzati/solidificati

19 03 01 rifiuti stabilizzati/solidificati con leganti idraulici

19 03 02 rifiuti stabilizzati/solidificati con leganti organici

19 03 03 rifiuti stabilizzati con trattamenti biologici

19 04 00 rifiuti vetrificati e rifiuti di vetrificazione

19 04 01 rifiuti vetrificati

19 04 02 ceneri leggere ed altri rifiuti di trattamento dei fumi

19 04 03 fase solida non vetrificata

19 04 04 rifiuti acquosi dalla tempra di rifiuti vetrificati

19 05 00 rifiuti dal trattamento aerobico di rifiuti solidi

19 05 01 frazione non composta di rifiuti urbani e simili

19 05 02 frazione non composta di rifiuti animali e vegetali

19 05 03 composti fuori specifica

19 05 99 rifiuti non specificati altrimenti

19 06 00 rifiuti dal trattamento anaerobico dei rifiuti

19 06 01 fanghi da trattamento anaerobico di rifiuti urbani e simili

19 06 02 fanghi da trattamento anaerobico di rifiuti animali e vegetali

19 06 99 rifiuti non specificati altrimenti

19 07 00 percolato di discarica

19 07 01 percolato di discariche

19 08 00 rifiuti da impianti di trattamento delle acque reflue non specificati altrimenti

19 08 01 mondiglia

19 08 02 rifiuti di dissabbiamento (filtrazioni acque)

19 08 03 grassi ed oli da separatori olio/acqua

19 08 04 fanghi dal trattamento delle acque reflue industriali

19 08 05 fanghi di trattamento delle acque reflue urbane

19 08 06 resine di scambio ionico sature od esauste

19 08 07 soluzioni e fanghi di rigenerazione delle resine a scambio ionico

19 08 99 rifiuti non specificati altrimenti

19 09 00 rifiuti della preparazione di acqua potabile od acqua per uso commerciale

19 09 01 rifiuti di filtrazioni primarie e screenings

19 09 02 fanghi di impianti di chiarificazione delle acque

19 09 03 fanghi di impianti di decarbonatazione delle acque

19 09 04 carbone attivo esaurito

19 09 05 resine di scambio ionico sature od esauste

19 09 06 soluzioni e fanghi di rigenerazione delle resine a scambio ionico

19 09 99 rifiuti non specificati altrimenti



20 00 00 Rifiuti solidi urbani ed assimilabili da commercio, industria ed istituzioni inclusi i rifiuti della raccolta
differenziata

20 01 00 raccolta differenziata

20 01 01 carta e cartone

20 01 02 vetro

20 01 03 plastica (piccole dimensioni)

20 01 04 altri tipi di plastica

20 01 05 metallo (piccole dimensioni, es. lattine)

20 01 06 altri tipi di metallo

20 01 07 legno

20 01 08 rifiuti di natura organica utilizzabili per il compostaggio (compresi oli per frittura e rifiuti di mense e ristoranti)

20 01 09 oli e grassi

20 01 10 abiti

20 01 11 prodotti tessili

20 01 12 vernici, inchiostri, adesivi

20 01 13 solventi

20 01 14 acidi

20 01 15 rifiuti alcalini

20 01 16 detergenti

20 01 17 prodotti fotochimici

20 01 18 medicinali

20 01 19 pesticidi

20 01 20 batterie e pile

20 01 21 tubi fluorescenti ed altri rifiuti contenenti mercurio

20 01 22 aerosol

20 01 23 apparecchiature contenenti clorofluorocarburi

20 01 24 apparecchiature elettroniche (schede elettroniche)

20 02 00 rifiuti di giardini e parchi (inclusi i rifiuti provenienti da cimiteri)

20 02 01 rifiuti compostabili

20 02 02 terreno e rocce

20 02 03 altri rifiuti non compostabili

20 03 00 altri rifiuti urbani

20 03 01 rifiuti urbani misti

20 03 02 rifiuti di mercati

20 03 03 residui di pulizia delle strade

20 03 04 fanghi di serbatoi settici

20 03 05 veicoli fuori uso



(**) trattasi dell’allegato alla decisione 94/3/CE



ALLEGATO B

(previsto dall’articolo 5, comma 6)

Operazioni di smaltimento (***)

N.B. Il presente allegato intende elencare le operazioni di smaltimento come avvengono nella pratica. Ai sensi dell’articolo 4, i rifiuti
devono essere smaltiti senza pericolo per la salute dell’uomo e senza usare procedimenti o metodi che possano recare pregiudizio
all’ambiente



D1 Deposito sul o nel suolo (a esempio discarica)

D2 Trattamento in ambiente terrestre (a esempio biodegradazione di rifiuti liquidi o fanghi nei suoli)

D3 Iniezioni in profondità (a esempio iniezioni dei rifiuti pompabili in pozzi. In cupole saline o faglie geologiche naturali)

D4 Lagunaggio (a esempio scarico di rifiuti liquidi o di fanghi in pozzi, stagni o lagune, ecc.)

D5 Messa in discarica specialmente allestita (a esempio sistematizzazione in alveoli stagni separati, ricoperti o isolati gli uni dagli altri e
dall’ambiente)

D6 Scarico dei rifiuti solidi nell’ambiente idrico eccetto l’immersione

D7 Immersione, compreso il seppellimento nel sottosuolo marino

D8 Trattamento biologico non specificato altrove nel presente allegato, che dia origine a composti o a miscugli che vengono eliminati
secondo uno dei procedimenti elencati nei punti da D1 a D12

D9 Trattamento fisicochimico non specificato altrove nel presente allegato che dia origine a composti o a miscugli eliminati secondo
uno dei procedimenti elencati nei punti da D1 a D12 (a esempio evaporazione, essiccazione, calcinazione, ecc.)

D10 Incenerimento a terra

D11 Incenerimento in mare

D12 Deposito permanente (a esempio sistemazione di contenitori in una miniera, ecc.) D13 Raggruppamento preliminare prima di una
delle operazioni di cui ai punti da D1 a D12

D14 Ricondizionamento preliminare prima di una delle operazioni di cui ai punti da D1 a D13

D15 Deposito preliminare prima di una delle operazioni di cui ai punti da D1 a D14 (escluso il deposito temporaneo, prima della
raccolta, nel luogo in cui sono prodotti)



(***) Trattasi dell’allegato II A alla direttiva 91/156/CEE



ALLEGATO C

(previsto dall’articolo 6, comma 1, lettera h)

Operazioni di recupero (****)

N.B. Il presente allegato intende elencare le operazioni di recupero come avvengono nella pratica. Ai sensi dell’articolo 4, i rifiuti
devono essere recuperati senza pericolo per la salute dell’uomo e senza usare procedimenti o metodi che possano recare pregiudizio
all’ambiente



R1 Utilizzazione principale come combustibile o come altro mezzo per produrre energia

R2 Rigenerazione/recupero di solventi

R3 Riciclo/recupero delle sostanze organiche non utilizzate come solventi (comprese le operazioni di compostaggio e altre
trasformazioni biologiche)

R4 Riciclo/recupero dei metalli e dei composti metallici

R5 Riciclo/recupero di altre sostanze inorganiche

R6 Rigenerazione degli acidi o delle basi

R7 Recupero dei prodotti che servono a captare gli inquinanti

R8 Recupero dei prodotti provenienti dai catalizzatori

R9 Rigenerazione o altri reimpieghi degli oli

R10 Spandimento sul suolo a beneficio dell’agricoltura o dell’ecologia

R11 Utilizzazione di rifiuti ottenuti da una delle operazioni indicate da R1 a R10

R12 Scambio di rifiuti per sottoporli a una delle operazioni indicate da R1 a R11

R13 Messa in riserva di rifiuti per sottoporli a una delle operazioni indicate nei punti da R1 a R12 (escluso il deposito temporaneo,
prima della raccolta, nel luogo in cui sono prodotti)



(****) Trattasi dell’allegato II B alla direttiva 91/156/CEE

ALLEGATO D

(previsto dall’articolo 7, comma 4)

Rifiuti pericolosi ai sensi dell’articolo 1, paragrafo 4 della direttiva 91/689/CEE (*****)

Introduzione

1. I vari tipi di rifiuti figuranti nell’elenco sono pienamente definiti dal codice a sei cifre per i rifiuti e dalle rispettive sezioni a due cifre
e a quattro cifre.

2. L’inclusione nell’elenco non significa che il materiale o l’oggetto siano da considerarsi rifiuti in tutti i casi. L’inclusione è pertinente
soltanto quando venga soddisfatta la definizione di rifiuti ai sensi dell’articolo 1 lettera a) della direttiva 75/447/CEE, purché non si
applichi l’articolo 2, paragrafo 1, lettera b) della direttiva.

3. I rifiuti precisati nell’elenco sono soggetti alle disposizioni della direttiva 91/686/CEE, purché non si applichi l’articolo 1, paragrafo
5 della direttiva.

4. Conformemente all’articolo 1, paragrafo 4, secondo trattino della direttiva 91/689/CEE, i rifiuti, diversi da quelli elencati in appresso,
che secondo uno Stato membro presentino una o più caratteristiche indicate nell’allegato III della direttiva 91/689/CEE sono pericolosi.
Tutti questi casi saranno notificati alla Commissione e verranno esaminati in vista della modifica dell’elenco conformemente
all’articolo 18 della direttiva 75/447/CEE.

Codice CER Designazione

02 RIFIUTI PROVENIENTI DA PRODUZIONE, TRATTAMENTO E PREPARAZIONE DI ALIMENTI IN AGRICOLTURA,
ORTICOLTURA, CACCIA, PESCA ED ACQUICOLTURA

0201 RIFIUTI DELLE PRODUZIONI PRIMARIE

020105 Rifiuti agrochimici

03 RIFIUTI DELLA LAVORAZIONE DEL LEGNO E DELLA PRODUZIONE DI CARTA, POLPA CARTONE, PANNELLI E
MOBILI

0302 RIFIUTI DEI TRATTAMENTI CONSERVATIVI DEL LEGNO

030201 Prodotti per i trattamenti conservativi del legno contenenti composti organici non alogenati

030202 Prodotti per i trattamenti conservativi del legno contenenti composti organici clorurati

030203 Prodotti per i trattamenti conservativi del legno contenenti composti organo-metallici

030204 Prodotti per i trattamenti conservativi del legno contenenti composti inorganici

04 RIFIUTI DELLA PRODUZIONE CONCIARIA E TESSILE

0401 RIFIUTI DELL’INDUSTRIA DELLA LAVORAZIONE DELLA PELLE

040103 Bagni di sgrassatura esauriti contenenti solventi senza fase liquida

0402 RIFIUTI DELL’INDUSTRIA TESSILE

040211 Rifiuti contenenti composti alogenati da operazioni di confezionamento e finitura

05 RIFIUTI DELLA RAFFINAZIONE DEL PETROLIO, PURIFICAZIONE DEL GAS NATURALE E TRATTAMENTO
PIROLITICO DEL CARBONE

0501 RESIDUI OLEOSI E RIFIUTI SOLIDI

050103 Morchie e fondi di serbatoi

050104 Fanghi acidi da processi di alchilazione

050105 Perdite di olio

050107 Catrami acidi

050108 Altri catrami

0504 FILTRI DI ARGILLA ESAURITI

050401 Filtri di argilla esauriti

0506 RIFIUTI DAL TRATTAMENTO PIROLITICO DEL CARBONE

050601 Catrami acidi

050603 Altri catrami

0507 RIFIUTI DAL PROCESSO DI PURIFICAZIONE DEL GAS NATURALE

050701 Fanghi contenenti mercurio

0508 RIFIUTI DELLA RIGENERAZIONE DELL’OLIO

050801 Filtri di argilla esauriti

050802 Catrami acidi

050803 Altri catrami

050804 Rifiuti liquidi acquosi dalla rigenerazione dell’olio

060601 RIFIUTI DA PROCESSI CHIMICI INORGANICI SOLUZIONI ACIDE DI SCARTO

060101 Acido solforoso e solforico

060102 Acido cloridrico

060103 Acido fluoridrico

060104 Acido fosforoso e fosforico

060105 Acido nitroso e nitrico

060199 Rifiuti non specificati altrimenti

0602 SOLUZIONI ALCALINE

060201 Idrossido di calcio

060202 Soda

060203 Ammoniaca

060299 Rifiuti non specificati altrimenti

0603 SALI E LORO SOLUZIONI

060311 Sali e soluzioni contenenti cianuri

0604 RIFIUTI CONTENENTI METALLI

060402 Sali metallici (tranne 060300)

060403 Rifiuti contenenti arsenico

060404 Rifiuti contenenti mercurio

060405 Rifiuti contenenti altri metalli pesanti

0607 RIFIUTI DA PROCESSI CHIMICI DEGLI ALOGENI

060701 Rifiuti contenenti amianto da processi elettrolitici

060702 Carbone attivo dalla produzione di cloro

0613 RIFIUTI DA ALTRI PROCESSI CHIMICI INORGANICI

061301 Pesticidi, biocidi ed agenti conservativi del legno di natura inorganica

061302 Carbone attivo esaurito (tranne 060702)

07 RIFIUTI DA PROCESSI CHIMICI ORGANICI

0701 RIFIUTI DA PRODUZIONE, FORMULAZIONE, FORNITURA ED USO (PFFU) DI PRODOTTI CHIMICI ORGANICI
DI BASE

070101 Soluzioni acquose di lavaggio ed acque madri

070103 Solventi organici alogenati, soluzioni di lavaggio di acque madri

070104 Altri solventi organici, soluzioni di lavaggio ed acque madri

070107 Fondi di distillazione e residui di reazione alogenati

070108 Altri fondi di distillazione e residui di reazione

070109 Residui di filtrazione, assorbenti esauriti contaminati da composti organici alogenati

070110 Altri residui di filtrazione e assorbenti esauriti

0702 RIFIUTI DA PFFU DI PLASTICHE, GOMME SINTETICHE E FIBRE ARTIFICIALI

070201 Soluzioni di lavaggio e acque madri

070203 Solventi organici alogenati, soluzioni di lavaggio ed acque madri

070204 Altri solventi organici, soluzioni di lavaggio ed acque madri

070207 Fondi di distillazione e residui di reazione alogenati

070208 Altri fondi di distillazione e residui di reazione

070209 Residui di filtrazione, assorbenti esauriti contaminati da composti organici alogenati

070210 Altri residui di filtrazione, assorbenti esauriti

0703 RIFIUTI DA PFFU DI COLORANTI E PIGMENTI ORGANICI (TRANNE 061100)

070301 Soluzioni acquose di lavaggio ed acque madri

070303 Solventi organici alogenati, soluzioni di lavaggio ed acque madri

070304 Altri solventi organici, soluzioni di lavaggio ed acque madri

070307 Fondi di distillazione e residui di reazione alogenati

070308 Altri fondi di distillazione e residui di reazione

070309 Residui di filtrazione, assorbenti esauriti contaminati da composti organici alogenati

070310 Altri residui di filtrazione, assorbenti esauriti

0704 RIFIUTI DA PFFU DI PESTICIDI ORGANICI (TRANNE 020105)

070401 Soluzioni acquose di lavaggio ed acque madri

070403 Solventi organici alogenati, soluzioni di lavaggio ed acque madri

070404 Altri solventi organici, soluzioni di lavaggio ed acque madri

070407 Fondi di distillazione e residui di reazione alogenati

070408 Altri fondi di distillazione e residui di reazione

070409 Residui di filtrazione, assorbenti esauriti contaminati da composti organici alogenati

070410 Altri residui di filtrazione, assorbenti esauriti

0705 RIFIUTI DA PFFU DI PRODOTTI FARMACEUTICI

070501 Soluzioni acquose di lavaggio ed acque madri

070503 Solventi organici alogenati, soluzioni di lavaggio ed acque madri

070504 Altri solventi organici alogenati, soluzioni lavaggio ed acque madri

070507 Fondi di distillazione e residui di reazione alogenati

070508 Altri fondi di distillazione e residui di reazione

070509 Residui di filtrazione, assorbenti esauriti contaminati da composti organici alogenati

070510 Altri residui di filtrazione, assorbenti esauriti

0706 RIFIUTI DA PFFU DI CERE, GRASSI, SAPONI, DETERGENTI, DISINFETTANTI E COSMETICI

070601 Soluzioni acquose di lavaggio ed acque madri

070603 Solventi organici alogenati, soluzioni di lavaggio ed acque madri

070604 Altri solventi organici, soluzioni di lavaggio ed acque madri

070607 Fondi di distillazione e residui di reazione alogenati

070608 Altri fondi di distillazione e residui di reazione

070609 Residui di filtrazione, assorbenti esauriti contaminati da composti organici alogenati

070610 Altri residui di filtrazione, assorbenti esauriti

0707 RIFIUTI DA PFFU DI PRODOTTI DELLA CHIMICA FINE E PRODOTTI CHIMICI NON SPECIFICATI ALTRIMENTI

070701 Soluzioni acquose di lavaggio ed acque madri

070703 Solventi organici alogenati, soluzioni di lavaggio ed acque madri

070704 Altri solventi organici, soluzioni di lavaggio ed acque madri

070707 Fondi di distillazione e residui di reazione alogenati

070708 Altri fondi di distillazione e residui di reazione

070709 Residui di filtrazione, assorbenti esauriti contaminati da composti organici alogenati

070710 Altri residui di filtrazione, assorbenti esauriti

08 RIFIUTI DA PRODUZIONE, FORMULAZIONE, FORNITURA ED USO (PFFU) DI RIVESTIMENTI (PITTURE, VERNICI
E SMALTI VETRATI), SIGILLANTI E INCHIOSTRI PER STAMPA

0801 RIFIUTI DA PFFU DI PITTURE E VERNICI

080101 Pitture e vernici di scarto contenenti solventi organici alogenati

080102 Pitture e vernici di scarto contenenti solventi organici non alogenati

080106 Fanghi derivanti da operazioni di scrostatura e sverniciatura contenenti solventi alogenati

080107 Fanghi provenienti da operazioni di scrostatura e sverniciatura non contenenti solventi alogenati

0803 RIFIUTI DA PFFU DI INCHIOSTRI PER STAMPA

080301 Inchiostri di scarto contenenti solventi alogenati

080302 Inchiostri di scarto non contenenti solventi alogenati

080305 Fanghi di inchiostri contenenti solventi alogenati

080306 Fanghi di inchiostro non contenenti solventi alogenati

0804 RIFIUTI DA PFFU DI ADESIVI E SIGILLANTI (INCLUSI PRODOTTI IMPERMEABILIZZANTI)

080401 Adesivi e sigillanti di scarto contenenti solventi alogenati

080402 Adesivi e sigillanti di scarto non contenenti solventi alogenati

080405 Fanghi di adesivi e sigillanti contenenti solventi alogenati

080406 Fanghi di adesivi e sigillanti non contenenti solventi alogenati

09 RIFIUTI DELL’INDUSTRIA FOTOGRAFICA

0901 RIFIUTI DELL’INDUSTRIA FOTOGRAFICA

090101 Soluzioni di sviluppo e attivanti a base acquosa

090102 Soluzioni di sviluppo per lastre offset a base acquosa

090103 Soluzioni di sviluppo a base solvente

090104 Soluzioni di fissaggio

090105 Soluzioni di lavaggio e di lavaggio del fissatore

090106 Rifiuti contenenti argento provenienti da trattamento in loco di rifiuti fotografici

10 RIFIUTI INORGANICI PROVENIENTI DA PROCESSI TERMICI

1001 RIFIUTI DI CENTRALI TERMICHE ED ALTRI IMPIANTI TERMICI (ECCETTO 190000)

100104 Ceneri leggere di olio

100109 Acido solforico

1003 RIFIUTI DELLA METALLURGIA TERMICA DELL’ALLUMINIO

100301Catrami ed altri rifiuti contenenti carbone dalla produzione degli anodi

100303 Rifiuti di cimatura

100304 Scorie di prima fusione/scorie bianche

100307 Rivestimenti di carbone usati

100308 Scorie saline di seconda fusione

100309 Scorie nere di seconda fusione

100310Rifiuti provenienti da trattamento di scorie saline o di scorie nere

1004 RIFIUTI DELLA METALLURGIA TERMICA DEL PIOMBO

100401 Scorie (prima e seconda fusione)

100402 Incrostazioni e loppe (prima e seconda fusione)

100403 Arsenato di calcio

100404 Polveri dai gas effluenti da camino

100405 Altre polveri e particolato

100406 Rifiuti solidi derivanti dal trattamento fumi

100407 Fanghi derivanti dal trattamento fumi

1005 RIFIUTI DELLA METALLURGIA TERMICA DELLO ZINCO

100501 Scorie (di prima e seconda fusione)

100502 Scorie e residui di cimatura (di prima e seconda fusione)

100503 Polveri dai gas effluenti da camino

100505 Rifiuti solidi derivanti dal trattamento fumi

100506 Fanghi derivanti dal trattamento fumi

1006 RIFIUTI DELLA METALLURGIA TERMICA DEL RAME

100603 Polveri dai gas effluenti da camino

100605 Rifiuti provenienti da raffinazione elettrolitica

100606 Rifiuti dei trattamenti ad umido dei fumi

100607 Rifiuti dei trattamenti a secco dei fumi

11 RIFIUTI INORGANICI CONTENENTI METALLI PROVENIENTI DAL TRATTAMENTO E RICOPERTURA DI
METALLI; IDROMETALLURGIA NON FERROSA

1101 RIFIUTI LIQUIDI E FANGHI DAL TRATTAMENTO E RICOPERTURA DI METALLI (AD ESEMPIO, PROCESSI
GALVANICI, ZINCATURA, DECAPPAGGIO, INCISIONE, FOSFATAZIONE, SGRASSAGGIO CON ALCALI)

110101 Soluzioni alcaline da cianuri contenenti metalli pesanti tranne cromo

110102 Soluzioni alcaline da cianuri non contenenti metalli pesanti

110103 Rifiuti contenenti cromo da non cianuri

110105 Soluzioni acide di decappaggio

110106 Acidi non specificati altrimenti

110107 Alcali non specificati altrimenti

110108 Fanghi di fosfatazione

1102 RIFIUTI E FANGHI DA PROCESSI IDROMETALLURGICI DI METALLI NON FERROSI

110202 Rifiuti da processi idrometallurgici dello zinco (compresi jarosite, goethite)

1103 RIFIUTI E FANGHI DA PROCESSI DI TEMPRA

110301 Rifiuti contenenti cianuri

110302 Altri rifiuti

12 RIFIUTI DI LAVORAZIONE E DI TRATTAMENTO SUPERFICIALE DI METALLI E PLASTICA

1201 RIFIUTI DI LAVORAZIONE (FORGIATURA, SALDATURA, STAMPAGGIO, TRAFILATURA, SMUSSAMENTO,
PERFORAZIONE, TAGLIO, TRONCATURA E LIMATURA)

120106 Oli esauriti per macchinari contenenti alogeni (non emulsionati)

120107 Oli esauriti per macchinari non contenenti alogeni (non emulsionati)

120108 Emulsioni esauste per macchinari contenenti alogeni

120109 Emulsioni esauste per macchinari non contenenti alogeni

120110 Oli sintetici per macchinari

120111 Fanghi di lavorazione

120112 Grassi e cere esauriti

1203 RIFIUTI DI PROCESSI DI SGRASSATURA AD ACQUA E VAPORE (TRANNE 110000)

120301 Soluzioni acquose di lavaggio

120302 Rifiuti di sgrassatura a vapore

13 OLI ESAURITI (TRANNE GLI OLI COMMESTIBILI 050000 E 120000)

1301 OLI ESAURITI DA CIRCUITI IDRAULICI E FRENI

130101 Oli per circuiti idraulici contenenti PCB e PCT

130102 Altri oli per circuiti idraulici (non emulsioni) contenenti composti organici clorurati

130103 Altri oli per circuiti idraulici (non emulsioni) non contenenti composti organici clorurati

130104 Emulsioni contenenti composti organici clorurati

130105 Emulsioni non contenenti composti organici clorurati

130106 Oli per circuiti idraulici a formulazione esclusivamente minerale

130107 Altri oli per circuiti idraulici

130108 Oli per freni

1302 OLI ESAURITI DA MOTORI, TRASMISSIONI ED INGRANAGGI

130201 Oli esauriti da motore, trasmissioni ed ingranaggi contenenti composti organici clorurati

130202 Oli esauriti da motori, trasmissioni ed ingranaggi non contenenti composti organici clorurati

130203 Altri oli da motori, trasmissioni e ingranaggi

1303 OLI ISOLANTI E DI TRASMISSIONE DI CALORE ESAURITI ED ALTRI LIQUIDI

130301 Oli isolanti e di trasmissione di calore esauriti ed altri liquidi contenenti PCB e PCT

130302 Altri oli isolanti e di trasmissione di calore ed altri liquidi contenenti composti organici clorurati

130303 Oli isolanti e di trasmissione di calore ed altri liquidi non contenenti composti organici clorurati

130304 Oli isolanti e termoconduttori ed altri liquidi a formulazione sintetica

130305 Oli isolanti e termoconduttori a formulazione minerale

1304 OLI DI CALA

130401 Oli di cala da navigazione interna

130402 Oli di cala derivanti dalle fognature dei moli

130403 Oli di cala da altre navigazioni

1305 PRODOTTI DI SEPARAZIONE OLIO/ACQUA

130501 Solidi di separazione olio/acqua

130502 Fanghi di separazione olio/acqua

130503 Fanghi da collettori

130504 Fanghi o emulsioni da dissalatori

130505 Altre emulsioni

1306 ALTRI RIFIUTI OLEOSI NON SPECIFICATI ALTRIMENTI

130601 Altri rifiuti oleosi non specificati altrimenti

14 RIFIUTI DI SOSTANZE ORGANICHE UTILIZZATE COME SOLVENTI (TRANNE 070000 E 080000)

1401 RIFIUTI DI SGRASSAGGIO DI METALLI E MANUTENZIONE DI APPARECCHIATURA

140101 Clorofluorocarburi (CFC)

140102 Altri solventi alogenati e miscele solventi

140103 Altri solventi e miscele solventi

140104 Miscele acquose contenenti solventi alogenati

140105 Miscele acquose non contenenti solventi alogenati

140106 Fanghi o rifiuti solidi contenenti solventi alogenati

140107 Fanghi o rifiuti solidi non contenenti solventi alogenati

1402 RIFIUTI DALLA PULIZIA DI TESSUTI

140201 Solventi alogenati e miscele di solventi

140202 Miscele di solventi o liquidi organici non contenenti solventi alogenati

140203 Fanghi o rifiuti solidi contenenti solventi alogenati

140204 Fanghi o rifiuti solidi contenenti altri solventi

1403 RIFIUTI DELL’INDUSTRIA ELETTRONICA

140301 Clorofluorocarburi (CFC)

140302 Altri solventi alogenati

140303 Solventi o miscele di solventi non contenenti solventi alogenati

140304 Fanghi o rifiuti solidi contenenti solventi alogenati

140305 Fanghi o rifiuti solidi contenenti altri solventi

1404 RIFIUTI DA REFRIGERANTI E PROPELLENTI DI SCHIUMA/AEROSOL

140401 Clorofluorocarburi (CFC)

140402 Altri solventi alogenati e miscele di solventi

140403 Altri solventi o miscele di solventi

140404 Fanghi o rifiuti solidi contenenti solventi alogenati

140405 Fanghi o rifiuti solidi contenenti altri solventi

1405 RIFIUTI DA RECUPERO DI SOLVENTI E REFRIGERANTI (FONDI DI DISTILLAZIONE)

140501 Clorofluorocarburi (CFC)

140502 Altri solventi alogenati e miscele di solventi

140503 Altri solventi e miscele di solventi

140504 Fanghi contenenti solventi alogenati

140505 Fanghi contenenti altri solventi

16 RIFIUTI NON SPECIFICATI ALTRIMENTI NEL CATALOGO

1602 APPARECCHIATURE O PARTI DI APPARECCHIATURE FUORI USO

160201 Trasformatori o condensatori contenenti PCB o PCT

1604 RIFIUTI ESPLOSIVI DI SCARTO

160401 Munizioni di scarto

160402 Fuochi artificiali di scarto

160403 Altri rifiuti esplosivi di scarto

1606 BATTERIE ED ACCUMULATORI

160601 Accumulatori al piombo

160602 Accumulatori al nichel-cadmio

160603 Pile a secco al mercurio

160606 Elettroliti da pile e accumulatori

1607 RIFIUTI DELLA PULIZIA DI SERBATOI PER TRASPORTO E STOCCAGGIO (TRANNE 050000 E 120000)

160701 Rifiuti della pulizia di cisterne di navi contenenti prodotti chimici

160702 Rifiuti della pulizia di cisterne di navi contenenti oli

160703 Rifiuti della pulizia di vagoni cisterne ed autocisterne contenenti oli

160704 Rifiuti della pulizia di vagoni cisterne ed autocisterne contenenti prodotti chimici

160705 Rifiuti della pulizia di serbatoi di stoccaggio contenenti prodotti chimici

160706 Rifiuti della pulizia di serbatoi di stoccaggio contenenti oli

17 RIFIUTI DI COSTRUZIONI E DEMOLIZIONI (COMPRESA LA COSTRUZIONE DI STRADE)

1706 MATERIALE ISOLANTE

170601 Materiali isolanti contenenti amianto

18 RIFIUTI DI RICERCA MEDICA E VETERINARIA (TRANNE I RIFIUTI DI CUCINA E DI RISTORAZIONE CHE NON
DERIVINO DIRETTAMENTE DA LUOGHI DI CURA)

1801 RIFIUTI DA MATERNITÀ, DIAGNOSI E PREVENZIONE DELLE MALATTIE NEGLI UOMINI

180103 Altri rifiuti la cui raccolta e smaltimento richiede precauzioni in funzione della prevenzione di infezioni

1802 RIFIUTI DELLA RICERCA, DIAGNOSI, TRATTAMENTO E PREVENZIONE DELLE MALATTIE NEGLI ANIMALI

180202 Altri rifiuti la cui raccolta e smaltimento richiede precauzioni particolari in funzione della prevenzione di infezioni

180204 Sostanze chimiche di scarto

19 RIFIUTI DA IMPIANTI DI TRATTAMENTO RIFIUTI, IMPIANTI DI TRATTAMENTO ACQUE REFLUE FUORI SITO E
INDUSTRIE DELL’ACQUA

1901 RIFIUTI DA INCENERIMENTO O PIROLISI DI RIFIUTI URBANI ED ASSIMILABILI DA COMMERCIO,
INDUSTRIE ED ISTITUZIONI

190103 Ceneri leggere

190104 Polveri di caldaie

190105 Residui di filtrazione prodotti dagli impianti di trattamento dei fumi

190106 Acque reflue da trattamento dei fumi ad altre acque reflue

190107 Rifiuti solidi derivanti dal trattamento fumi

190110 Carbone attivo esaurito dal trattamento dei fumi

1902 RIFIUTI DA TRATTAMENTI CHIMICO/FISICI SPECIFICI DI RIFIUTI INDUSTRIALI (AD ESEMPIO
DECROMATAZIONE, DECIANIZZAZIONE, NEUTRALIZZAZIONE)

190201 Fanghi di idrossidi di metalli ed altri fanghi da trattamento di precipitazione dei metalli

1904 RIFIUTI VETRIFICATI E RIFIUTI DI VETRIFICAZIONE

190402 Ceneri leggere ed altri rifiuti di trattamento dei fumi

190403 Fase solida non vetrificata

1908 RIFIUTI DA IMPIANTI DI TRATTAMENTO DELLE ACQUE REFLUE NON SPECIFICATI ALTRIMENTI

190803 Grassi ed oli da separatori olio/acqua

190806 Resine di scambio ionico sature od esauste

190807 Soluzioni e fanghi di rigenerazione delle resine a scambio ionico

20 RIFIUTI SOLIDI URBANI ED ASSIMILABILI DA COMMERCIO, INDUSTRIA ED ISTITUZIONI INCLUSI I RIFIUTI
DELLA RACCOLTA DIFFERENZIATA

2001 RACCOLTA DIFFERENZIATA

200112 Vernici, inchiostri, adesivi

200113 Solventi

200117 Prodotti fotochimici

200119 Pesticidi

200121 Tubi fluorescenti ed altri rifiuti contenenti mercurio

(*****) Trattasi dell’allegato alla decisione 94/904/CE.



ALLEGATO E

(previsto dall’articolo 37, comma 1)





OBIETTIVI DI RECUPERO E DI RICICLAGGIO

entro 5 anni

Minimi Massimi

a) Rifiuti di imballaggi da - -

recuperare come materia o

come componente di energia:

in peso almeno il 50% 65%

b) Rifiuti di imballaggi da

riciclare: in peso almeno il 25% 45%

c) Ciascun materiale di imballaggio

da riciclare: in peso almeno il 15% 25%



ALLEGATO F

(previsto dall’articolo 43, comma 3)

REQUISITI ESSENZIALI CONCERNENTI LA COMPOSIZIONE E LA RIUTILIZZABILITÀ E LA
RECUPERABILITÀ (IN PARTICOLARE LA RICICLABILITÀ) DEGLI IMBALLAGGI (******)

1. Requisiti per la fabbricazione e composizione degli imballaggi

– Gli imballaggi sono fabbricati in modo da limitare il volume e il peso al minimo necessario per garantire il necessario livello di
sicurezza, igiene e accettabilità tanto per il prodotto imballato quanto per il consumatore.

– Gli imballaggi sono concepiti, prodotti e commercializzati in modo da permetterne il reimpiego o il recupero, compreso il riciclaggio,
e da ridurne al minimo l’impatto sull’ambiente se i rifiuti di imballaggio o i residui delle operazioni di gestione dei rifiuti di
imballaggio sono smaltiti.

– Gli imballaggi sono fabbricati in modo che la presenza di metalli nocivi e di altre sostanze e materiali pericolosi come costituenti del
materiale di imballaggio o di qualsiasi componente dell’imballaggio sia limitata al minimo con riferimento alla loro presenza nelle
emissioni, nelle ceneri o nei residui di lisciviazione se gli imballaggi o i residui delle operazioni di gestione dei rifiuti di imballaggio
sono inceneriti o interrati.

2. Requisiti per la riutilizzabilità di un imballaggio

I seguenti requisiti devono essere soddisfatti simultaneamente:

– le proprietà fisiche e le caratteristiche dell’imballaggio devono consentire una serie di spostamenti o rotazioni in condizioni di
impiego normalmente prevedibili;

– possibilità di trattare gli imballaggi usati per ottemperare ai requisiti in materia di salute e di sicurezza dei lavoratori;

– osservanza dei requisiti specifici per gli imballaggi recuperabili se l’imballaggio non è più utilizzato e diventa quindi un rifiuto.

3. Requisiti per la recuperabilità di un imballaggio

a) Imballaggi recuperabili sotto forma di riciclaggio del materiale

L’imballaggio deve essere prodotto in modo tale da consentire il riciclaggio di una determinata percentuale in peso del materiali usati,
nella fabbricazione di prodotti commerciabili, rispettando le norme in vigore nella Comunità europea. La determinazione di tale
percentuale può variare a seconda del tipo di materiale che costituisce l’imballaggio.

b) Imballaggi recuperabili sotto forma di recupero di energia

I rifiuti di imballaggio trattati a scopi di recupero energetico devono avere un valore calorifico minimo inferiore per permettere di
ottimizzare il recupero energetico.

c) Imballaggi recuperabili sotto forma di compost

I rifiuti di imballaggio trattati per produrre compost devono essere sufficientemente biodegradabili in modo da non ostacolare la
raccolta separata e il processo o l’attività di compostaggio in cui sono introdotti.

d) Imballaggi biodegradabili

I rifiuti di imballaggio biodegradabili devono essere di natura tale da poter subire una decomposizione fisica, chimica, termica o
biologica grazie alla quale la maggior parte del compost risultante finisca per decomporsi in biossido di carbonio, biomassa e acqua.

(******) Trattasi dell’allegato II alla direttiva 94/62/CE.



ALLEGATO G

CATEGORIE O TIPI GENERICI DI RIFIUTI PERICOLOSI ELENCATI IN BASE ALLA LORO NATURA O
ALL'ATTIVITA' CHE LI HA PRODOTTl (*) (I RIFIUTI POSSONO PRESENTARSI SOTTO FORMA DI LIQUIDO, DI
SOLIDO O DI FANGO)

Allegato G-1

Rifiuti che presentano una qualsiasi delle caratteristiche elencate nell'allegato I e che consistono in:

1. Sostanze anatomiche: rifiuti di ospedali o provenienti da altre attivita' mediche

2. Prodotti farmaceutici, medicinali, prodotti veterinari

3. Prodotti per la protezione del legno

4. Biocidi e prodotti fitosanitari

5. Residui di prodotti utilizzati come solventi

6. Sostanze organiche alogenate non utilizzate come solventi, escluse le sostanze polimerizzate inerti

7. Sali per rinvenimento contenenti cianuri

8. Oli e sostanze oleose minerali (ad esempio fanghi di lavorazione, ecc.)

9. Miscugli olio/acqua o idrocarburo/acqua, emulsioni

10. Sostanze contenenti PCB e/o PCT (ad esempio isolanti elettrici, ecc.)

11. Sostanze bituminose provenienti da operazioni di raffinazione, distillazione o pirolisi (ad esempio residui di distillazione, ecc.)

12. Inchiostri, coloranti, pigmenti, pitture, lacche, vernici

13. Resine, lattici, plastificanti, colle/adesivi

14. Sostanze chimiche non identificate e/o nuove provenienti da attivita' di ricerca, di sviluppo o di insegnamento, i cui effetti sull'uomo
e/o sull'ambiente non sono noti (ad esempio rifiuti di laboratorio, ecc.)

15. Prodotti pirotecnici e altre sostanze esplosive

16. Prodotti di laboratori fotografici

17. Qualunque materiale contaminato da un prodotto della famiglia dei dibenzofurani policlorurati

18. Qualunque materiale contaminato da un prodotto della famiglia delle dibenzoparadiossine policlorurate

Allegato G-2

Rifiuti contenenti uno qualunque dei costituenti elencati nell'allegato H, aventi una delle caratteristiche elencate nell'allegato I e
consistenti in:

19. Saponi, corpi grassi, cere di origine animale o vegetale

20. Sostanze organiche non alogenate non utilizzate come solventi

21. Sostanze inorgarniche senza metalli ne' composti metallici

22. Scorie e/o ceneri

23. Terre, argille o sabbie, compresi i fanghi di dragaggio

24. Sali per rinvenimento non contenenti cianuri

25. Polveri metalliche

26. Materiali catalitici usati

27. Liquidi o fanghi contenenti metalli o composti metallici

28. Rifiuti provenienti da trattamenti disinquinanti (ad esempio: polveri di filtri dell'aria, ecc.) salvo quelli previsti ai punti 29, 30 e 33

29. Fanghi provenienti dal lavaggio di gas

30. Fanghi provenienti dagli impianti di depurazione dell'acqua

31. Residui da decarbonazione

32. Residui di colonne scambiatrici di ioni

33. Fanghi residuati non trattati o non utilizzabili in agricoltura

34. Residui della pulitura di cisterne e/o di materiale

35. Materiale contaminato

36. Recipienti contaminati (ad esempio: imballaggi, bombole di gas, ecc.) che abbiano contenuto uno o piu' dei costituenti elencati
nell'allegato H

37. Accumulatori e pile elettriche

38. Oli vegetali

39. Oggetti provenienti da una raccolta selettiva di rifiuti domestici e aventi una delle caratteristiche elencate nell'allegato I

40. Qualunque altro rifiuto contenente uno qualunque dei costituenti elencati nell'allegato H e aventi una delle caratteristiche elencate
nell'allegato I

_________

(*) Alcune ripetizioni rispetto alle voci dell'allegato H sono fatte intenzionalmente.



ALLEGATO H

COSTITUENTI CHE RENDONO PERICOLOSI I RIFIUTI DELL'ALLEGATO G-2 QUANDO TALI RIFIUTI
POSSIEDONO LE CARATTERISTICHE DELL'ALLEGATO I (*)

Rifiuti aventi come costituenti:

C1 Berillio, composti del berillio

C2 Composti del vanadio

C3 Composti del cromo esavalente

C4 Composti del cobalto

C5 Composti del nickel

C6 Composti del rame

C7 Composti dello zinco

C8 Arsenico, composti dell'arsenico

C9 Selenio, composti del selenio

C10 Composti dell'argento

C11 Cadmio, composti del cadmio

C12 Composti dello stagno

C13 Antimonio, composti dell'antimonio

C14 Tellurio, composti del tellurio

C15 Composti del bario, ad eccezione del solfato di bario

C16 Mercurio, composti del mercurio

C17 Tallio, composti del tallio

C18 Piombo, composti del piombo

C19 Solfuri inorganici

C20 Composti inorganici del fluoro, escluso il fluoruro di calcio

C21 Cianuri inorganici

C22 I seguenti metalli alcalini o alcalinoterrosi: litio, sodio, potassio, calcio, magnesio sotto forma non combinata

C23 Soluzioni acide o acidi sotto forma solida

C24 Soluzioni basiche o basi sotto forma solida

C25 Amianto (polvere e fibre)

C26 Fosforo, composti del fosforo esclusi i fosfati minerali

C27 Metallocarbonili

C28 Perossidi

C29 Clorati

C30 Perclorati

C31 Azoturi

C32 PCB e/o PCT

C33 Composti farmaceutici o veterinari

C34 Biocidi e sostanze fitosanitarie (ad esempio antiparassitari, ecc.)

C35 Sostanze infettive

C36 Oli di creosoto

C37 Isocianati, tiocianati

C38 Cianuri organici (ad esempio: nitrilli, ecc.)

C39 Fenoli, composti fenolati

C40 Solventi alogenati

C41 Solventi organici, esclusi i solventi alogenati

C42 Composti organoalogenati, escluse le sostanze polimerizzate inerti e le altre sostanze indicate nel presente allegato

C43 Composti aromatici, composti organici policiclici ed eterociclici

C44 Ammine alifatiche

C45 Ammine aromatiche

C46 Eteri

C47 Sostanze di carattere esplosivo, escluse le sostanze indicate in altri punti del presente allegato

C48 Composti organici dello zolfo

C49 Qualsiasi prodotto della famiglia dei dibenzofurani policlorati

C-50 Qualsiasi prodotto della famiglia delle dibenzoparadiossine policlorate

C51 Idrocarburi e loro composti ossigenati azotati e/o solforati non altrimenti indicati nel presente allegato

__________

(*) Alcune ripetizioni rispetto ai tipi generici di rifiuti pericolosi dell'allegato G sono fatte intenzionalmente.



ALLEGATO I

CARATTERISTICHE DI PERICOLO PER I RIFIUTI





H1 "Esplosivo": sostanze e preparati che possono esplodere per effetto della fiamma o che sono sensibili agli urti e agli attriti piu' del
dinitrobenzene;

H2 "Comburente": sostanze e preparati che, a contatto con altre sostanze, soprattutto se infiammabili, presentano una forte reazione
esotermica;

H3 - A "Facilmente infiammabile": sostanze e preparati:

- liquidi il cui punto di infiammabilita e' inferiore a 21 C (compresi i liquidi estremamente infiammabili), o

- che a contatto con l'aria, a temperatura ambiente e senza apporto di energia, possono riscaldarsi e infiammarsi, o

- solidi che possono facilmente infiammarsi per la rapida azione di una sorgente di accensione e che continuano a bruciare o a
consumarsi anche dopo l'allontanamento della sorgente di accensione, o

- gassosi che si infiammano a contatto con l'aria a pressione normale, o

- che, a contatto con l'acqua o l'aria umida, sprigionano gas facilmente infiammabili in quantita' pericolose;

H3 - B "Infiammabile": sostanze e preparati liquidi il cui punto di infiammabilita' e' pari o superiore a 21 C e inferiore o pari a 55 C;

H4 "Irritante": sostanze e preparati non corrosivi il cui contatto immediato, prolungato o ripetuto con la pelle o le mucose puo'
provocare una reazione infiammatoria;

H5 "Nocivo": sostanze e preparati che, per inalazione, ingestione o penetrazione cutanea, possono comportare rischi per la salute di
gravita' limitata;

H6 "Tossico": sostanze e preparati (comprese le sostanze e i preparati molto tossici) che, per inalazione, ingestione o penetrazione
cutanea, possono comportare rischi per la salute gravi, acuti o cronici e anche la morte;

H7 "Cancerogeno": sostanze e preparati che, per inalazione, ingestione o penetrazione cutanea, possono produrre il cancro o
aumentarne la frequenza;

H8 "Corrosivo": sostanze e preparati che, a contatto con tessuti vivi, possono esercitare su di essi un'azione distruttiva;

H9 "Infettivo": sostanze contenenti microrganismi vitali o loro tossine, conosciute o ritenute per buoni motivi come cause di malattie
nell'uomo o in altri organismi viventi;

H10 "Teratogeno": sostanze e preparati che, per inalazione, ingestione o penetrazione cutanea, possono produrre malformazioni
congenite non ereditarie o aumentarne la frequenza;

H11 "Mutageno": sostanze e preparati che, per inalazione, ingestione o penetrazione cutanea, possono produrre difetti genetici ereditari
o aumentarne la frequenza;

H12 Sostanze e preparati che, a contatto con l'acqua, l'aria o un acido, sprigionano un gas tossico o molto tossico;

H13 Sostanze e preparati suscettibili, dopo eliminazione, di dare origine in qualche modo ad un'altra sostanza, ad esempio ad un
prodotto di lisciviazione avente una delle caratteristiche sopra elencate;

H14 "Ecotossico": sostanze e preparati che presentano o possono presentare rischi immediati o differiti per uno o piu' settori
dell'ambiente.

Note.

1. L'attribuzione delle caratteristiche di pericolo "tossico" (e "molto tossico"), "nocivo", "corrosivo" e "irritante" e' effettuata secondo i
criteri stabiliti nell'allegato VI, parte I.A e parte II.B della direttiva 67/548/CEE del Consiglio, del 27 giugno 1967, concernente il
ravvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative relative alla classificazione, all'imballaggio e
all'etichettatura delle sostanze pericolose, nella versione modificata dalla direttiva 79/831/CEE del Consiglio.

2. Per quanto concerne l'attribuzione delle caratteristiche "cancerogeno", "teratogeno" e "mutageno" e riguardo all'attuale stato delle
conoscenze, precisazioni supplementari figurano nella guida per la classificazione e l'etichettatura di cui all'allegato VI (parte II D) della
direttiva 67/548/CEE, nella versione modificata dalla

direttiva 83/467/CEE della Commissione.

Metodi di prova.

I metodi di prova sono intesi a conferire un significato specifico alle definizioni di cui all'allegato I.

I metodi da utilizzare sono quelli descritti nell'allegato V della direttiva 67/548/CEE, nella versione modificata dalla direttiva
84/449/CEE della Commissione o dalle successive direttive della Commissione che adeguano al progresso tecnico la direttiva
67/548/CEE. Questi metodi sono basati sui lavori e sulle raccomandazioni degli organismi internazionali competenti, in particolare su
quelli dell'OCSE.